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Stati Uniti, ISM servizi si conferma sopra i 50 punti a settembre 2026. Eurozona, pressione sui prezzi alla produzione

Stati Uniti, ISM servizi si conferma sopra i 50 punti a settembre 2026. Eurozona, pressione sui prezzi alla produzione

L’indice ISM servizi di settembre 2026 si ferma poco sotto le attese ma conferma la fase di espansione. Per l’Eurozona è ancora pressione sui prezzi alla produzione.

Negli Stati Uniti il sondaggio ISM Servizi è sceso a 54,9 a settembre dal 55,4 di agosto. Un dato leggermente sotto le attese di 55,0, ma che conferma la zona espansione per il 27° mese consecutivo. Il rallentamento è stato più evidente nell’attività corrente, il cui indice è calato a 56,5 da 61,7, mentre i nuovi ordini sono sono rallentati, con un calo sensibile dei quelli esteri. Segnali positivi arrivano dal mercato del lavoro, tornato in espansione dopo due mesi consecutivi sotto la soglia dei 50 punti. Gli arretrati hanno raggiunto il massimo da luglio 2022. Persistono le forti pressioni sui prezzi: l’indice che li monitora è salito a 74, massimo da luglio 2022.

Giappone, fiducia dei consumatori in calo a settembre.

La fiducia dei consumatori giapponesi ha registrato una lieve flessione a settembre 2026, con l’indice che la misura sceso a 35,4 dal massimo semestrale di 35,5 segnato ad agosto. Il dato risulta comunque di poco superiore alle attese del mercato (35,3). Il dato evidenzia un quadro ancora prudente per i consumi: le famiglie hanno ridimensionato le valutazioni sulle condizioni di vita complessive (33,8 da 34,1) e sulla propensione all’acquisto di beni durevoli (27,3 da 27,5). In controtendenza, migliorano, seppur marginalmente, le aspettative sulla crescita dei redditi (40,5 da 40,4) e sull’occupazione (40,0 da 39,9), confermando una sostanziale stabilità del sentiment, nonostante alcune persistenti fragilità.

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Eurozona, ancora segnali di pressione sui prezzi alla produzione

I prezzi alla produzione nell’Eurozona hanno accelerato dell’1,9% su base mensile ad agosto, dopo il +1,6% di luglio. Si tratta di una lettura in linea con le attese, ma è anche l’incremento più marcato da marzo scorso. Il principale driver è stato il comparto energetico, con costi in aumento del 5,6%, sostenuti dal forte rialzo del gas naturale europeo, prossimo al 70%. In crescita anche i prezzi di beni intermedi (+0,4%), durevoli (+0,4%), capitali (+0,2%) e non durevoli (+0,1%). Su base annua, l’inflazione alla produzione è salita all’8,2% dal 5,8%, massimo da febbraio 2023.

Foto di mar lidia

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