Nel mese di settembre 2026, l’occupazione negli Stati Uniti è cresciuta di 29 mila unità, in rallentamento come da attese ma ad un ritmo ben superiore. Il settore privato ha creato 46 mila nuovi posti di lavoro (+9mila per la manifattura), mentre il settore pubblico ha perso 17 mila lavoratori. Il tasso di disoccupazione sale di un decimo e torna al 4,2%, mentre il tasso di partecipazione sale di due decimi e torna sui livelli di maggio scorso. Scende la pressione sui salari, con il tasso di crescita annuo della paga oraria che si ferma al 3%, due decimi in meno del rilevamento precedente. Rivisti al ribasso sia i report di luglio che di agosto, per un totale di 60 mila posti di lavoro in meno.
Nel complesso i numeri confermano un rallentamento del mercato del lavoro statunitense, con numeri più accentuati rispetto alle attese ma senza particolari elementi di criticità (il settore privato mostra variazioni minime nei vari settori). Il segnale dovrebbe però essere sufficiente a raffreddare le aspettative di rialzo dei tassi da parte della Fed già a ottobre.
Per i mercati finanziari i temi da digerire sono due: potenziale diminuzione della pressione sui rendimenti; indizi sparsi di un’economia che potrebbe iniziare a rallentare.
Eurozona, inflazione sale sui massimi da settembre 2023, più contenuto l’effetto sulla componente core.
Come i dati nazionali facevano intuire, a settembre 2026, l’inflazione dell’Eurozona ha accelerato. La variazione annua tocca il 3,8%, dal 3,2% di agosto, superando le attese di due decimi e raggiungendo il livello più elevato da settembre 2023. La principale spinta arriva dall’energia, i cui prezzi sono aumentati del 18,8% su base annua, spinti dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Accelerano anche i servizi, al 3,2%, e gli alimentari non trasformati, al 4,0%. L’inflazione core sale invece al 2,5%, dal 2,4%, confermando pressioni sottostanti ancora contenute – e quindi un effetto di seconda ondata ancora debole – ma persistenti. Il quadro segnala un nuovo significativo allontanamento dall’obiettivo del 2% della BCE e tanto basta per alimentare nuove aspettative di rialzo dei tassi nelle prossime riunioni.
Giappone, mercato del lavoro in lieve rallentamento ad agosto 2026.
Ad agosto 2026, il mercato del lavoro in Giappone ha registrato un lieve rallentamento, ma conserva segnali di solidità. Il tasso di disoccupazione è salito al 2,5%, dal minimo annuale del 2,4% registrato a luglio, superando di poco le attese. I disoccupati sono aumentati di 100 mila unità, mentre l’occupazione è cresciuta di 300 mila unità, raggiungendo quota 68,34 milioni. La forza lavoro, tuttavia, si è ridotta di 110 mila persone. Il tasso di partecipazione è salito al 64,2%, confermando una disponibilità di lavoro ancora sostenuta. Sul fronte della domanda, il rapporto tra offerte e candidati è rimasto stabile a 1,18 per il terzo mese consecutivo.
Stati Uniti, ordini all’industria nel mese di agosto 2026.
Ad agosto 2026, i nuovi ordini di beni manifatturieri negli Stati Uniti hanno registrato una crescita dello 0,1% mensile, in linea con le attese ma in netto rallentamento rispetto al +0,8% di luglio, rivisto peraltro al ribasso. Al netto dei trasporti, gli ordini mostrano una dinamica leggermente più vivace, aumentando dello 0,3%, mentre escludendo la componente della difesa la crescita si attesta allo 0,1%. Nel complesso, il dato segnala una sostanziale stabilità della domanda industriale, con una moderazione rispetto al mese precedente.
Foto di Janno Nivergall





