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Spagna, inflazione a marzo 2026 tocca i massimi dal 2022
Settimana economica (dal 22 al 28 marzo 2026): sulla guerra OCSE e sfiducia, il Giappone difende lo yen, all’IA servirà meno memoria?
Cina, gli ingredienti del successo nel commercio internazionale

Settimana economica (dal 22 al 28 marzo 2026): sulla guerra OCSE e sfiducia, il Giappone difende lo yen, all’IA servirà meno memoria?

Nella settimana economica dal 22 al 28 marzo 2026 la guerra in Iran rimane protagonista, con le stime dell’OCSE, il caso di fiducia del settore privato. Notizie interessanti da Stati Uniti (caso Meta e l’IA di Google) e dal Giapone (pronto a difendere lo yen).

La settimana economica dal 22 al 28 marzo 2026 è stata dominata da un filo conduttore unico: la guerra in Medio Oriente. Le tensioni attorno allo Stretto di Hormuz hanno continuato a plasmare aspettative di inflazione, politiche monetarie e sentiment di mercato su scala globale. Mentre i segnali di pace si alternano a nuove smentite — con Washington e Teheran che offrono versioni opposte dello stato dei negoziati — organismi internazionali, banche centrali e investitori provano a fare i conti con uno scenario che solo due mesi fa sembrava impensabile. L’OCSE ha pubblicato il suo Interim Report, l’Unione Europea ha chiuso un accordo storico con l’Australia, il Nasdaq è entrato in zona di correzione, e a Los Angeles un tribunale ha scritto un precedente che potrebbe ridisegnare la responsabilità delle piattaforme digitali. Di seguito le notizie più rilevanti, divise per area geografica.

Italia, fiducia consumatori in peggioramento

La settimana si è aperta con un dato che ha sorpreso in negativo: l’ISTAT ha comunicato che a marzo 2026 l’indice di fiducia dei consumatori è calato bruscamente da 97,4 a 92,6, mentre l’indicatore composito del clima di fiducia delle imprese ha registrato una riduzione appena marginale, da 97,4 a 97,3. Si tratta, del livello più basso da ottobre 2023, con un calo di quasi cinque punti rispetto a febbraio che ha sorpreso anche i mercati, i quali attendevano un dato di 95,5.

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Il quadro è quello di un paese a due velocità. Tra i consumatori si evidenzia un diffuso peggioramento delle opinioni, soprattutto di quelle sulla situazione economica del Paese: il clima economico cade da 99,1 a 88,1, il clima futuro scende da 93,1 a 85,3. Le imprese, invece, dimostrano ancora una capacità di tenuta: l’indice composito si mantiene sostanzialmente invariato. La raccolta dati si è svolta nei primi quindici giorni di marzo, nel pieno delle tensioni geopolitiche legate al conflitto in Medio Oriente. A pesare sul sentiment ci sono anche il ritardo del governo nell’intervenire sul rincaro dei carburanti e l’imminente aggiornamento da parte di ARERA delle tariffe della luce per il secondo trimestre 2026.

A fare da cornice a questi dati ci sono le nuove stime OCSE. L’Organismo internazionale ha tagliato le attese di crescita per l’Italia, con un PIL previsto in crescita di appena lo 0,4% nel 2026 e un’inflazione in salita al 2,4%. Secondo l’economista dell’OCSE Asa Johansson, il PNRR continuerà a sostenere la crescita, ma l’aumento dei prezzi dell’energia colpisce i consumi e ha indotto l’organismo a rivedere le previsioni al ribasso.

Europa, tra stime OCSE e nuovi sbocchi commerciali

Il rapporto OCSE di marzo, intitolato Testing Resilience, ha ridisegnato le prospettive macroeconomiche globali in modo netto. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha tagliato le previsioni di crescita per l’Eurozona di 0,4 punti percentuali, portandole allo 0,8%, mentre le due principali economie del continente, Germania e Francia, sono state a loro volta riviste al ribasso allo 0,8%. Sul fronte dei prezzi, l’OCSE prevede un aumento dell’inflazione nei paesi del G20 che nel 2026 sarà superiore di 1,2 punti percentuali rispetto alle stime precedenti, raggiungendo il 4,0%. Solo nel 2027 si assisterà a un rallentamento, con un ritorno al 2,7%.

