Cosa succede in Bulgaria?

Una corsa agli sportelli bancari in stile greco o cipriota a seguito di anonimi e falsi messaggi arrivati ai correntisti delle due principali banche del paese.Giugno 2014. Gli ispettori dell’FMI se ne vanno soddisfatti da Sofia annunciando: “il sistema bancario è solido e liquido”.  Ma qualcosa di molto strano sta per accadere in questo paese dai conti solidi (debito/pil al 20%, deficit/pil al 2%) ma con un sistema finanziario legato in maniera estrema agli afflussi di capitali esteri.

Verso fine giugno qualcosa scuote la terza e la quarta più grande banca commerciale del paese, rispettivamente la FIB (First Investment Bank) e la CCB (Corporate Commercial Bank).

Il General Representative del maggiore azionista della CCB, Tsvetan Vassilev, ci informa che:

La banca Corpbank of Sofia è stata oggetto di un attacco da parte di un nostro cliente, Delyan Peevski, che prima ha ritirato i soldi dalla banca e poi ha scatenato una falsa campagna stampa denigratoria contro la banca. Il sig. Peevski ha il controllo dell’85% dei media in Bulgaria.

Inizia la corsa agli sportelli e la banca in pochi giorni si ritrova con i depositi ridotti del 20% e diverse filiali costrette a chiudere.  La situazione costringe la banca centrale bulgara ad intervenire prendendo il controllo della CCB (per tre mesi) e sospendendone l’operatività il 20 di giugno.

Passa appena una settimana ed una grana analoga scoppia alla FIB, il 27 giugno i correntisti prelevano qualcosa come 800 milioni di lev, circa 400 milioni di euro. Qui le autorità cercano di spegnere il fuoco sul nascere eseguendo anche degli arresti. Alla base della corsa al ritiro delle somme depositate nella FIB una serie di email e post sui social networks nei quali si affermava che i depositi non erano sicuri e che la banca era sull’orlo del baratro.

Alla lettura di tali messaggi la memoria dei correntisti bulgari è corsa così subito al 1996, quando una violenta crisi bancaria mandò a gambe all’aria  ben 14 banche. In soccorso delle autorità bulgare, impossibiliate a fermare l’ondata di panico, viene l’UE con l’approvazione di una linea di credito statale straordinaria di 1,7 miliardi di euro a favore del sistema bancario bulgaro.

Ora la situazione sembra tornata sotto controllo ma rimangono sul tappeto alcuni grossi problemi. La Bulgaria sta vivendo una difficilissima fase politica con l’attuale premier Oresharski – pesantemente contestato per la diffusa corruzione nel paese – che ha annunciato lo scioglimento del Parlamento e nuove elezioni in ottobre. L’economia inoltre si mantiene debole con la persistenza di una fase deflattiva (-0.8% y/y i prezzi nel 2014)  e la marcata dipendenza dall’afflusso di capitali esteri.

La fiducia dei cittadini bulgari nelle istituzioni e prossima allo zero e sono bastati dei messaggi anomini per generare il panico e far rischiare la catastrofe bancaria al paese. Un precedente inquietante su cui occorrerà fare chiarezza, un episodio di terrorismo finanziario che le autorità locali ed europee sono riuscite ad affrontare con una buona velocità; un’altra falla in una unione europea che continua ad imbarcare stati con fragilità sistemiche e politiche spesso imbarazzanti.

 

 

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