Coronavirus Wuhan. Gli effetti sull’economia

La diffusione del coronavirus Wuhan è da molti giorni la notizia di apertura di telegiornali, siti web e giornali. I numeri parlano oramai di oltre 170 morti e di circa 7mila persone infettate in Cina. La preoccupazione è globale ed ha interessato anche i mercati finanziari, che scontano gli effetti del virus sull’economia.

Di fronte a tanti morti, alle migliaia di persone ammalate ed alla quarantena a cui sono sottoposti milioni di cittadini cinesi, tutto passa in secondo piano. La speranza di tutti è che si possa presto arginare la diffusione del coronavirus Wuhan e che le comunità colpite tornino alle loro vite.

Fatta questa doverosa premessa, non si può non ignorare che questi accadimenti hanno una loro ricaduta in ambito economico e finanziario. La relazione tra coronavirus ed economia è stata affrontata in questi giorni da moltissimi report, alcuni dei quali si sono spinti a fare numeri e previsioni sulla perdita, in termini di crescita, che la diffusione del virus porterà nei prossimi mesi all’economia cinese.

Ma in che modo un’epidemia colpisce un sistema economico? Consumi, turismo, servizi sono gli ambiti più colpiti. La malattia e la quarantena, imposta ad intere comunità, genera un ovvio calo dei consumi. Il blocco dei trasporti, lo stop dei voli internazionali e la cancellazione di eventi pubblici incide sul settore del turismo.

Anche i servizi sono interessati. Ristoranti, attività commerciali, studi professionali: tutti sottoposti a chiusure o a lavorare con volumi fortemente ridotti. Pure il settore manifatturiero subisce effetti negativi. Basti pensare al calo della domanda di beni da produrre ed alla necessità di chiudere stabilimenti per questioni di sicurezza pubblica.

La conseguenza complessiva è una riduzione dei livelli di produzione e conseguentemente una minore crescita del prodotto interno lordo. Va poi considerato il costo in termini di spesa pubblica che aumenta per la necessaria risposta all’epidemia (sistema sanitario, sicurezza pubblica).

In un sistema globalizzato, le ricadute economiche valicano i confini nazionali e, al netto di un propagarsi dell’epidemia fuori dalla Cina, colpiscono i conti delle aziende presenti con impianti produttivi o reti di vendita sul territorio cinese.

La storia recente, dal 1900 ad oggi, ci dice che ogni evento epidemico ha avuto conseguenze sulla crescita economica. Brian Jacobsen di Wells Fargo mette in guardia, però, da facili confronti. L’influenza spagnola, del 1918, colpì alla fine del primo conflitto mondiale. L’influenza aviaria del 1997 coincise con la crisi finaziaria asiatica, la SARS del 2003 scoppiò nel mezzo di un mercato azionario ribassista; la H1N1 comparve nel corso della crisi finanziaria globale del 2008.

Non bisogna dimenticare, inoltre, i profondi cambiamenti avvenuti nell’economia cinese nell’ultimo decennio. La minor dipendenza dalle esportazioni data dalla crescita della domanda interna, il maggior impatto del turismo e la progressiva apertura alla presenza di investimenti esteri.

Gli effetti macroeconomici tendono ad essere più persistenti rispetto a quelli finanziari. Sempre Jacobsen ricorda come in corrispondenza di SARS e H1N1 i mercati finanziari reagirono con una flessione sensibile nel primo mese, ma chiusero poi l’anno in guadagno.

Coronavirus Wuhan. La risposta dei mercati azionari a SARS e H1N1
La risposta dei mercati azionari a SARS e H1N1. Fonte: Wells Fargo

Sul fronte macro il recupero della mancata crescita necessita di più tempo. La SARS, nel 2003, causò un calo del PIL cinese di due punti percentuali (occorre ricordare che la SARS aveva un tasso di mortalità attorno al 10% contro il 2% circa del coronavirus Wuhan).

Le stime attuali, da JpMorgan ad AllianceBernstein, parlano di una perdita di PIL del primo trimestre 2020 stimabile tra 1 e 1,9 punti percentuali annualizzati. Molto dipende dalla durata dell’epidemia che gli analisti prevedono possa estendersi dai 4 ai 9 mesi.

La situazione è molto liquida ed è, forse, ancora presto per avventurarsi in stime. Occorrerà monitorare alcuni aspetti:

  • La dinamica della diffusione del virus sia all’interno dei confini cinesi, sia a livello internazionale. In particolare desta preoccupazione la possibilità che il contagio possa avvenire attraverso persone che non presentano sintomi evidenti di malattia, evenienza che potrebbe aumentare la diffusione e la durata dell’ondata epidemica.
  • La risposta da parte del governo cinese e della banca centrale agli effetti negativi del coronavirus sull’economia.
  • L’eventuale effetto che l’epidemia può avere sulla concreta messa in pratica dell’accordo commerciale tra USA e Cina, particolarmente in relazione alle importazioni di prodotti agricoli americani.

Foto di Gerd Altmann

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