Nel frattempo l’Unione Europea ha messo a segno un importante risultato sul fronte commerciale. Il 24 marzo, dopo otto anni di negoziati, l’UE e l’Australia hanno concluso un ampio accordo commerciale, militare e tecnologico. L’annuncio è giunto durante la missione della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a Canberra. L’intesa commerciale prevede che le esportazioni dell’UE cresceranno fino al 33% nel prossimo decennio, con un valore che raggiungerà i 17,7 miliardi di euro all’anno. Tra i settori più coinvolti figurano quello caseario, l’automotive e il comparto chimico. L’accordo include inoltre un accesso facilitato dell’UE alle materie prime critiche australiane — litio, alluminio, manganese — nell’ottica di ridurre la dipendenza dalla Cina. Il testo dovrà ora seguire il consueto iter di ratifica presso il Consiglio e il Parlamento europeo.

Sul fronte della politica monetaria, la BCE ha tenuto banco con le dichiarazioni di Christine Lagarde. Davanti alla ECB Watchers Conference, la governatrice ha tracciato tre scenari possibili in funzione dell’entità e della persistenza dello shock energetico. Il messaggio centrale: la BCE non sarà “paralizzata dall’esitazione” e dispone di “un ventaglio di opzioni”, essendo pronta ad apportare modifiche alla propria politica “in occasione di qualsiasi riunione”. I mercati stanno già scontando per il 2026 fino a tre rialzi dei tassi da 25 punti base ciascuno. Un’eventualità che preoccupa il governo italiano e Confindustria, che hanno chiesto a Francoforte di non aggiungere un ulteriore fardello a un’economia già sotto pressione.

Gran Bretagna, crescita in rallentamento

Anche il Regno Unito non è stato risparmiato dalla revisione al ribasso dell’OCSE. L’organismo ha rivisto le prospettive di crescita del Paese avvertendo di un aumento dell’inflazione, attribuendo le difficoltà all’inasprimento fiscale programmato e ai prezzi energetici più elevati, sebbene l’impatto sarà attenuato da tassi di politica più bassi l’anno prossimo. La crescita del PIL è attesa allo 0,7% nel 2026, per poi salire all’1,3% nel 2027. Le previsioni sull’inflazione sono state riviste nettamente al rialzo, con l’inflazione del 2026 ora prevista al 4,0%, un aumento di 1,5 punti percentuali rispetto alle stime precedenti. Si prevede che l’inflazione rimarrà al di sopra dell’obiettivo del 2% della Bank of England fino al 2027. In questo contesto la Bank of England è attesa mantenere i tassi fermi per tutto il 2026, con un possibile allentamento che potrebbe arrivare solo all’inizio del 2027.

Stati Uniti, l’IA ancora protagonista

La settimana negli USA è stata densa di notizie, a partire dalle aule di tribunale. Una giuria della California ha emesso una sentenza destinata a fare storia: Meta, soprattutto per Instagram, e Google, per YouTube, sono state riconosciute responsabili di aver progettato algoritmi finalizzati a creare dipendenza patologica nei minori. Il caso, sollevato da una giovane utente colpita da depressione fin dall’infanzia, ha stabilito che le aziende hanno agito con negligenza, ignorando i rischi per la salute mentale dei piccoli utilizzatori dei loro social in favore del puro profitto. I giurati hanno raccomandato ulteriori 3 milioni di dollari a titolo di danni punitivi, dopo aver stabilito che le società hanno agito con malizia o frode nel danneggiare i minori. La causa in California è stata un “bellwether trial” — un processo pilota che con ogni probabilità influenzerà il modo in cui verranno giudicate migliaia di altre cause analoghe negli Stati Uniti.

Ha fatto notizia anche un annuncio proveniente da Google Research: i ricercatori dell’azienda hanno presentato TurboQuant, un nuovo algoritmo di compressione che potrebbe ridurre drasticamente il fabbisogno di memoria dei modelli di intelligenza artificiale. L’annuncio ha avuto ripercussioni immediate sui mercati finanziari: i timori degli investitori sono semplici — se i modelli AI richiedono molta meno memoria per funzionare, la domanda di chip DRAM potrebbe subire un duro colpo. Micron Technology ha registrato un calo del 19,5% in cinque giorni, mentre SK Hynix e Samsung Electronics hanno perso rispettivamente il 6% e il 5%.

