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Kevin Warsh a ruota (quasi) libera: tra ia e task force della Fed

Al vertice FMI di Bangkok il presidente della Fed, Kevin Warsh, ha parlato a lungo di intelligenza artificiale, di resilienza globale e del futuro dell’istituzione, ma sulla prossima mossa sui tassi nessuna concessione. I mercati leggono la pausa a ottobre come quasi certa.

In un’ora di intervento Kevin Warsh ha toccato quasi tutti i temi caldi dell’economia mondiale. Ma il tema su cui tutti gli osservatori lo aspettavano al varco è rimasto desolatamente ai margini.

Intervistato venerdì mattina a Bangkok dalla direttrice del Fondo monetario Kristalina Georgieva, durante le riunioni annuali di FMI e Banca Mondiale, il presidente della Federal Reserve non ha dato alcuna indicazione sulla riunione del 27-28 ottobre. «Non pregiudico le riunioni», ha detto, ricordando soltanto che a settembre la banca centrale ha tolto «una dose di accomodamento» con un rialzo di un quarto di punto, il primo dal 2023.

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Il mercato ha comunque provato a trarre le sue conclusioni. Secondo alcune agenzie, le probabilità di un nuovo rialzo a ottobre, intorno al 27% prima dell’intervento, sono scese sotto il 15%. Anche gli economisti di Goldman Sachs hanno letto le sue parole come il segnale di una pausa, con un ultimo ritocco atteso a dicembre.

Il cuore della conversazione è finito così per essere l’intelligenza artificiale, definita «probabilmente il cambiamento più rilevante» per l’economia americana e mondiale nell’arco della sua vita. Warsh ha però distinto i tempi. Nel medio periodo, ha spiegato, è uno shock d’offerta positivo, perché accresce la capacità produttiva. Nell’immediato, invece, colpisce prima la domanda e, per un banchiere centrale, va trattata come uno shock da gestire con attenzione. La strada, ha avvertito, sarà «molto accidentata»: nessuno sa quali effetti avrà sull’occupazione nei prossimi 12-18 mesi né come si assesterà il mercato. È un tono ben diverso da quello di chi, prima della nomina, vedeva nella tecnologia un freno all’inflazione e uno spazio per tassi più bassi.

Secondo Warsh, l’intelligenza artificiale cambierà anche il lavoro delle banche centrali. Oggi si “spremono” i numeri con modelli datati per capire dove va l’inflazione di fondo, ma presto, ha detto, non sarà più così. Per prepararsi a questa nuova era, la Fed ha costituito cinque gruppi di lavoro esterni, le oramai famose task force. Quello su produttività e occupazione terrà un’audizione nella Bay Area di San Francisco il 16 novembre, e le raccomandazioni arriveranno al FOMC tra fine anno e inizio 2027.

Sul quadro generale il presidente è apparso ottimista. Si è detto sorpreso dalla tenuta dell’economia mondiale, impensabile cinque o sei mesi fa, e ha letto la stretta monetaria simultanea di molte banche centrali come un fatto positivo, perché nessuno può permettersi di restare a guardare. Quanto agli Stati Uniti, ha sostenuto che l’ondata di investimenti non riguarda solo l’IA e che l’idea di una stagnazione secolare è ormai alle spalle: «la politica conta», ha detto.

Non è mancato uno sguardo interno. Dopo 148 giorni alla guida dell’istituzione, Warsh ha ammesso di non aver dedicato abbastanza attenzione al 75% circa dei 23.000 dipendenti che non si occupano di politica monetaria ma di vigilanza, pagamenti e tutela dei consumatori, ricordando che la forza della Fed poggia sulla credibilità istituzionale.

Da sabato scatta il silenzio che precede la riunione: le prossime parole di Warsh arriveranno dopo la decisione e pochi giorni prima delle elezioni di midterm.

Foto Federal Reserve

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