Altra settimana ricca di notizie economiche quella dal 10 al 16 ottobre 2026. In Italia si parla di manovra finanziaria mentre Unicredit incassa l’autorizzazione BCE ad aumentare la quota in Commerzbank. In Europa continua il confronto con la Cina sui rapporti commerciali, mentre in Gran Bretagna si ipotizza una tassa sulle banche. Negli Stati Uniti il deficit vola al 6% del PIL; anche l’auto di Musk vola, ma lui pensa a creare un clone di Amazon. E tra gli analisti, intanto, colpisce la mossa dei fondatori di CoreWeave di vendere azioni. Tonfo della borsa in Indonesia, con l’MSCI che vuole rimuovere l’etichetta di mercato emergente.
Italia. Unicredit assalto finale a Commerzbank. Suggestioni di manovra.
Giovedì 15 ottobre la BCE ha autorizzato UniCredit a superare il 30% di Commerzbank e ad aumentare ancora la quota, senza limiti massimi. L’istituto guidato da Andrea Orcel, già intorno al 48% del capitale, prevede di chiudere i passaggi regolamentari verso fine anno. A quel punto avrebbe circa il 50% dei diritti di voto e quindi il controllo della banca tedesca. Orcel punta poi a rinnovare il consiglio di sorveglianza e, in seguito, i vertici.
Il governo ha poi inviato a Bruxelles il Documento programmatico di bilancio. La manovra vale 23,5 miliardi. Circa 5 arriveranno da banche e assicurazioni, altrettanti andranno al potere d’acquisto delle famiglie, 4,5 alla difesa, 2,4 alla sanità e 6 a imprese e infrastrutture. Il deficit, atteso al 2,9% del Pil nel 2026, risalirebbe al 3,4% nel 2027 per poi scendere al 3,2% nel 2028. Il debito passerebbe dal 138,1% al 138,5%. Il governo conta sulla clausola nazionale di salvaguardia europea per le spese di difesa e sicurezza energetica. Il disegno di legge di bilancio dipenderà quindi dal confronto con la Commissione.
Europa, tensioni con la Cina
Da Bangkok, dove si tengono le assemblee annuali di FMI e Banca Mondiale, sono arrivati i segnali più seguiti sulla BCE. Mercoledì Christine Lagarde ha detto che l’inflazione, spinta soprattutto dall’energia, non mostra ancora effetti di secondo impatto su salari e prezzi, ma che quando si vedono è troppo tardi per intervenire. Ha anche smorzato le attese di un sostegno della BCE ai titoli francesi: la soluzione, ha ricordato, sta nelle politiche di bilancio di Parigi. Venerdì il presidente della Bundesbank Joachim Nagel ha dichiarato che, dopo i due rialzi già decisi, non si può escludere di dover intervenire ancora se il quadro resterà invariato. Il tasso sui depositi è al 2,5% dopo gli aumenti di giugno e settembre, e l’inflazione dell’area euro a settembre è salita al 3,8%. I mercati scontano un nuovo ritocco a dicembre. Il lituano Gediminas Šimkus ha lasciato aperta anche la possibilità di una mossa già alla riunione del 29 ottobre.
Resta alta la tensione con Pechino sull’export. Venerdì 16 la Cina ha proposto di inserire nuove tecnologie del fotovoltaico (12 in tutto, dal polisilicio alle celle) tra quelle a esportazione vietata o limitata, con una registrazione preventiva già obbligatoria da quel giorno. Nelle stesse ore, secondo il South China Morning Post, al termine del vertice dei leader, Bruxelles ha confermato di voler creare uno strumento per escludere “immediatamente” la Cina dal mercato unico. Pechino ha risposto che l’Europa non deve illudersi di ottenere vantaggi con la pressione. Sullo sfondo c’è il 10 novembre, data in cui scade la sospensione, estesa anche all’Ue, delle restrizioni sulle terre rare decise nell’ottobre 2025.
Regno Unito, tassiamo le banche?
