PIL 4° trimestre 2019. Zona Euro ai minimi da 7 anni. Rallenta anche l’Est.

Giornata dedicata ai dati sul PIL 4° trimestre 2019. Da ovest verso est, l’Europa è attraversata da un vento freddino. L’Eurozona cresce ai ritmi più bassi da sette anni a questa parte, ma anche molti paesi dell’Est Europa sono alle prese con frenate considerevoli. Per questi ultimi si aggiunge anche il tema inflazione (ai massimi). Nel frattempo gli USA si godono una domanda interna che tiene. Questo ed altro nell’ultima K Briefing della settimana.

PIL 4° trimestre 2019. Zona Euro ai minimi da 7 anni. Era il 2013 quando il primo trimestre fece segnare una crescita del PIL di +0.4%. Sono passati circa 7 anni e l’economia nell’area euro è tornata a livelli di crescita di pochi decimali. Nulla di non previsto. Il dato trimestre su trimestre centra le attese a +0.1%, il dato su base annua, al 0.9%, le delude di un decimale (minimo a 6 anni). L’ultima parte del 2019 è stata particolarmente severa. Andando a vedere i dati dei singoli stati spicca lo zero spaccato della Germania e colpisce soprattutto il -0.1% della Francia, sino a fine estate tra le più reattive al rallentamento mondiale. Male l’Italia, molto male anzi, quasi mezzo punto di perdita da ottobre a dicembre 2019. In controtendenza la Spagna, che segna un +0.5% ed il Portogallo a +0.6%

Il vento si sposta ad Est. Segnali di rallentamento spirano ad est, dove preoccupa anche la componente prezzi (paragrafo più sotto). La Polonia segna un +3.1% anno su anno nel 4° trimestre 2019, il peggior dato da 3 anni a questa parte. La Bulgaria frena nell’ultimo trimestre 2019: +3.5%, il ritmo di crescita più basso dal 2018. La Repubblica Ceca è cresciuta solo dello 0.2%, ritmo pià lento da 7 anni a questa parte. L’Ungheria segna un +4.5%, minimo a due anni. La Slovacchia va in controtendenza, aumentando il ritmo di crescita del 2019, con un ultimo trimestre a +2.1%

Inflazione nell’Est Europa. In Slovacchia il livello dei prezzi arriva al massimo a 7 anni, toccando quota 3%. In Bulgaria l’inflazione arriva al 4.2%, il livello più alto dal 2013. In Polonia tocca il 4.4%, record a sette anni. In Repubblica Ceca arriva al 3.6%, livelli che non si vedevano dal 2012. Tranne che per la Slovacchia, dove addirittura scendono, sono i prezzi per gli alimentari a trainare il dato, rendendo sicuramente la situazione meno stressante di quanto possa apparire. Di certo, dopo la Repubblica Ceca, sono possibili mosse anche da parte di Polonia e Ungheria, specie se il primo trimestre 2020 dovesse dare conferme di segnali di surriscaldamento dell’economia.

USA, tengono le vendite ma cala la produzione industriale. In questo venerdì carico di dati macro arrivano notizie interessanti anche da oltre oceano. Innanzitutto le vendite al dettaglio negli States reggono. A gennaio fanno +0.3% rispetto a dicembre, centrando le attese. Rispetto a 12 mesi prima l’aumento è del 4.38%, un ritmo leggermente inferiore rispetto alla rilevazione precedente. Rimbalza il settore auto a +0.2%. Il dato senza il settore auto segna un +0.3%, in linea con le attese. Male il dato sulla produzione industriale che però risente in maniera sostanziale delle grane della Boeing. Con il 737 Max fermo e nessun nuovo ordine, l’industria aerospaziale ha mandato a picco il dato di gennaio (-0.5% il settore dei beni durevoli). Nel complesso il risultato è un -0.3%, rispetto ad attese di un +0.2%. Il dato relativo ai beni non durevoli segna un +0.3%, trascinato dai petroliferi.

Fiducia consumatori USA ai massimi dal 2018. La stima preliminare del sondaggio effettuato dall’università del Michigan conferma la solidità della domanda interna americana. Un po’ più incerta sulla condizione attuale ma ottimista sul prossimo semestre. L’indice complessivo segna 100.9 (da 99.8), le aspettative salgono a 92.6 da 90.5, mentre la valutazione della situazione attuale scende leggermente da 114.4 a 113.8. Stabili le aspettative di inflazione a breve (+2.5%), mentre scendono le attese sul livello dei prezzi a 5 anni (+2.3% da +2.5%).

Foto di Mustafa Altun

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