Mentre le agenzie di stampa continuano a rilanciare voci e sussurri di bolle e i rendimenti sui treasury a 10 anni ritoccano i massimi dal 2022, l’economia reale sembra andare per una strada diversa, ma non meno contraddittoria. L’ultimo esempio arriva dall’aggiornamento di settembre del Logistics Managers’ Index.
Il report sembra avvisarci che, con l’avvicinarsi della stagione degli acquisti di fine anno, la logistica negli Stati Uniti inizia ad accelerare. Il sondaggio mensile tra i dirigenti del settore pubblicato ieri, la cui lettura è simile a quella dei PMI, a settembre è salito a 70,2 punti da 66,6 di agosto. Si tratta del secondo valore più alto dal marzo 2022, quasi tredici punti sopra il livello di un anno fa.
A spingere al rialzo è il flusso di merce in arrivo. I negozi che avevano tenuto livelli bassi di magazzino si preparano ora a rifornire, con gran parte dei prodotti che si trova ancora presso grossisti e distributori. Il porto di Los Angeles prevede, tra fine settembre e inizio ottobre, arrivi di container superiori di circa il 50% rispetto a un anno fa. Va ricordato, però, che nel 2025 gran parte degli acquisti dall’estero era stata anticipata in estate, per evitare il rischio dazi.
L’effetto principale di questo afflusso di merci è che la disponibilità dei magazzini sta calando al ritmo più rapido dal 2022, soprattutto per le imprese più piccole, e la capacità di trasporto si restringe da dieci mesi di fila. I costi logistici complessivi reagiscono di conseguenza e toccano il massimo da aprile 2022. A pesare è soprattutto il prezzo del carburante: il diesel costa in media 6,83 dollari al gallone, il secondo livello più alto di sempre, oltre il 70% in più rispetto a prima del conflitto con l’Iran.
Dicevamo in presentazione che si tratta di un dato contraddittorio. La spiegazione ci arriva da un altro dato, quello sulla fiducia dei consumatori, vale a dire sull’umore di chi quei magazzini pieni deve farli svuotare con i propri acquisti.
La fiducia misurata dall’Università del Michigan è scesa a 48,1 nel mese di settembre, quella del Conference Board a 81,9, il livello più basso dal 2014. Se a questo aggiungiamo che i nuovi posti di lavoro sono stati appena 29.000 e l’inflazione, al 3,4%, resta lontana dall’obiettivo della Fed, il quadro non sembra incoraggiante. Eppure le imprese si stanno rifornendo come se la domanda dovesse reggere.
Le previsioni dei dirigenti del settore logistica per i prossimi dodici mesi non promettono grosse novità: i trasporti rimarranno ancora congestionati e i prezzi alti. Il G7 ha escluso il blocco delle esportazioni di diesel e libererà 100 milioni di barili dalle riserve strategiche, ma resta da vedere se questo basterà a calmierare il costo del carburante.
Il verdetto spetterà ai consumatori: se gli acquisti natalizi non saranno all’altezza delle scorte accumulate, magazzini pieni e relativi costi peseranno sulle imprese.
Foto di Bellergy RC





