In sintesi
- S&P 500: 88% delle società ha comunicato i risultati; l’86% ha superato le stime sugli utili (media a 5 anni: 78%)
- Sorpresa aggregata sugli utili: +29,2% (se confermata, record dal 2008; esclusi Alphabet e Amazon: +10,9%)
- Tasso di crescita combinato degli utili: +50,4% su base annua (esclusi i due colossi tech: +32,0%)
- STOXX 600: 74% delle società ha riportato; utile netto +19,1%; sorpresa EPS +4,2%
- Trimestrali chiave ancora in arrivo: Home Depot (18 agosto), Walmart (20 agosto), Nvidia (26 agosto)
Numeri importanti ma per certi versi fuorvianti se non letti nella giusta prospettiva, quelli che sono arrivati in queste settimane dalle trimestrali delle società che fanno parte dello S&P500 e dell’Eurostoxx 600. Come di consueto proviamo a tirare qualche somma usando i preziosi dati elaborati da FactSet.
Secondo l’ultimo report Earnings Insight, l’88% delle società dell’S&P 500 ha ormai comunicato i conti del secondo trimestre 2026, e l’86% di queste ha superato le stime di consenso sugli utili per azione; siamo ben oltre la media quinquennale del 78% e quella decennale del 76%. In aggregato, gli utili riportati superano le stime del 29,2%: un margine che, se confermato a fine stagione, sarebbe il più ampio da quando FactSet tiene traccia della metrica, vale a dire dal 2008. Il precedente record, 23,2%, risaliva al secondo trimestre del 2020, nel pieno della pandemia.
Il numero, tuttavia, va maneggiato con cura. Gran parte della sorpresa è concentrata in due nomi soli: Alphabet, che ha riportato un EPS di 9,11 dollari contro attese per 2,88, e Amazon, a 5,75 dollari contro 1,82 attesi. In entrambi i casi si tratta in larga misura di poste straordinarie non operative — per Alphabet una plusvalenza di 98 miliardi di dollari da rivalutazioni di partecipazioni azionarie, per Amazon 53,4 miliardi legati agli investimenti in Anthropic.
Escludendo le due società, la sorpresa sugli utili dell’indice scende al 10,9%: ancora sopra media, ma di un ordine di grandezza inferiore. Lo stesso vale per la crescita degli utili, che con le due big tech tocca il 50,4% annuo — se confermata a fine stagione, la più alta dal 2021, quando toccò il 91,6% — e senza di loro si ferma al 32,0%. Dieci degli undici settori dell’indice registrano comunque crescita, otto a doppia cifra; solo la sanità arretra.
Sul fronte ricavi, la crescita combinata è al 15,0%: se confermata, sarebbe la più sostenuta da fine 2021, quando il quarto trimestre chiuse al 16,1%. Il rapporto prezzo/utili forward si attesta intanto a 20 volte, sopra le medie a 5 e 10 anni ma in lieve calo rispetto al 20,4 di fine giugno.
Mentre l’attenzione resta polarizzata sulle big tech statunitensi, la stagione europea sta sovraperformando in modo meno appariscente ma altrettanto solido. Nello STOXX 600, con il 74% delle società che ha già riportato, l’utile netto cresce del 19,1% su base annua e i ricavi del 7,8%, il ritmo più veloce dal 2022. L’energia guida la crescita con un +116% di utili, seguita dal real estate (+54%); tra i settori spicca in negativo quello dei beni discrezionali, in calo del 25% su base annua. Deutsche Bank ha alzato la stima di crescita degli utili 2026 per l’indice dal 12% al 15%, e le borse europee hanno toccato nuovi massimi in settimana, in quella che sarebbe la quarta settimana consecutiva di rialzo.
Il quadro resta però incompleto. Tra i pesi massimi ancora fuori dal computo figurano Home Depot (18 agosto) e Walmart (20 agosto) e soprattutto Nvidia, attesa il 26 agosto con i risultati del secondo trimestre e una guidance di ricavi intorno ai 91 miliardi di dollari. Non ci sono dubbi sul fatto che questo sarà un grande banco di prova per la narrativa sugli investimenti in intelligenza artificiale.
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