Con lo spread rispetto ai titoli di stato tedeschi a dieci anni salito oltre i 135 punti base e i costi di finanziamento ai massimi da quasi un quarto di secolo, la Francia si è guadagnata, suo malgrado, il centro della scena nei due grandi meeting in corso tra Bangkok e New Delhi.
Al New Economy Forum in corso a New Delhi, Mario Draghi – persona non certo priva di esperienza in tema di crisi del debito – ha spiegato che non vede interventi della banca centrale europea all’orizzonte. E questo per almeno tre motivi.
Il primo motivo è l’inflazione. Ai tempi della crisi del debito era vicina allo zero, oggi è alta e in aumento, e il compito prioritario della Bce resta la stabilità dei prezzi.
Il secondo motivo è la situazione dei conti di Parigi. La Francia, infatti, è sotto procedura per disavanzi eccessivi. Per Draghi gli strumenti anti-crisi si possono usare anche in questo caso, ma servono condizioni più stringenti. Lo scudo anti-frammentazione della Bce (il TPI, varato nel 2022) richiede infatti, tra i criteri, di rispettare le regole fiscali europee.
Il terzo motivo è politico. Se in Francia si discute apertamente di un aiuto della Bce, quell’aiuto diventa più difficile da dare, perché Francoforte non vuole farsi trascinare nelle polemiche interne di un paese. Draghi esclude infine uno scenario in stile 2011-12: allora si sospettavano dati falsificati e l’Europa non si era ancora dotata di strumenti adeguati per rispondere.
A qualche migliaio di chilometri di distanza, in Thailandia, Rodrigo Valdes, direttore del dipartimento di politica fiscale dell’FMI, ha sottolineato quale sia la priorità assoluta per la Francia: un’approvazione del bilancio 2027 tempestiva. E con questo aggettivo intende un bilancio approvato nei tempi e «attuato», senza modifiche che ne indeboliscano lo sforzo. Tanto per girare il coltello nella ferita, Valdes ha ricordato come il progetto del governo prevede un disavanzo del 5% del Pil, vale a dire lo stesso obiettivo fissato per il 2026 e che sarà mancato di molto.
C’è poi un altro tema cruciale per la sostenibilità delle finanze francesi: le pensioni. Valdes auspica un confronto su pensioni e dimensione dell’intervento pubblico. Ma è bene ricordare che Le Pen e Mélenchon, entrambi in crescita nei sondaggi in vista delle presidenziali, promettono di mantenere età pensionabili più basse.
Nel frattempo i mercati finanziari continuano a lanciare i loro segnali. La domanda di debito francese si mantiene solida, ma a prezzi più alti. Nell’asta di OAT tenutasi questa mattina il rapporto domanda offerta si è mantenuto sopra i 2 punti, mentre i rendimenti sono saliti in media di circa 43 punti base rispetto all’asta precedente.
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