Il Guardian ha riportato giovedì che il cancelliere dello Scacchiere John Healey sarebbe pronto ad aumentare le imposte sulle banche nella manovra d’autunno, attesa il 28 ottobre. Per ora è un’indiscrezione, senza dettagli verificati su strumento e importo. Ma tanto è bastato per mettere sotto pressione i titoli bancari: venerdì Lloyds ha perso il 2,2%. Le banche britanniche pagano già una sovrattassa del 3% sopra l’aliquota ordinaria del 25%. Secondo UK Finance il prelievo complessivo sul settore è del 46,4%, contro il 38,9% di Francoforte e il 27,9% di New York.
Stati Uniti, trimestrali così così, Musk vola ma il deficit USA di più!
La stagione delle trimestrali è partita martedì 13 con le grandi banche, e i risultati sono stati disomogenei. Goldman Sachs ha chiuso con un utile netto di 5,29 miliardi (+29%), trainata dai ricavi dell’azionario saliti del 72% a 6,44 miliardi. JPMorgan ha invece deluso: utile per azione rettificato di 5,75 dollari contro 5,94 attesi, per la debolezza delle obbligazioni. Citigroup ha battuto le stime (2,85 dollari per azione, utile +40%). Bank of America ha annunciato una multa da 1,2 miliardi per carenze sull’antiriciclaggio e sulle sanzioni.
Giovedì sera, al sito di prove di SpaceX a McGregor, in Texas, Tesla ha presentato la nuova Roadster, con produzione annunciata per il 2028. Più che di volo si tratta di brevi balzi: grazie ai propulsori a gas compresso sviluppati con SpaceX la vettura si è capovolta in aria, è atterrata sulle ruote e ha scavalcato un camion, in una dimostrazione guidata a distanza. Il titolo è salito del 5% prima dell’apertura di venerdì, ma ha perso slancio a causa delle vendite sul settore tecnologico. Sempre giovedì Elon Musk ha rilanciato su X l’idea di creare “un concorrente di Amazon”. Lo spunto è il blocco, da parte di Amazon, degli agenti di IA, compresi quelli di Grok. Piani concreti non risultano.
Sul fronte dell’IA pesa il caso CoreWeave. Secondo Bloomberg i tre cofondatori hanno venduto azioni per 3,3 miliardi dall’avvio in Borsa (2,4 solo nel 2026), mentre il titolo, caduto del 15% mercoledì, è sceso di oltre il 60% dal massimo di giugno 2025. A farlo scivolare è stato anche l’indicatore del rischio di credito, salito ai massimi dopo le parole di Brannin McBee sul ricorso al capitale degli assicuratori.
Il deficit federale dell’anno fiscale 2026 è stato di 1.992 miliardi di dollari, circa il 6% del Pil e il 12% in più del 2025. Le entrate si sono fermate a 5.403 miliardi contro spese per 7.396. Pesano i rimborsi dei dazi (144,6 miliardi) dopo la sentenza della Corte Suprema e il calo del gettito delle imprese (-16%). Il debito lordo supera i 40,3 mila miliardi e gli interessi costano circa 1.100 miliardi l’anno.
Resto del Mondo. Indonesia ahi ahi ahi, Taiwan stringe
Venerdì 16 la Borsa di Giacarta ha registrato il peggior ribasso dal gennaio 1998 (fino a -11,4% in seduta) dopo che MSCI ha giudicato “non più appropriata” la classificazione dell’Indonesia tra i mercati emergenti. MSCI ha avviato una consultazione per portarla nella categoria standalone (mercati autonomi, fuori dagli indici principali), più severa di quella dei mercati di frontiera. Le ragioni sono gli assetti proprietari poco trasparenti, i sospetti di operazioni concertate e i controlli deboli. Lo scivolone porta a circa il 40% le perdite da inizio anno e fa dell’indice il peggiore al mondo. Le stime sui deflussi dei fondi passivi vanno da 3 a 4 miliardi di dollari.
Taiwan intende invece inasprire i controlli sull’export di chip avanzati. Il ministro dell’Economia Kung Ming-hsin ha detto a Bloomberg che server per l’IA e semiconduttori di fascia alta entreranno nell’elenco dei beni controllati, in linea con gli impegni dell’accordo commerciale con gli Stati Uniti. Una volta in vigore, spedirli in Cina sarà reato ai sensi della legge sul commercio estero. Finora il divieto riguardava soprattutto società in lista nera, come Huawei e SMIC. I tempi non sono stati indicati.





