Incertezza, il grande freno dell’economia

Le imprese vivono e si sviluppano attorno a piani industriali che guardano a come sarà il loro mercato da qui a 4/5 anni. Programmare investimenti significa analizzare gli scenari. E se a vincere è l’incertezza, si frena.

L’incertezza è la cifra di questo periodo. Investitori ed imprenditori rimangono alla finestra cercando di capire come evolverà l’intricata questione dazi, che tipo di Brexit ci attende, quali saranno i nuovi assetti politici dell’Europa. Perchè tutto diventa economia e non vi è situazione più paralizzante, per un imprenditore, dell’impossibilità di decifrare cosa succederà nel futuro prossimo e, di conseguenza, indirizzare gli investimenti.

Qualche giorno fa sono uscite le conclusioni di un’interessante ricerca condotta dalla società americana Gartner. Analizzando le comunicazioni che hanno accompagnato i risultati dell’ultimo trimestre 2018, si scopre come molte delle grandi aziende mondiali stiano già ragionando – e comportandosi – in funzione di un periodo di recessione. E questo malgrado i numeri e le previsioni dicano che, almeno per gli USA, la crescita continuerà.

L’incertezza ha preso il sopravvento. Una navigazione a vista che induce, come osservano in Gartner, a mettere le mani avanti, a prepararsi in anticipo ad una fase di stanca per evitare di esserne travolti all’improvviso.

La cartina al tornasole di questo clima di incertezza globale sono gli investimenti, per loro natura proiettati nel futuro e fortemente condizionati dal clima economico e dalle aspettative. Nei paesi OECD la loro crescita è in rallentamento. Negli USA la previsione di crescita degli investimenti globali è del 4,2% nel 2019 e del 3.8% nel 2020. Un punto abbondante in meno rispetto al 2018. In Italia le previsioni di crescita degli investimenti sono ancora più deboli. Dal 4,3% del 2018 al 2,8% del 2020.

L’incertezza fa male all’economia ma sembra corroborare certa politica. Un cortocircuito che potrebbe presto presentare il conto.

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