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La fotografia dei mercati finanziari di ottobre 2026: il non equilibrio azionario/rendimenti e l’appuntamento con le trimestrali

Nella fotografia dei mercati finanziari di ottobre 2026 c’è il contrato tra andamento dell’azionario e rendimenti obbligazionari. Sullo sfondo l’appuntamento con le trimestrali.

Nell’appuntamento di ottobre con la fotografia dei mercati di KbMeter l’attenzione è tutta sul non equilibrio tra mercati azionari in rialzo e rendimenti obbligazionari in rialzo, con uno sguardo all’importante appuntamento con le trimestrali.

Ci siamo lasciati alle spalle un settembre caratterizzato da rendimenti obbligazionari in rialzo e mercato azionario resiliente. È un copione che vedremo anche a ottobre?

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Stando a quanto visto in questa prima settimana del nuovo mese si può ipotizzare che la doppia narrativa vada avanti ancora per un po’. La domanda di debito continua ad essere influenzata da molti fattori che ne alzano le richieste in fatto di premio per il rischio; dalle aspettative di inflazione fino allle fragilità delle finanze pubbliche, passando per l’eccesso di offerta e la concorrenza sui rendimenti creata dalle emissioni obbligazionarie dei big della tecnologia. Dall’altro lato l’azionario basa la sua resilienza su una serie di dati macro che raccontano un’economia ancora in salute e senza surriscaldamento sul mercato del lavoro. A questo si unisce l’aspettativa, molto alta, di una stagione di trimestrali che mostri segnali di profitti in arrivo sul fronte tecnologico ed in particolare dell’IA. I numeri di Micron di qualche giorno fa sono, da questo punto di vista, confortanti. Nel complesso non è una situazione di equilibrio e l’aggiustamento è da mettere in conto.

Che aggiustamento?

È come se si stesse guidando un’auto accelerando e frenando contemporaneamente. Prima o poi una delle due azioni è destinata a prevalere o per decisione del guidatore (l’ipotesi più benevola), oppure perchè una delle due meccaniche (motore o freni) cede. Fuor di metafora, non è possibile pensare che rendimenti elevati a lungo non abbiano effetti sui mercati finanziari e sull’economia reale. Ci sono almeno tre fragilità che potrebbero far saltare il motore. La prima è la più macroeconomica ed è la famosa distruzione della domanda, la seconda è più finanziaria e riguarda la sostenibilità del debito (in primis l’high yield per arrivare fino a quello pubblico), la terza è tutta legata all’IA e più precisamente al ritorno degli investimenti e al costo del debito.

Questo nell’ipotesi di rendimenti che rimangano elevati a lungo, ma c’è la possibilità che si torni a livelli più “gestibili”?

Questa è l’altra parte della metafora vista prima. I rendimenti elevati sono il freno che al momento disturba ma non ferma il risk on azionario. Sicuramente ci sono degli elementi che possono calmare il sell off obbligazionario. Una schiarita sul fronte geopolitico con i suoi effetti sui prezzi dell’energia, probabilmente anche l’esito delle elezioni di midterm potrebbe avere un peso. Con i Treasury a lungo termine sopra il 5% c’è anche chi vede avvicinarsi il momento del rientro sul mercato dei grandi compratori di debito USA, altro elemento che potrebbe contribuire ad una ripresa dei prezzi dei bond.

Insomma, gli investitori devono attendersi che il filo si spezzi da qualche parte?

Per certi versi è così. Probabilmente è vero che la rivoluzione tecnologica sta facendo alzare il famoso (e fumoso nel calcolo) tasso neutrale. È altrettanto vero che ci sono elementi strutturali che rischiano di portare i livelli di inflazione più alti e più a lungo. L’energia rimane un bene troppo conteso e i cambiamenti climatici incidono sui prezzi delle materie prime agricole. La promessa di produttività alle stelle dell’IA non sembra così vicina dall’essere raggiunta e quantificata. Quindi se da un lato è probabile che si debba convivere con inflazione e tassi di interesse su livelli più alti che nel recente passato, è altrettanto vero che per arrivare a questo nuovo equilibrio il sistema economico debba aggiustarsi e questo processo coinvolge sia il mercato azionario che quello obbligazionario.

Gli Health Score di KbMeter cosa suggeriscono?

La maggioranza degli asset monitorati è in zona neutrale, con lo score medio che si aggira attorno ai 48 punti in una scala da 0 a 100. Il nostro barometro del rischio è tornato da qualche giorno in zona risk on e l’indicatore di volatilità non segnale incrementi. L’azionario è guidato dagli Stati Uniti ed in particolare dal comparto tecnologico, mentre sul fronte europeo le nostre analisi indicano da qualche settimana segnali di debolezza. Sul fronte obbligazionario la cosa interessante da segnalare è un lieve rialzo delle componenti outlook dello score, un indizio che forse il bottom per il comparto potrebbe essere vicino. Infine, per le materie prime, osserviamo un netto aumento delle valutazioni per quelle agricole.

In giro si sentono molte voci “shortiste” sull’azionario, si riparla di bolla sull’IA…

È un tema di grande impatto mediatico, ma la preferenza deve sempre andare ai fatti. E i fatti in questo caso hanno un nome preciso: trimestrali. Il settore dell’IA è più vulnerabile rispetto a 12/24 mesi fa, se non altro perchè il peso degli investimenti si è spostato nettamente sul capitale a debito e due grandi player – OperAI e Anthropic – stanno per entrare in borsa. Ma la stella polare rimane la stessa: capire se i profitti iniziano a ripagare gli investimenti. Il resto è scenografia e generalmente ipotizzare di vincere andando contro il mercato è paragonabile a vincere alla lotteria.

Foto di R.M. Grabow

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