Italia, cala la disoccupazione ma anche l’occupazione. Il problema inattivi.

I dati diffusi oggi dall’Istat sulla situazione occupazionale italiana in luglio fanno emergere, tra luci ed ombre, due problemi costanti e decisivi: disoccupazione giovanile ed inattivi.

11,4%, questa è la percentuale complessiva di disoccupati in Italia, poco meno del doppio rispetto a quella tedesca (6,1%) e di poco superiore a quello medio della Zona Euro (10,1%).  Un dato in calo rispetto al mese precedente (lo 0,1% in meno. Il tasso di occupazione è invece fissato al 57,3% in calo rispetto al mese precedente e con il segno meno dopo 4 mesi di crescita. La diminuzione di occupati e di disoccupati si spiega con l’aumento della terza variabile, quella degli inattivi ossia persone che hanno smesso di cercare lavoro.

A scorrere i dati l’occhio cade inevitabilmente sui segni meno condensati soprattutto nelle fasce di età più giovani (15-24 anni): 4 giovani su 10 non hanno un lavoro, dato in aumento rispetto al mese di giugno di ben 2 punti percentuali. Cresce invece l’occupazione per gli ultra 50enni.

È un mercato del lavoro ancora confuso quello che esce dalla rappresentazione mensile dell’istituto nazionale di statistica, le nuove dinamiche pensionistiche e le persistenti incertezze sulla ripresa economica rendono rigido il mercato in entrata per le fasce di popolazione più giovane ed allungano la permanenza sul posto di lavoro per gli ultra 50enni. Tassi di turnover bassi e pochi posti di lavoro nuovi creati dalla congiuntura rischiano di diventare problemi cronici difficilmente trattabili per via legislativa, aggredibili, per lo più indirettamente, per via fiscale. La prossima legge di stabilità dovrà cercare di dare nuova energia al sistema cercando da un lato di non disperdere risorse in mille rivoli e dall’altro di evitare strategie di breve periodo da parte dei possibili beneficiari di misure espansive. Favorire la domanda (lavoratori e pensionati) o l’offerta (aziende)? Visti i dati dell’inflazione e la pochezza dei consumi potrebbe essere più proficuo un intervento sul lato della domanda.

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