Sell in May and go away? Forse si

Sell in May and go away” è sicuramente una delle frasi più celebri legate alla borsa di Wall Street. Alleggerire le posizioni azionarie in maggio per evitare la storica (statisticamente parlando) volatilità del semestre maggio-settembre e rientrare in tempo per il rally di fine anno.

Se prendessimo in considerazione il periodo 1950-2013 vedremmo come il detto, che fa da titolo al nostro post, rappresentava una buona sintesi di un andamento statistico. Il periodo maggio-ottobre del Dow Jones Industrial Average – nell’arco temporale preso in considerazione – ha fruttato mediamente un modestissimo +0,3%. Negli stessi 63 anni di storia azionaria, il periodo Novembre-Aprile metteva a segno una media del +7,5%.  (analisi Forbes)

Gli ultimi 5 anni hanno strapazzato un po’ la regola che per molti può, oramai, essere messa in un cassetto. Basti pensare che il Nasdaq è salito, da giugno 2016 a gennaio 2018, del 55%.  I dati elaborati dal Wall Street Journal ci dicono addirittura che, nell’ultimo lustro, il periodo Maggio-Ottobre ha dato più frutti rispetto al periodo Novembre-Aprile.

Fermo restando che un investitore consapevole, con un orizzonte di lungo periodo, non deve certo fare riferimento a questo tipo di strategie, per i cultori del “breve periodo” è piuttosto interessante notare come la regola del “Sell in May” abbia un rapporto stretto con il ciclo politico americano. A ricordarcelo un bell’articolo di Marketwatch che riprende i dati dello Stock Trader’s Almanac.

Guardando alle serie storiche sia lo S&P500 che il Nasdaq tendono, nel fatidico mese di maggio, ad avere un peggioramento delle loro performance in corrispondenza degli anni delle midterm elections. Lo S&P500 ha, in media, perso lo 0,9% negli anni di elezioni a medio termine rispetto ad una media del +0,2%. Ancora più sensibile lo scarto per il Nasdaq.

Al di là delle statistiche il dato che pare quasi certo è quello relativo alla volatilità. I sei mesi che stanno per iniziare sono, storicamente, i più volatili e le elezioni di medio termine negli Stati Uniti tendono a renderli ancora più “bizzosi”.

 

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