Eurozona. Dati sull’inflazione rispettano le attese

Giornata fitta di dati sull’inflazione quella odierna. Dall’eurozona alla Gran Bretagna (all’insegna delle stabilità) fino al Canada dove l’inflazione tocca i massimi a dieci anni. Ma ci sono anche segnali interessanti dalla Germania e le decisioni di S&P e Fitch sull’outlook UK. Di questo e di altro parliamo nella K Briefing di metà settimana.

Germania, sentiment migliora. L’indice Ifo sul clima economico migliora a dicembre e batte le attese. A migliorare non sono soltanto le aspettative future ma, dato interessante, la percezione dello stato attuale dell’economia. Altri piccoli segnali di “fine bottom” che però non dovrebbero salvare l’economia teutonica da una crescita prossima allo zero nel quarto trimestre 2019. Maggiori speranze per i primi tre mesi del 2020.

Tanti dati sull’inflazione. Molti i dati rilasciati oggi sull’andamento dei prezzi nel mese di novembre. Particolarmente interessante il dato sull’eurozona visto che ad inizio del mese scorso è ripreso il piano di riacquisto titoli, arma utilizzata dalla BCE proprio per ridare stimolo ai prezzi. L’inflazione core su base annua, il parametro monitorato dalla banca centrale, sale a +1.3% come da attese. Su base mensile i prezzi sono però scesi di mezzo punto percentuale. Il dato complessivo, che contiene quindi anche alimentari ed energia, segna +1% anno su anno e -0.3% mensile. Tutti dati in linea con le attese degli analisti.

UK, dati sull’inflazione stabili, prezzi alla produzione ancora giù. Segnali contrastanti per i prezzi di beni e servizi inglesi. Alla produzione continua la fase di deflazione con i prezzi di input e output entrambi in contrazione. I prezzi al consumo si mantengono stabili, a novembre guadagnano un decimale portandosi al +1.5% su base annua e +0.2% su base mensile. Ulteriori pezze d’appoggio per chi reputa che la BoE, domani, lascerà i tassi invariati.

UK, S&P e Fitch migliorano l’outlook ma. Le due agenzie di rating migliorano la loro valutazione di breve termine sull’economia inglese. Tra le motivazioni, si legge, la minor probabilità di un no deal. Per le agenzie, la rigida deadline dichiarata dal governo per la fine della fase transitoria verrà presto abbandonata e sarà garantita un’estensione del periodo di trattativa. Il no extend di cui vi raccontavamo lunedì, la grande incertezza che ancora aleggia sulla Brexit.

Russia, disoccupazione ferma, vendite in aumento. Dati positivi quelli che oggi arrivano da Mosca. Le vendite al dettaglio in novembre sono aumentate oltre le attese +2,3% contro attese dell’1,2% di incremento. La disoccupazione rimane ferma al 4,6% mentre i salari reali ad ottobre erano cresciuti del 3,8% su base annua, meglio delle attese.

Canada, l’inflazione c’è. L’inflazione core canadese torna sui livelli del 2009 e lancia segnali di sfida alla politica monetaria. Il dato complessivo, con alimentari e gasolio, si fissa al +2.2% su base annua, nono mese consecutivo con un rialzo uguale o superiore al +1.9%. La Banca centrale predica pazienza, considerava plausibile un aumento momentaneo dei prezzi e rimanderà ogni decisione alla prima parte del 2020.

Giappone, giù export. -15.7% su base annua a novembre, questo il dato delle importazioni giapponesi. Rallentano anche le esportazione (-7.9%) – 12° mese di fila con il segno negativo – ma meno del previsto. Il bilancio è un segno meno per 82,1 miliardi di yen, in peggioramento dal dato precedente ma molto al di sotto delle attese (-369 miliardi).

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Foto di ElasticComputeFarm

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