Infornata di dati macro statunitensi in questa antivigilia di Natale. Nel complesso, gli Stati Uniti mostrano un’economia ancora solida che, trainata dalla domanda interna, cresce al ritmo annualizzato più alto da due anni a questa parte. Ma le incertezze rimangono: il settore industriale fatica a ritrovare slancio e le imprese sono sempre più selettive nelle decisioni di investimento; in aggiunta i prezzi PCE rimangono decisamente sotto pressione. Una combinazione che rende il quadro macro robusto, ma non privo di fragilità. Vediamo il dettaglio.
Partiamo dal mercato del lavoro. Secondo ADP Research, nelle quattro settimane concluse il 6 dicembre 2025 il settore privato ha creato in media 11.500 nuovi posti di lavoro a settimana. Il dato è inferiore alla media rivista al rialzo del periodo precedente (17.500), ma rappresenta comunque il terzo periodo consecutivo di crescita dell’occupazione. Il messaggio è chiaro: il ritmo delle assunzioni si è moderato, ma il mercato del lavoro rimane in territorio positivo, senza segnali di inversione improvvisa.
Diversa, invece, la dinamica che emerge dal comparto manifatturiero. A ottobre 2025, i nuovi ordini di beni durevoli sono diminuiti del 2,2% su base mensile, una contrazione più marcata rispetto alle attese di mercato (-1,5%) e sufficiente a cancellare l’aumento rivisto di settembre. Il calo è stato guidato soprattutto dal settore dei trasporti (-6,5%), penalizzato dal crollo degli ordini di aeromobili, sia civili sia militari. Deboli anche gli ordini di beni strumentali e dei metalli primari. Tuttavia, non mancano segnali di resilienza: i prodotti in metallo fabbricato e i macchinari hanno registrato lievi aumenti, mentre gli ordini di beni capitali non difensivi al netto degli aeromobili – una variabile chiave per misurare le intenzioni di investimento delle imprese – sono cresciuti dello 0,5%. Un’indicazione che suggerisce prudenza, più che un vero stop agli investimenti.
Sul fronte della crescita complessiva, il dato più rilevante arriva dal PIL. Nel terzo trimestre del 2025, l’economia statunitense è cresciuta a un ritmo annualizzato del 4,3%, il più elevato degli ultimi due anni, superando sia il 3,8% del trimestre precedente sia le previsioni. Il motore principale è stato il consumo delle famiglie, con una spesa in accelerazione, accompagnata da una forte ripresa delle esportazioni e da un contributo positivo della spesa pubblica. Gli investimenti fissi hanno continuato a crescere, ma a un passo più lento, con una netta distinzione tra la tenuta di macchinari e proprietà intellettuale e la persistente debolezza degli investimenti immobiliari e residenziali. Sul fronte dei prezzi, l’indice core PCE è salito al 2,9%, confermando che le pressioni inflazionistiche restano presenti, ma sotto controllo.
Infine, la produzione industriale offre un quadro di crescita molto moderata. Tra ottobre e novembre l’aumento medio mensile è stato dello 0,1%, con una manifattura sostanzialmente piatta. Miniere e utility hanno compensato parzialmente la debolezza industriale, ma il tasso di utilizzo della capacità produttiva resta al 76%, ben al di sotto della media storica di lungo periodo. Un segnale che indica spazio inutilizzato nell’economia, coerente con una fase di rallentamento ciclico più che di surriscaldamento.
Per concluder, a dicembre 2025, l’indice di fiducia dei consumatori del Conference Board è sceso di 3,8 punti a 89,1, dopo il rialzo rivisto di novembre legato alla fine del governo shutdown. Il peggioramento è stato guidato soprattutto dal forte calo dell’indice sulla situazione attuale, che riflette valutazioni più negative su economia e mercato del lavoro. L’indice delle aspettative è rimasto stabile ma continua a stazionare sotto quota 80 da undici mesi consecutivi, un livello storicamente associato al rischio di una recessione. Nel complesso, la fiducia resta ben lontana dai massimi di inizio anno.
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