La settimana economica dal 2 al 7 novembre 2026 è stata condizionata dai risultati delle elezioni di midterm negli Stati Uniti. La clamorosa vittoria democratica ha finito per scaricare i suoi effetti sul settore tecnologico, con il Nasdaq scivolato in correzione. Intanto in Europa la corsa alla successione di Lagarde si restringe a due nomi, l’olandese Klaas Knot e lo spagnolo Pablo Hernández de Cos, in quella che sembra essere una nuova sfida tra “falchi” e “colombe”. In casa Tesla è tempo di addii, con Musk che annuncia il pensionamento anticipato del Cybertruck.
Italia, i conti di Intesa e Mps e le date dell’OPAS
Intesa Sanpaolo ha chiuso il terzo trimestre con un utile netto di 2.645 milioni di euro, in crescita dell’11,5% su un anno fa e leggermente sotto i 2.793 milioni del trimestre precedente. Sui nove mesi il risultato è di 8,2 miliardi e la banca conferma per il 2026 un utile ben oltre i 10 miliardi, come si legge nel comunicato sui risultati. A deludere sono stati soltanto i ricavi, rimasti sotto le stime degli analisti. Ai soci andrà un acconto sul dividendo da 3,8 miliardi, cioè 22 centesimi per azione, in pagamento il 25 novembre.
Sullo sfondo resta ovviamente l’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata su Monte dei Paschi di Siena. Il rapporto di concambio è stato aggiornato a 1,664 azioni Intesa per ogni azione Mps più 1,25 euro in contanti, per un valore complessivo di circa 31,4 miliardi. L’Ad Carlo Messina ha escluso un rilancio.
Dal canto suo, Mps ha presentato venerdì conti positivi. Il terzo trimestre si è chiuso con 543 milioni di utile, il 14,6% in più su base annua e sopra i 533 milioni attesi dagli analisti, e da gennaio a settembre il risultato arriva a 1.657 milioni, con un aumento del 21,2%. La banca ha alzato le stime per l’intero anno e ha indicato che potrà distribuire agli azionisti fino all’intero utile. Entro novembre il consiglio di amministrazione dovrà esprimere la propria valutazione sull’offerta.
Secondo il calendario atteso la Consob darà il via libera al documento d’offerta il 9 o il 10 novembre, e le adesioni cominceranno nella settimana del 23.
Europa. Parte la corsa alla succesione di Lagarde.
Christine Lagarde ha annunciato il 29 ottobre che lascerà la presidenza della Banca centrale europea il 7 febbraio 2027, circa nove mesi prima della scadenza naturale del mandato. Per proporre i successori all’Eurogruppo c’era tempo fino a venerdì 6 novembre, e in quella data la Spagna ha formalizzato la candidatura di Pablo Hernández de Cos con una lettera del ministro dell’Economia Carlos Cuerpo. Il nome girava da mesi. Hernández de Cos guida oggi la Banca dei regolamenti internazionali ed è stato governatore della Banca di Spagna dal 2018 al 2024, mentre l’olandese Klaas Knot, il suo avversario, ha diretto la banca centrale dei Paesi Bassi. Per ora sono gli unici due nomi in campo. Da lunedì 9 novembre i ministri delle Finanze dell’area euro cominceranno a esaminare le candidature, poi toccherà al Consiglio europeo del 26 e 27 novembre.
Al centro dell’attenzione BMW. Già all’inizio della settimana si parlava di circa 1.800 posti da tagliare, un decimo del personale, nella società comune cinese BMW Brilliance Automotive, indiscrezione che il gruppo non ha confermato. Il 3 novembre è arrivata la seconda revisione al ribasso delle previsioni sull’anno, con un margine operativo del settore auto atteso ora tra -0,5% e +0,5% invece dell’1-3% indicato in precedenza. Il giorno dopo i conti hanno mostrato un utile netto trimestrale di 1,45 miliardi di euro, inferiore del 14,7% a quello di un anno prima, e sui nove mesi il calo sale al 24,4% con il peso della Cina. Il piano da 8.000 posti era stato annunciato il 29 luglio.
Stati Uniti. Nasdaq in correzione dopo le midterm. Tesla, bye bye Cybertruck.
