Mercati azionari. 2020 is the new 1995?

Mercati azionari 2020, come sarà il nuovo anno? Manca ancora poco meno di un mese e mezzo alla fine di questo tribolato 2019 e già fioccano le prime previsioni per l’inizio del nuovo decennio. Iniziamo a raccontarvele partendo da una ipotesi interessante che prova a tracciare un parallelo tra quanto accade oggi e quanto è accaduto nella metà degli anni 90.

Ad esporla è Krishna Memani di Invesco. Memani sostiene che, per tutta una serie di fattori, il 2020, o almeno la prima metà, avrà tutte le condizioni per una crescita moderata e a bassa volatilità dei mercati azionari; vedendo in questo un’analogia tra il 1995 e lo scenario attuale. Andiamo per ordine e cerchiamo di dettagliare questa visione.

Memani mette in fila i punti salienti che stanno emergendo in questi giorni.

  • I dati macro iniziano a mostrare alcuni segnali di resilienza dell’economia. Non fulmini di guerra, chiaramente, ma un passaggio da un ritmo lentissimo ad uno lento/moderato.
  • Le banche centrali non si smuovono dalla loro posizione dovish. Anche la Fed ha candidamente dichiarato che un rialzo dei tassi sarà possibile solo nel momento in cui ci saranno persistenti indizi di inflazione sostenuta. In aggiunta, sia Fed che BCE stanno comprando titoli, rimpolpando i propri bilanci.
  • Il negoziato tra USA e Cina potrebbe presto portare ad un primo accordo, forse solo una tregua tariffaria.
  • I profitti aziendali nel terzo trimestre sono andati meglio del previsto e secondo molti analisti la recessione degli utili potrebbe aver toccato il suo fondo.

La situazione ricorda molto il 1995. Il cambio di rotta della Fed, che tornò ad abbassare i tassi di interesse, rianimò l’economia americana consentendo ai mercati di riprendere a crescere fino alle soglie del nuovo millennio (ed allo scoppio della bolla hi-tech).

Per certi versi le condizioni sembrano addirittura migliori. I tassi sono già molto bassi ed il credito non ha mai smesso di essere erogato. Il settore non manifatturiero ha tenuto, preservando i livelli occupazionali e con essi i salari ed i consumi. Il tutto condito da un’inflazione, corrente ed attesa, bassa. Tradotto, significa tassi di interesse bassi a lungo e pochi rischi di un cambio repentino di strategia delle banche centrali.

Per questi motivi il 2020, almeno nella sua prima parte, dovrebbe presentarsi come un anno favorevole alle azioni. Certo, conclude Memani, le azioni hanno già valutazioni molto alte e i dati macroeconomici non saranno strepitosamente positivi. Bisogna attendersi, quindi, una crescita moderata ma con molta meno volatilità rispetto a quanto sperimentato nel 2019.

Foto di Ahmad Ardity

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