Nel collocamento di oggi l’Agence France Trésor ha assegnato l’OAT decennale con scadenza novembre 2036 a un rendimento medio ponderato del 4,93%. All’asta del 3 settembre scorso il rendimento era del 4,23%, un incremento di 70 punti base in quattro settimane. Il movimento riguarda anche le scadenze più lunghe: 4,97% per il 2037, 5,06% per il 2038 e 5,40% per il 2048. Ma attenzione ad arrivare a conclusioni troppo veloci: il collocamento si è svolto in maniera regolare, con richieste pari a due o tre volte l’importo offerto. È il mercato in generale che chiede un premio più elevato.
La situazione rispecchia in pieno quanto sta accadendo sul mercato secondario. Ieri l’OAT decennale ha chiuso al 4,84%, sui massimi da 18 anni, con uno spread di 126 punti base sul Bund, fermo al 3,58%. Anche in questo caso si tratta di una dinamica condivisa con l’intera area Euro e non solo. Basta ricordare come anche il differenziale tra BTP e Bund è risalito attorno a quota 100.
Nessuna situazione di particolare pericolo, quindi, ma la notizia fa effetto perchè la Francia è oggetto di un’attenzione particolare. Oggi, infatti, il governo di Sébastien Lecornu porta in Consiglio dei ministri il progetto di bilancio per il 2027. Il testo si basa su una crescita dell’1% (0,5% nel 2026) e su un deficit che scenderebbe al 5% del Pil dal 5,4%, con il debito atteso al 121,7%. L’esame in Assemblea nazionale è previsto dal 13 ottobre, e l’esecutivo non dispone di una maggioranza propria.
Su questo scenario si è espresso l’Alto Consiglio delle finanze pubbliche (HCFP), organismo indipendente presieduto da Amélie de Montchalin. Secondo quanto riportato da diverse agenzie di stampa, tra cui Bloomberg, il giudizio emerso è che le ipotesi macroeconomiche fatte dal governo siano “ottimistiche”. Presuppongono infatti una netta ripresa degli investimenti privati proprio mentre l’aumento dei rendimenti sovrani tende a trasferirsi sulle condizioni di finanziamento di imprese e famiglie. L’1% di crescita, inoltre, supera le recenti stime dell’OCSE, ferme allo 0,7%. L’HCFP ha inoltre precisato di non aver potuto analizzare a fondo tutte le misure di entrata e di spesa, per i tempi stretti e le informazioni limitate ricevute dal governo.
Il parere non è però soltanto critico. Il Consiglio riconosce che il bilancio 2027 comporta un “aggiustamento significativo” e che la previsione di spesa è “realizzabile”, a condizione che tutte le misure vengano attuate. Giudica plausibile anche l’obiettivo del 5,4% per il 2026, pur con rischi rilevanti. Il punto delicato sono gli interessi: secondo le stime dell’HCFP arriveranno a 91 miliardi di euro nel 2027 e assorbiranno buona parte dei miglioramenti. Ecco un punto che merita attenzione. Il peso degli interessi rischia effettivamente di erodere spazi alla politica fiscale (e se vi ricordate lo stesso monito l’ha recentemente lanciato anche Moody’s all’Italia).
Nelle prossime settimane il confronto parlamentare dirà quanto delle misure previste resterà in piedi, e le aste dell’Agence France Trésor saranno uno dei termometri da seguire con attenzione.





