L’economia statunitense ha creato 147 mila posti di lavoro nel mese di giugno, battendo le attese e allontanando l’ombra di un rallentamento della crescita. Il tasso di disoccupazione è sceso di un decimo di punto, tornando al 4,1%. In calo di un decimo anche il tasso di partecipazione, che si è fermato al 67,3%. Lettura stabile, invece, per il tasso di disoccupazione allargata (U6), che rimane al 7,8%.
Il report rivela altri aspetti importanti: innanzitutto, la manifattura continua a rappresentare l’anello debole, con un calo di 7 mila occupati. Inoltre, solo la metà delle assunzioni di giugno riguarda il settore privato. Un’ultima osservazione riguarda i salari: la paga oraria è cresciuta meno delle attese, registrando su base annua un +3,7%, il valore più basso dal luglio dell’anno scorso.
In definitiva, si tratta di numeri che confermano la solidità del mercato del lavoro statunitense, ma che al tempo stesso mostrano come l’incertezza del momento stia raffreddando la propensione delle imprese ad assumere. Nel frattempo, i sussidi di disoccupazione restano sostanzialmente stabili rispetto alla settimana precedente, con quelli continuativi ancora a quota 1,964 milioni.
Australia, a maggio il surplus commerciale tocca il minimo da metà 2020.
Nel mese di maggio la bilancia commerciale australiana ha registrato un surplus dimezzato rispetto ad aprile, attestandosi a 2,24 miliardi di AUD, il minimo dall’agosto 2020. Le esportazioni sono scese del 2,7% su base mensile, toccando il livello più basso da febbraio scorso. Le importazioni, invece, sono aumentate del 3,8%, raggiungendo il massimo storico di 40,16 miliardi di dollari australiani. I dazi statunitensi hanno influenzato il quadro: da un lato hanno ridotto le esportazioni (in parte anticipate ad aprile), dall’altro hanno gonfiato le importazioni a seguito della sospensione dei dazi reciproci.
Cina, per PMI Caixin il settore privato torna in espansione a giugno.
Il sondaggio PMI Caixin segnala un netto miglioramento del settore privato cinese a giugno. L’indice composite è salito a 51,3 punti, massimo da marzo e quinto mese consecutivo di espansione nel 2025. La manifattura compensa il rallentamento del settore servizi, nonostante un indebolimento della domanda estera. Sul fronte dei prezzi continuano i segnali di deflazione: i prezzi alla produzione tornano a scendere, e le imprese trasferiscono questi risparmi ai consumatori, riducendo i prezzi finali per incentivare gli acquisti.
Stati Uniti, bilancia commerciale a maggio.
A maggio è tornato a salire il deficit della bilancia commerciale statunitense, anche se sia le importazioni che le esportazioni hanno registrato un rallentamento. L’export è calato del 4%, mentre le importazioni sono diminuite dello 0,1%. Da segnalare che il maggiore deficit si è registrato nei confronti dell’Unione Europea (-22 miliardi di dollari), mentre quello con la Cina è sceso a 14 miliardi di dollari.
Stati Uniti, ISM servizi oltre le attese a giugno.
Nel mese di giugno l’sale a quota 50,8 punti, ritornando in zona espansione e battendo le attese. Sebbene la parola incertezza sia la più utilizzata dagli intervistati, il sondaggio registra un miglioramento sul fronte dei nuovi ordini, della produzione, delle scorte e delle esportazioni. Scende in zona contrazione, invece, la componente occupazione. La componente prezzi rimane per il sesto mese consecutivo sopra la soglia dei 60 punti, anche se registra un lieve rallentamento rispetto al mese precedente.
Nel mese di giugno, l’indice ISM servizi è salito a 50,8 punti, tornando in territorio di espansione e superando le attese. Sebbene il termine “incertezza” sia il più citato dagli intervistati, il sondaggio evidenzia miglioramenti per nuovi ordini, produzione, scorte ed esportazioni. La componente occupazione, invece, è scesa in zona contrazione; ed è la terza volta in quattro mesi. La componente prezzi si mantiene, per il sesto mese consecutivo, al di sopra della soglia dei 60 punti, pur registrando un lieve rallentamento rispetto al mese precedente.
Stati Uniti, ordini all’industria a maggio.
A maggio, gli ordini all’industria manifatturiera statunitense sono aumentati dell’8,2% su base mensile, un incremento record dovuto al forte aumento delle commesse nel settore dei trasporti. Al netto di questa componente, la variazione si riduce al +0,2%, il primo dato positivo da febbraio scorso.
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