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Come le notizie sul clima muovono valute, capitali e mercati finanziari

Un recente studio mostra come le notizie sul clima influenzino le valute, i flussi di capitale e il rendimento delle azioni e come i paesi con maggior consapevolezza climatica possano diventare asset difensivi di fronte a momenti di crisi.

Negli ultimi anni, la crescente attenzione verso i cambiamenti climatici non ha solo trasformato il dibattito pubblico e le scelte politiche: ha anche iniziato a lasciare un’impronta concreta sui mercati finanziari globali. Uno studio pubblicato dal National Bureau of Economic Research (NBER) mostra come le notizie sul clima influenzino le valute, i flussi di capitale e il rendimento delle azioni in tutto il mondo.

Gli autori hanno creato una serie di indici ad alta frequenza che misurano l’attenzione mediatica al clima in 25 Paesi, sia sviluppati sia emergenti. Come lo hanno fatto? Analizzando oltre 23 milioni di tweet pubblicati da testate giornalistiche nazionali tra il 2014 e il 2022. Questo enorme database ha permesso di costruire un indice giornaliero di attenzione al clima, basato sulla somiglianza tra i tweet e un vocabolario di riferimento sui cambiamenti climatici.

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Questa misura non solo traccia quando e quanto si parla di clima, ma consente anche di capire quali Paesi sono più sensibili alle notizie climatiche globali. La chiave sta nel parametro “β”, che rappresenta quanto le notizie globali influenzano l’attenzione locale di ciascun Paese.

L’aspetto più sorprendente della ricerca è il collegamento diretto tra i picchi di notizie sul clima e i mercati finanziari internazionali. Ecco i tre principali risultati emersi:

  1. Valute più forti nei Paesi sensibili: quando una notizia climatica negativa domina la scena globale, le valute dei Paesi più sensibili al tema (alto β) tendono ad apprezzarsi. Questo accade perché gli investitori vedono questi Paesi come più “coinvolti” e, paradossalmente, trasferiscono lì capitali in un’ottica di copertura del rischio.
  2. Crollano le azioni delle imprese inquinanti nei Paesi esposti: le cosiddette “brown stocks” (aziende con alte emissioni) vedono cali significativi dopo uno shock climatico, ma solo se si trovano in Paesi con elevata sensibilità mediatica al tema. In altre parole, il contesto nazionale fa la differenza anche in Borsa.
  3. I conti con l’estero cambiano: dopo una notizia climatica negativa, i Paesi più esposti tendono a importare di più e a esportare di meno. È un meccanismo di “condivisione del rischio” a livello globale: i Paesi più colpiti ricevono risorse attraverso il commercio internazionale.

Questo studio segna un passo avanti nella cosiddetta finanza climatica: non guarda ai disastri naturali in sé, ma a come le informazioni e la percezione del rischio climatico influenzino le scelte economiche e finanziarie in tempo reale. Utilizzando dati da Twitter, gli autori superano i limiti dei tradizionali indicatori climatici e offrono un modo nuovo per capire dove si dirige l’attenzione pubblica e come questa si traduce in movimenti concreti nei mercati.

E non finisce qui: i risultati suggeriscono che i Paesi con maggiore consapevolezza climatica stabile – come molti Paesi europei – reagiscono meno agli shock di attenzione, diventando in un certo senso “fornitori globali di assicurazione” nei momenti di crisi.

Se fino a pochi anni fa le notizie sul clima sembravano solo titoli da prima pagina, oggi iniziano a spostare miliardi sui mercati finanziari. Capire come e perché accade è cruciale per investitori, governi e cittadini.

Foto di Hermann Traub

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