MiniBot, perchè spaventano i mercati?

Tra i punti più controversi del contratto “stipulato” tra la Lega ed il Movimento 5Stelle vi sono senza dubbio i MiniBot. La loro presenza ha suscitato molte critiche ed è vista dai mercati come una minaccia. Ma cosa sono e perchè spaventano tanto?

I MiniBot, nelle intenzioni dell’accordo giallo-verde, dovrebbero essere uno strumento per pagare i debiti dell’amministrazione pubblica. Si tratta di titoli di debito emessi dal ministero del Tesoro, in piccoli tagli e privi di interessi, garantiti dalle future entrate fiscali dello Stato.  Denominati in euro, sarebbero utilizzabili per pagare tasse o altri debiti con amministrazioni pubbliche. Se ci si limitasse a questo utilizzo si potrebbero considerare una sorta di sistema di compensazione tra debiti e crediti eterogenei ma pur sempre all’interno del rapporto stato/contribuente; sarebbe difficile considerarli come una sorta di moneta parallela. Il discorso cambia se, come qualcuno ipotizza, con i minibot si potranno effettuare anche transazioni tra privati. A quel punto saremmo di fronte ad una vera e propria moneta, in palese violazione dell’articolo 106 del Trattato di Lisbona.

Interessante analizzare quelli che potrebbero essere gli effetti  di tale strumento sul debito pubblico. Gli stessi ideatori ammettono che, in un primo periodo, i MiniBot farebbero aumentare il debito pubblico ma che questo aumento verrebbe, in una seconda fase, controbilanciato da una maggiore creazione di ricchezza. Un aumento del PIL che sarebbe innescato da una ripresa della dinamica domanda/offerta.

L’effetto sul debito pare scontato. I debiti commerciali ed i crediti d’imposta non rientrano nei calcoli che l’Unione Europea e le agenzie di rating utilizzano per valutare la salute del debito pubblico di uno stato. Trasformare questi debiti in titoli equivarrebbe a farli diventare debiti finanziari e quindi conteggiati nel debito totale. Una prima stima parla di un aumento del debito pubblico di 3/4 punti percentuali.

L’effetto sulla crescita è  più incerto. Innanzitutto si tratta di strumenti limitati nella loro circolazione e, come detto, potrebbero avere come effetto quello di liberare solo le risorse “incagliate” nelle lungaggini della Pubblica Amministrazione con lo scopo di compensare debiti e multe.  La scelta migliore, per chi decidesse di estinguere i crediti con la PA in MiniBot, sarebbe senza dubbio quella di venderli il prima possibile (anche a sconto) per convertirli in euro.

L’aumento del debito, attualmento l’unico effetto riconosciuto da tutte le parti, avrebbe come logica conseguenza una riduzione del merito di credito del nostro paese. Il rating, ricordiamolo, non è un fattore estetico; deteriorare il proprio rating significa aumentare il rischio percepito del paese e quindi aumentare i rendimenti che gli investitori richiedono per acquistare obbligazioni statali. Altro effetto, non di poco conto, è quello legato al complesso meccanismo con il quale la BCE presta denaro alle banche di un paese membro. Attualmente l’istituto di Francoforte accetta come garanzia titoli di stato a patto che questi siano comunque dotati di un rating di livello investment grade. Duole ricordare che il rating dell’Italia è attualmente a due scalini dal livello “speculativo” per le tre agenzie di rating principali.

A fronte di ipotetici vantaggi sul lato della crescita sembrano esserci troppe certezze sul quello dell’appesantimento del debito pubblico. Questo spaventa i mercati. Il rischio è che l’Euro si sgretoli e che l’uscita dell’Italia dalla moneta unica apra le porte ad un nuovo periodo di forte instabilità finanziaria globale.

 

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