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Stati Uniti, caro energia “gonfia” le vendite al dettaglio di settembre 2026. Accelerano prezzi alla produzione

Stati Uniti, caro energia “gonfia” le vendite al dettaglio di settembre 2026. Accelerano prezzi alla produzione

A settembre 2026 le vendite al dettaglio negli Stati Uniti sono salite oltre le attese, ma pesa l’effetto del caro energia. I prezzi alla produzione accelerano e toccano il massimo da marzo 2022.

Le vendite al dettaglio negli Stati Uniti sono cresciute dello 0,8% su base mensile a settembre 2026, in rallentamento rispetto al +1,3% rivisto al rialzo di agosto, ma nettamente sopra le attese del +0,3%. L’incremento è stato trainato soprattutto daglo acquisti di carburante (+6,4%), complice l’aumento dei prezzi, che tende a gonfiare il valore nominale delle vendite. Al netto della componente energetica, la crescita si è infatti limitata allo 0,2%. Tra i comparti in espansione spiccano mobili (+1,3%), ristorazione (+1,1%) e prodotti per la salute e la cura personale (+0,7%). In flessione, invece, i rivenditori di articoli vari (-3%) e i negozi di materiali edili (-0,6%). La componente control group, l’indicatore depurato dalle voci più volatili e utilizzato per il calcolo del PIL, è aumentato appena dello 0,1%, dopo il +1,2% di agosto, suggerendo un rallentamento della spesa sottostante.

Australia, calano occupati a settembre 2026, stabile il tasso di disoccupazione

Il mercato del lavoro australiano mostra segnali di indebolimento. A settembre, il tasso di disoccupazione è rimasto al 4,7%, il livello più elevato da ottobre 2021, contro attese di un calo al 4,6%. Il numero dei disoccupati è aumentato di 8.900 unità, raggiungendo quota 732.000. A sorprendere è stata soprattutto la contrazione dell’occupazione, diminuita di 39.300 unità a 14,78 milioni, contro le attese di una crescita di 20.000 posti. Il calo ha interessato in particolare il lavoro part-time, mentre l’occupazione full-time è aumentata. Il tasso di partecipazione è sceso al 66,8%, minimo da quattro mesi, mentre la sottoccupazione è salita al 6,3%.

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Regno Unito, a sorpresa economia in crescita ad agosto 2026.

Nel Regno Unito l’economia ha registrato una crescita mensile dello 0,1% ad agosto 2026, rallentando rispetto al +0,4% dei due mesi precedenti, ma superando le attese di una contrazione dello 0,1%. A sostenere l’attività è stato il comparto industriale, cresciuto dello 0,8% grazie soprattutto alla manifattura (+1,2%) e all’estrazione mineraria (+1,4%). I servizi sono rimasti al palo, mentre le costruzioni hanno registrato il quarto calo mensile consecutivo (-0,2%). Considerando il trimestre chiuso ad agosto, la crescita è stata dello 0,7% rispetto al periodo precedente, due decimi meglio delle attese. Su base annua, il PIL è invece aumentato del 2,1%, accelerando dall’1,8% di luglio e superando le previsioni che lo vedevano in calo all’1,7%. Il quadro evidenzia una dinamica economica ancora positiva, ma caratterizzata da una crescita mensile debole e disomogenea tra i settori.

Stati Uniti, accelerano i prezzi alla produzione a settembre 2026.

I prezzi alla produzione negli Stati Uniti hanno registrato a settembre 2026 un’impennata dell’1,3% su base mensile, ben oltre le attese dello 0,5% e al massimo da marzo 2022. A spingere i costi è stato soprattutto lo shock energetico legato alle tensioni in Medio Oriente, con i prezzi dell’energia in aumento del 10,8%. Sono cresciuti anche i costi di trasporto e magazzinaggio (+3,4%) e quelli commerciali (+1,4%), mentre le tensioni geopolitiche e il maltempo hanno alimentato i prezzi alimentari (+1,2%). L’indice core, al netto di alimentari ed energia, è salito dello 0,7%. Su base annua, l’inflazione alla produzione ha accelerato al 6,3%, massimo da dicembre 2022, rafforzando i timori di nuove pressioni sui prezzi.

Stati Uniti, mercato del lavoro.

Le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti sono aumentate di 1.000 unità, raggiungendo quota 199.000 nella settimana conclusa il 10 ottobre 2026, poco sotto le attese di 200.000. Le richieste continuative sono invece diminuite di 4.000, a 1,71 milioni, mantenendosi vicine ai minimi degli ultimi tre anni. I dati confermano la resilienza del mercato del lavoro statunitense.

Stati Uniti, segnali misti da Philly Fed e Empire State Index di settembre 2026.

L’indice manifatturiero della Philadelphia Fed è sceso a 20,9 punti a ottobre, dai 37,8 di settembre, deludendo le attese di 28,4 e segnalando la crescita più debole da giugno. Il calo riflette soprattutto la frenata dei nuovi ordini, scesi a 4,3, e delle spedizioni, a 15,3. L’occupazione ha rallentato marginalmente, pur restando in espansione. Sul fronte dei prezzi, i costi di acquisto sono diminuiti, mentre quelli applicati dalle imprese hanno raggiunto i massimi da maggio 2025. Le aspettative restano positive, ma la flessione degli indicatori prospettici suggerisce un possibile moderarsi della dinamica industriale nei prossimi mesi.

Di segno opposto il dato di New York: l’indice Empire State Manufacturing è salito a 25,5 punti da 7,6, superando le previsioni di 10,3 e raggiungendo il livello più alto da dicembre 2021. Il miglioramento è stato sostenuto dalla ripresa dei nuovi ordini e delle spedizioni, mentre l’occupazione ha confermato una crescita moderata. Persistono tuttavia pressioni sui prezzi e criticità nelle forniture, con la disponibilità dei materiali ai minimi da giugno 2022. Sebbene l’ottimismo aziendale si sia attenuato, le imprese prevedono ulteriori progressi dell’attività.

Foto di Oleksii Rozanov su Unsplash

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