Il “contratto di governo” di FMI e OCSE per l’Italia

Ridotti al limite dello stremo dal susseguirsi di consultazioni ed in fumosa presenza di temi piuttosto generici (povertà, meno tasse, più lavoro et alia), vale forse la pena soffermarci su alcune indicazioni che giungono da OCSE e FMI. Spunti interessanti per un contratto di governo.

Nell’introduzione del suo Fiscal Monitor, l’FMI parte da un dato impressionate: il mondo è sempre più sommerso di debiti. E sullo stock globale di debito, quello di matrice pubblica ha un peso rilevante. Lo scudo delle Banche Centrali ha protetto i conti pubblici dal possibile collasso. Ma cosa succederà (e cosa sta già succedendo) con il ritorno ad una politica monetaria normale? L’Italia, con i suoi 2300 e rotti miliardi di euro, dovrebbe sentirsi profondamente parte in causa.

FMI – Fiscal Monitor – Debito/GDP

L’FMI invita i governi dei paesi ” a rischio” ad attuare provvedimenti capaci di porre il debito pubblico su binari di decrescita nel medio lungo termine. Per farlo la ricetta è un mix di azioni che dovrebbero avere l’effetto di aumentare la base imponibile. Non solo tasse e contenimento di spesa, ma anche rimozione delle diseguaglianze che causano una diminuzione della produttività ed un rallentamento della crescita. Come, ad esempio, il problema dell’occupazione femminile ed i percorsi formativi dei giovani; macigni che il nostro paese porta sul groppone da molto tempo. L’FMI, quasi a sorpresa si direbbe, suggerisce un aumento delle erogazioni per l’assistenza a bambini e anziani, al fine di incrementare il tasso di partecipazione al lavoro.

Pochi giorni fa anche l’OCSE aveva inviato un messaggio chiaro al nostro paese. Per l’organizzazione parigina l’Italia è uno dei paesi nei quali il tasso di disuguaglianza è aumentato in maniera più vistosa dagli anni 80 ad oggi. L’indice di Gini (un indice che, in statistica, misura la disuguaglianza di una distribuzione ed è usato per misurare la disuguaglianza di reddito o ricchezza) è passato dal 0,29 allo 0,32, issando l’Italia al 10° posto tra i paesi con maggiori disparità sociali.

Per intraprendere la strada del riequilibrio l’OCSE invita a puntare sulla progressività; il modello è quello della creazione di una “dual progressive income tax”, ossia una tassazione progressiva su una base imponibile che comprenda sia il reddito che il patrimonio. Se dal punto di vista del reddito la progressività (almeno per ora) sembra garantita dalle aliquote Irpef, sul fronte del patrimonio e dei risparmi c’è da lavorare.

Piccolo inciso. Se ci pensate bene una flat tax in Italia è già presente ed è quella sui rendimenti e sul capital gain. Che sia un piccolo investitore da 20000 euro od un signorotto da milioni di euro l’aliquota è sempre del 26%. A voi ogni giudizio sul chi senta di più il peso della tassazione.

Mentre a Roma si discute, nei consessi internazionali si fanno proposte che, se non stiamo attenti, rischiano di trasformarsi in imposizioni. Finchè c’è tempo – e ne rimane poco-  sarebbe il caso di prendere questi suggerimenti e declinarli nella maniera più conveniente al nostro paese. Spunti per il “contratto di governo” sembrano esserci, ora basterebbe iniziare a mostrare qualche bozza.

 

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