Notizie e mercati finanziari. Un legame sempre più stretto

La diffusione di internet ed il fenomeno dei social networks hanno significativamente modificato il mondo dell’informazione. Tra le conseguenze anche un deciso cambiamento del rapporto tra notizie e mercati finanziari.

Negli anni in cui Eugene Fama conduceva i suoi studi, che saranno alla base del modello di efficienza dei mercati, internet si chiamava Arpanet e collegava tra loro 23 computer in tutto (1971). Il premio nobel, come abbiamo avuto modo di scrivere qualche tempo fa, catalogava l’efficienza di un mercato finaziario in base alla quantità e qualità di informazioni a disposizione degli operatori.

Non c’è dubbio che la diffusione della rete e la nascita di “piazze” virtuali, come i social network, hanno notevolmente aumentato la quantità di notizie a disposizione degli operatori finanziari, con velocità di diffusione sempre maggiore. Sul fronte della qualità, invece, la tecnologia ha mostrato molte lacune. Negli ultimi anni si è assistito, ad esempio, alla crescita del cosiddetto fenomeno delle “fake news”, punta di un iceberg, ovvero la manipolazione delle informazioni, che minaccia sia la politica che l’economia.

Proprio lo stretto legame tra notizie e mercati finanziari è oggetto di studio da molti anni. Alla ricca letteratura in materia si è aggiunto un interessante report del Fondo Monetario Internazionale.

Lo studio parte da una considerazione di base. Il mondo dell’informazione, attraverso le notizie che fornisce, influenza il comportamento degli operatori finanziari. Istantaneità delle notizie ed apertura progressiva di molti mercati finanziari di economie emergenti sono i fattori che hanno amplificato le conseguenze di questa importantissima relazione.

Samuel P. Fraiberger, Do Lee, Damien Puy e Romain Ranciere hanno costruito un modello di valutazione dell’impatto delle notizie sui prezzi degli strumenti finanziari. I ricercatori del Fondo Monetario Internazionale hanno scandagliato oltre 4 milioni di articoli, dal 1995 al 2015, alla ricerca di parole chiave in grado di permettere di catalogare le notizie in “bullish” – positive per il mercato e “bearish” – negative per il mercato.

In questo modo i ricercatori hanno potuto individuare il sentimento prevalente tra i media e confrontarlo con quello presente, nello stesso periodo, sul mercato finanziario, prima quello statunitense e poi internazionale. La relazione che ne esce è molto stretta e presenta alcune interessanti particolarità.

Per prima cosa lo studio ci dice che la durata dell’influenza delle notizie sui mercati finanziari dipende dal loro tenore. Gli effetti benefici sui prezzi delle notizie positive tendono a scemare prima di quelli derivanti da notizie negative. I ricercatori hanno anche verificato che le notizie locali, che riguardano singoli paesi, incidono meno e per meno tempo rispetto a notizie di carattere internazionale. Il tono dei media non influenza solo i prezzi ma anche i flussi di capitale, la ricerca dimostra infatti come ad un cambio di sentimento nei media corrisponda una forte risposta dei flussi di investimento in uscita ed entrata nei fondi di investimento.

In fasi di mercato “orso” l’impatto delle notizie si amplifica fino a quattro volte rispetto a quanto accade in una fase “toro” dei mercati. A conferma della maggiore sensibilità degli investitori in particolari frangenti, caratterizzati da picchi di volatilità.

Le implicazione di questi studi sono molteplici. Ci portano a chiederci quanto valga il potere dell’informazione ed in che mani sia concentrato; come sia regolamentato e quali filtri si possano utilizzare per setacciare le notizie fondate, rendendo inoffensive le fake news. Tutte domande che un investitore attento non può non farsi.

Foto di Michael Gaida

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