Negli ultimi anni abbiamo sentito parlare molto di trasparenza nei mercati, concorrenza e comportamenti delle imprese. Ma raramente ci si sofferma su un fenomeno insidioso e sofisticato: quello della confusione strategica.
Il tema è al centro del lavoro di Ambre Nicolle, Christos Genakos e Tobias Kretschmer dal titolo “Strategic Confusopoly: Evidence from the UK mobile telecommunications market” e focalizzato sul mercato della telefonia mobile nel Regno Unito tra il 2010 e il 2012.
Immaginate di trovarvi in un negozio di telefonia mobile nel Regno Unito all’inizio degli anni 2010: slogan e banner pubblicitari in bella vista, decine di piani tariffari, combinazioni di minuti, SMS, dati e magari “offerte imperdibili” con tanto di smartphone incluso. È uno scenario che fa pensare ad una vasta possibilità di scelta, ma è proprio qui che si nasconde un “inganno”.
Gli autori dello studio hanno analizzato quasi tutti i contratti “tariffa + telefono” offerti dagli operatori britannici nel periodo 2010-2012, calcolando un prezzo “aggiustato per la qualità” (cioè tenendo conto delle caratteristiche del servizio). Lo studio ha evidenziato che i prezzi reali, corretti per qualità, salivano nella prima parte del periodo, nonostante l’apparente grandissima offerta, e solo in un secondo momento iniziavano a scendere.
Come si spiega questo strano comportamento dei prezzi? Gli autori dello studio lo sintetizzano con un termine: “confusopoly”. Si tratta di un termine che combina i concetti di confusione – confusion – e ologopolio – oligopoly. In pratica, capita che a volte più che competere sui prezzi, le aziende scelgono di competere nel creare confusione e questa confusione strategica ha gli stessi effetti di un mercato oligopolistico, dove poche aziende fissano i prezzi.
Nel caso specifico dei negozi di telefonia, la confusione strategica utilizza i cosiddetti piani tariffari “dominanti” (tariff dominated), vale a dire tariffe che non hanno nulla di diverso rispetto ad altre, se non il prezzo più alto. Il consumatore che vuole scegliere bene deve districarsi fra decine di piani, alcuni chiaramente peggiori, altri complicati da confrontare, e questa proliferazione rende ardua la comparazione diretta. Il risultato? Gli autori mostrano che l’aumento del numero di piani dominanti è correlato in modo forte con l’aumento dei prezzi corretti per qualità. Questa forte presenza di piani dominanti spiega quindi il comportamento dei prezzi nel primo periodo.
Ma a un certo punto accadono due cose e la situazione cambia cambia. Verso la fine del periodo osservato – intorno al 2011-2012 – un piccolo operatore (il terzo entrante nel mercato) decide di puntare sulla semplicità, lancia un piano tariffario pubblicizzato come “trasparente”. Contemporaneamente, il regolatore sull’altro lato inizia a spingere per maggiore chiarezza nelle offerte. A questo punto si osserva che il numero di piani dominati comincia a diminuire e i prezzi iniziano a calare. In sostanza, la “competizione sulla trasparenza” diventa un antidoto alla “competizione sulla confusione”.
Il messaggio delle studio è chiaro. Se la scelta è troppo complicata, se le regole del gioco non permettono un confronto agevole, allora anche un mercato all’apparenza competitivo può comportarsi quasi come un oligopolio nascosto, dove i consumatori pagano di più senza rendersene pienamente conto.
Gli autori suggeriscono che i regolatori dovrebbero prestare attenzione non solo al numero degli operatori o alla struttura del mercato, ma al grado di trasparenza con cui i piani sono presentati e confrontabili. Non serve solo “più scelta”, ma “scelta più semplice”. E che le imprese più piccole, che puntano sulla chiarezza, possono svolgere un ruolo antidoto: nel caso studiato, l’ingresso e l’azione del piccolo operatore hanno rappresentato un punto di svolta.
Foto di AS Photography







