La settimana economica dal 6 al 10 luglio 2026 è stata caratterizzata dal nuovo cambio di scenario nel Golfo Persico. Mentre fonti indicano che gli incontri tecnici tra le parti continuano, il cessate il fuoco è stato accantonato con il rischio che lo stretto di Hormuz torni a chiudersi al transito delle navi. Negli Stati Uniti, intanto, la più grande IPO di una società straniera – la sudcoreana SK Hynix – fa riemergere l’entusiamo per il settore tecnologico.
Italia, numeri in calo per la produzione industriale
Il 10 luglio l’Istat ha diffuso i dati sulla produzione industriale di maggio: l’indice destagionalizzato scende dello 0,3% su aprile, il primo calo dopo tre mesi di aumenti congiunturali, mentre su base annua la crescita resta positiva all’1,1%. Il calo mensile coinvolge tutti i principali raggruppamenti tranne l’energia (+4,6%), mentre su base tendenziale spiccano i beni strumentali (+5%) e in particolare la fabbricazione di mezzi di trasporto (+11,6%); soffrono invece tessile e abbigliamento (-6,6%). Nella stessa nota, l’istituto segnala che gli effetti sistemici del conflitto tra Stati Uniti e Iran continuano a pesare sull’inflazione globale, pur in un quadro geopolitico giudicato leggermente migliorato rispetto a inizio anno
Europa, effetto nuove tensioni nel Golfo
Le tensioni in Medio Oriente hanno guidato anche l’ottava dei listini continentali, chiusa in territorio negativo dopo la dichiarazione di Trump sulla fine della tregua con l’Iran al vertice Nato di Ankara. Piazza Affari, che il 6 luglio aveva sfiorato i 53mila punti, ha comunque limitato i danni chiudendo la settimana a -0,4%, sostenuta da bancari e industriali; più deboli Parigi e Francoforte. Il petrolio Brent guadagna il 5,2% settimanale e il gas Ttf il 7,1%, mentre lo spread tra Btp e Bund si restringe leggermente a 74 punti base. Sul fronte della politica monetaria, il rialzo dei prezzi energetici legato a Hormuz ha spinto i mercati a prezzare una probabilità del 70% che la Bce torni ad alzare i tassi a settembre, dopo il primo rialzo di giugno
Gran Bretagna, tra incertezza politica e BoE
La sterlina è scesa a 1,335 dollari il 9 luglio, complice il rincaro del petrolio che ha riacceso i timori sull’inflazione britannica: gli investitori ora scontano per intero un rialzo di 25 punti base della Bank of England entro fine anno, contro il 75% di probabilità stimato prima delle dichiarazioni di Trump ad Ankara. Sul piano politico resta aperta la partita della successione a Downing Street: Andy Burnham, favorito per succedere a Keir Starmer, deve ancora indicare il nuovo cancelliere dello scacchiere, con Ed Miliband indicato come nome più probabile.
Stati Uniti, di IPO in IPO
Il 10 luglio SK Hynix ha debuttato al Nasdaq con la più grande Ipo mai realizzata da una società straniera negli Stati Uniti: 26,5 miliardi di dollari raccolti, sopra i 25 miliardi di Alibaba nel 2014, con richieste sette volte superiori all’offerta e titolo in chiusura a +13% rispetto al prezzo di collocamento di 149 dollari. L’operazione, legata al boom della domanda di memorie per l’intelligenza artificiale, arriva mentre il segretario al Commercio Usa Howard Lutnick spinge i produttori coreani a investire in nuovi impianti sul suolo americano.
Sempre a Wall Street prosegue il caso SpaceX: la società di Elon Musk è entrata nel Nasdaq 100 il 7 luglio, il più rapido ingresso nella storia dell’indice grazie a una nuova regola che riduce da tre mesi a 15 sedute il periodo minimo di attesa per le maxi Ipo. Il titolo, tuttavia, ha chiuso l’8 luglio a 148,30 dollari, sotto il prezzo di apertura della quotazione di giugno, spingendo Morgan Stanley ad avviare la copertura con rating Overweight e target price a 300 dollari, a segnalare un marcato scollamento tra l’ottimismo degli analisti e la prudenza del mercato
Resto del Mondo: di nuovo Hormuz
Nella notte tra il 6 e il 7 luglio le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno colpito tre navi mercantili nelle acque a sud dello Stretto di Hormuz, al largo dell’Oman, tra cui una gasiera qatariota e una petroliera saudita. Gli Stati Uniti hanno risposto con una nuova ondata di attacchi, rivendicando oltre 80 obiettivi colpiti in Iran meridionale, mentre l’Iran ha colpito basi statunitensi in Kuwait e Bahrein. Al vertice Nato di Ankara, l’8 luglio, Trump ha dichiarato conclusa la tregua con Teheran, riaccendendo i timori sui mercati energetici. Secondo i dati di Kpler citati da Reuters, il traffico giornaliero di petroliere nello stretto è apparso in rallentamento venerdì 10 luglio, dopo settimane in cui la media si era stabilizzata attorno alle 40 navi al giorno; diverse imbarcazioni hanno invertito la rotta, mentre altre continuano a transitare lungo il corridoio meridionale sorvegliato in coordinamento con Oman e Stati Uniti
Attenzione. La nostra rubrica sulle notizie economiche della settimana salta un turno! Ci rileggiamo il 25 luglio prossimo.