Le elezioni di metà mandato hanno dato ai Democratici la maggioranza in entrambe le Camere e la reazione dei mercati è stata particolarmente volatile. Dopo un mercoledì al rialzo, infatti, Wall Street ha registrato la seduta peggiore da oltre un anno. Il Nasdaq Composite ha perso il 5,5% chiudendo a 24.315 punti ed è entrato in correzione, cioè in calo di oltre il 10% dal massimo del 6 ottobre, mentre il Dow Jones ha lasciato sul terreno circa 1.800 punti.
A pesare sono i timori che le vittorie democratiche, anche nelle elezioni dei governatori in Stati chiave come il Texas, rallentino la costruzione dei centri dati per l’intelligenza artificiale.
Meta è tornata due volte sul mercato obbligazionario. Il 3 novembre ha collocato 15 miliardi di dollari in cinque scadenze, con richieste fino a 58 miliardi, contro i 125 dell’ottobre 2025 e i 96 dell’aprile scorso. Il giorno dopo ha emesso la sua prima obbligazione in euro, divisa in sei scadenze, puntando a 9 miliardi e ricevendo ordini per 53, un record per un’azienda in Europa. Il prezzo però è stato più alto del solito. Sulla scadenza a poco più di sei anni Meta ha concesso 140 punti base, cioè l’1,4%, sopra il tasso swap di riferimento, un parametro di mercato per il costo del denaro, mentre per Alphabet il differenziale era stato di 90 punti base, come riferisce Soldionline.
Ieri Elon Musk ha annunciato la chiusura graduale della produzione del Cybertruck entro la metà 2027. I numeri confermano il flop del pick-up di casa Tesla, con le vendite ferme a circa un decimo della capacità annua dello stabilimento. La produzione si concentrerà ora sul Cybercab, il modello pensato per i taxi senza conducente.
Sul fronte delle trimestrali Apple e Palantir hanno battuto le attese, ma senza convincere il mercato. Apple ha indicato per il trimestre natalizio un margine lordo tra il 45 e il 46%, sotto il 46,3% che gli analisti si aspettavano, e il titolo ha perso circa il 2,8% nelle contrattazioni serali. Palantir ha portato i ricavi a 2,313 miliardi di dollari, quasi il doppio di un anno prima e per la prima volta oltre quota 2 miliardi, ha alzato la stima annuale a circa 8,53 miliardi e ha ceduto comunque il 4,5%, per i timori su un rallentamento delle commesse. AMD ha chiuso il terzo trimestre con ricavi record di 13,38 miliardi di dollari, il 45% in più di un anno fa e sopra le attese, grazie ai centri dati i cui ricavi sono quasi raddoppiati. Per il trimestre in corso la società prevede circa 17 miliardi, contro i 16,23 stimati dagli analisti, e il titolo è salito di oltre il 5% nelle contrattazioni dopo la chiusura.
Resto del mondo. Brent sotto i 100 dollari, per la BoJ altri rialzi in vista?
Il Brent è sceso in settimana sotto i 100 dollari al barile. A spingerlo giù è stata la ripresa dei colloqui tra Stati Uniti e Iran con la mediazione del Qatar. Teheran chiede la revoca delle sanzioni, lo sblocco dei beni congelati e la fine del blocco navale americano prima di riaprire lo Stretto. Donald Trump ha sentito l’emiro del Qatar e, secondo Open, valuta tre strade dopo il voto, cioè nuovi attacchi, pressione economica oppure un accordo con concessioni a Teheran. Venerdì il gas europeo ha perso il 5% fermandosi a 85 euro al megawattora.
La Bank of Japan ha pubblicato giovedì i verbali della riunione del 17 e 18 settembre, quando aveva alzato il tasso di riferimento all’1,25%, il livello più alto dal 1995, con sette voti contro due. Asada e Sato avrebbero voluto lasciarlo all’1%. Dai verbali emerge che il consiglio ha convenuto sull’opportunità di proseguire con i rialzi. Uno dei membri ha prospettato un’accelerazione se i prezzi superassero le attese, un altro ha escluso la necessità di mosse affrettate. Tra i rischi è stato citato il rincaro del petrolio, salito del 50%, e il rappresentante del governo ha chiesto di valutare con attenzione gli effetti cumulati dei rialzi passati.





