Sfondo scuro Sfondo chiaro

ETF e volatilità: dipende da chi li sottoscrive?

Il boom degli ETF ha cambiato i lineamenti dei mercati finanziari, ma ci sono conseguenze sulla volatilità? Secondo una ricerca dipende da chi sono i sottoscrittori: se prevalgono i retail la volatilità scende, con gli istituzionali, in fasi critiche, si amplifica.

Negli ultimi anni, i fondi comuni aperti (OEMF) e soprattutto gli ETF hanno conosciuto una crescita esponenziale, estendendosi anche a classi di attività meno liquide come le obbligazioni societarie. Da un lato, questo fenomeno è un segnale importante di maturità dei mercati finanziari globali; dall’altro, però, introduce nuove dinamiche di volatilità che meritano una lettura attenta, sopratutto alla luce di quanto accaduto sui mercati negli ultimi mesi.

A darci qualche indicazione sull’argomento ci hanno pensato Yuhua Cai, Anna Helmke, Benjamin Mosk e Felix Suntheim con il loro ultimo lavoro, intitolato “How fund design affects volatility – by shaping both trading and investor composition“. Lo studio mostra come esistano elementi strutturali all’interno di fondi comuni ed Etf che sono in grado di influenzare la volatilità degli strumenti finanziari sottostanti, effetto più evidente nel caso di asset non particolarmente liquidi, come ad esempio i corporate bond.

Pubblicità

Un elemento cruciale messo in luce dagli autori è la differenza tra investitori istituzionali e retail nella dinamica di flussi e volatilità. Gli investitori istituzionali tendono a utilizzare gli ETF per strategie tattiche, come la copertura o l’aggiustamento rapido del portafoglio. I flussi settimanali nei fondi obbligazionari aperti, quando dominati dagli istituzionali, mostrano una volatilità maggiore rispetto a quelli prevalentemente retail. Al contrario, gli investitori retail – caratterizzati da orizzonti più lunghi e reazioni più lente – conferiscono una maggiore stabilità ai fondi. Il canale retail è legato a flussi meno volatili, quindi meno suscettibili agli shock .

Gli autori hanno osservato come gli ETF dominati da istituzionali presentino un volume di trading intraday più elevato (in percentuale sul patrimonio gestito) durante i momenti di stress, al contrario di quelli con maggiore componente retail.

Gli ETF, in generale, aiutano a contenere la volatilità perché riducono la necessità di vendere obbligazioni sottostanti nelle fasi acute, ma il discorso cambia se cambiano i soggetti che investono. La ricerca ci dice che gli ETF con alta componente istituzionale aumentano la volatilità delle obbligazioni, soprattutto in presenza di shock di mercato (misurati con indici come la VIX), mentre gli ETF orientati al retail, al contrario, tendono a diminuzione della volatilità.

La lezione più rilevante di questa ricerca è chiara: la struttura del fondo e il suo pubblico determinano insieme la volatilità. Due fondi con asset class simili possono comportarsi in modo completamente diverso se cambiano i sottoscrittori. È questo il vero cuore del messaggio: gli ETF, se usati come strumenti tattici dagli operatori istituzionali, possono amplificare shock; viceversa, con prevalenza retail, funzionano da stabilizzatori.

Foto di TheInvestorPost

Resta aggiornato

Gli ultimi articoli di Ekonomia.it direttamente nella tua casella mail. Iscriviti qui sotto.
I dati trasmessi attraverso questo modulo sono trattati secondo la nostra privacy policy, in linea con la normativa vigente. Per nessun motivo verranno ceduti a terze parti o utilizzati per l'invio di messaggi di natura commerciale.
Post precedente

Cina, esportazioni riaccelerano a giugno

Post successivo

Stati Uniti, inflazione torna a crescere nel mese di giugno, ma meno delle attese

Pubblicità