Philly Fed ai massimi da 3 anni. Consumatori Eurozona rimangono fiduciosi.

La manifattura americana prova a rialzarsi. Buone nuove per l’economia a stelle e strisce, con il Philly Fed ai massimi da 3 anni ed il Dollar Index vicinissimo alla cruciale soglia dei 100 punti. Intanto cresce a sorpresa la fiducia dei consumatori dell’eurozona. Segnali negativi dal Brasile. Questo ed altro nella penultima K Briefing della settimana.

Regno Unito. Vendite al dettaglio sopra attese a gennaio. Rimbalzo per le vendite al dettaglio inglesi a gennaio. Dopo il -0.5% di dicembre, il dato core supera le attese e sale dell’1.2% su base annua (+1.6% su base mensile). Il dato generale sale dello 0.9% su base mensile, il miglior rialzo mensile da marzo 2019. BoE che sorveglia ma che rimarrà ferma per molto tempo, sperando di poter fare scorta di munizioni in attesa del fatidico 31 dicembre 2020 che sancirà il reale distacco di Londra dall’Unione Europea.

USA, Philly Fed ai massimi da 3 anni. Ieri il dato dell’area di New York, oggi tocca all’indice sull’attività del manifatturiero nell’area di Philadelphia. I segnali sembrano coincidere. Il Philly Fed sale a 36.7, 20 punti in più della precedente lettura, toccando i massimi a 3 anni. Analizzando le componenti crescono quelle relative ai nuovi ordini ed alle spedizioni. Migliorano anche le aspettative sulla condizione economica a sei mesi. Ritmo più lento per l’occupazione ed ancora molta diffidenza sugli investimenti, a segnalare una certa prudenza sull’evoluzione della congiuntura americana.

Occupazione USA, stabile. Nella settimana scorsa sono cresciuti di 4mila unità coloro che hanno richiesto per la prima volta il sussidio di disoccupazione. La media a 4 settimane si mantiene in area 209mila. Aumentano leggermente coloro che ricevono un sussidio continuativo, passano da 1701mila (rivisto al ribasso) a 1726mila.

Brasile, cala la fiducia imprese e consumatori. Ancora segnali non positivi dall’economia sudamericana. L’indice della fiducia delle imprese sui prossimi 6 mesi cala a 64.8 da 65.3. Si tratta sostanzialmente del primo calo mensile da aprile 2019. Scende anche la fiducia dei consumatori elaborata da FGV che passa da 90.4 a 87.8. La lettura di metà mese del livello dei prezzi indica una flessione dell’inflazione a 4.21% dal precedente 4.34%, peggio delle attese.

Dollar Index vicino a quota 100. Il dollar index, il valore del dollaro USA rispetto ad un paniere di valute, continua la risalita iniziata a fine 2019. Dopo aver toccato i massimi a 33 mesi si avvicina alla quota psicologica dei 100 punti (per molti un segnale di acquisto). Un dollaro sempre più forte a cui fa da contraltare lo Yen che tocca i minimi a 9 mesi. Cosa significa tutto questo? C’è un certo ritorno dell’appetito per il rischio che viene fatto convogliare sugli Stati Uniti (visti i buoni dati macro ed i tassi di tutto rispetto applicati dalla Fed). Un certo cauto ottimismo sull’epidemia di coronavirus, misto a preoccupazioni sull’economia nipponica, deprimono lo yen (tra i beni rifugio per eccellenza).

Eurozona. Fiducia consumatori migliora nella stima di febbraio. La lettura preliminare della fiducia dei consumatori sui prossimi 6 mesi cresce a -6.6 dal -8.1 precedente. Si tratta del miglior dato da settembre scorso. Allargando lo sguardo all’unione europea la situazione è simile: -5.9 da -7.1. Entrambi i dati sono stabilmente sopra la media a lungo. Per ING il dato è molto positivo visto che i consumi interni hanno tenuto a galla l’economia dell’eurozona nella seconda metà del 2019. Una loro tenuta potrebbe far evitare all’area Euro il segno meno nel primo trimestre. ING stima un +0.1% nel primo trimestre, proiezione PIl 2020 a +0.7%.

Foto di Bruce Emmerling

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