Sullo sfondo, i mercati azionari americani hanno vissuto una settimana di forte volatilità. Il Nasdaq 100 mostra segnali di deterioramento progressivo, con il protrarsi del conflitto in Iran che ha riportato il petrolio sopra la soglia dei 100 dollari al barile — un livello che storicamente rappresenta un punto di svolta per le aspettative macroeconomiche. Il settore tecnologico, che ha guidato il rialzo dei mercati negli ultimi due anni grazie al tema dell’intelligenza artificiale, diventa più vulnerabile a fasi di volatilità quando aumentano le incertezze macroeconomiche. Il Nasdaq 100 si trova attualmente in zona di correzione tecnica, avendo ceduto oltre il 10% rispetto ai massimi recenti.

Resto del Mondo: Cina rilancia, Giappone difende lo yen

Sul fronte delle tensioni commerciali globali, la Cina ha alzato il tiro nei confronti degli Stati Uniti. Pechino ha avviato due indagini formali sulle barriere commerciali americane, in risposta alle indagini di tipo Section 301 lanciate dall’amministrazione USA contro sessanta economie. Il ministero del Commercio cinese ha protestato con un comunicato contro le iniziative americane, esortando Washington a correggere “immediatamente i propri comportamenti scorretti” e sottolineando come tali iniziative rischino di compromettere il clima dei negoziati e di aggravare le relazioni economiche tra le due potenze. La mossa di Pechino si inserisce in una dinamica di doppio binario: tensione sul piano regolatorio, ma tentativi di dialogo geopolitico che continuano a svolgersi in parallelo.

Dal Giappone arriva un segnale di allerta sul mercato valutario, tema che ha tenuto banco per tutta la settimana. Con il cambio USD/JPY che oscilla in prossimità della soglia critica di 158-160, il ministro delle Finanze Satsuki Katayama ha reiterato la propria posizione anche martedì 24 marzo, dichiarando che il governo mantiene una vigilanza rafforzata. «Stiamo osservando attentamente l’andamento del mercato con un livello di vigilanza estremamente elevato» ha detto ai giornalisti, aggiungendo: «Prenderemo tutte le misure necessarie, mantenendo una stretta e flessibile coordinazione con le autorità estere.» Ulteriori rapporti hanno indicato che il Ministero delle Finanze giapponese aveva contattato i partecipanti al mercato riguardo a un possibile intervento anche nei mercati dei futures sul petrolio greggio, data la loro influenza sullo yen. Il Giappone, che importa il 95% del greggio necessario ai propri consumi, è tra le economie più esposte all’attuale shock energetico.


Il conflitto in Medio Oriente, scoppiato il 27-28 febbraio 2026, rimane il principale fattore di rischio sistemico per l’economia globale. Questa settimana i tentativi di negoziato — annunciati da Washington e immediatamente smentiti da Teheran — hanno generato un’alternanza di speranze e delusioni che ha tenuto i mercati sulla corda, con il Brent che ha oscillato tra i 90 e i 105 dollari al barile. l rapporto OCSE “Testing Resilience” consegna al mondo un’immagine di resilienza sotto assedio. Lo shock non è solo una questione di prezzi del petrolio, ma riguarda la disponibilità fisica di materiali essenziali che tengono insieme la nostra civiltà digitale e agricola. L’OCSE cita in particolare il prezzo dell’urea, uno dei principali fertilizzanti azotati, aumentato di oltre il 40% dalla metà di febbraio: un rincaro che potrebbe ridurre i raccolti nel 2027.

Sul piano finanziario, al 10 marzo il drawdown massimo registrato dal Nasdaq 100 rispetto ai livelli pre-guerra era del -7,2%, mentre quello dell’S&P 500 era del -6,5%. I precedenti storici mostrano scenari molto diversi: il conflitto del Golfo del 1990 produsse un drawdown del -17% sull’S&P 500, con una ripresa di 26 settimane; l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 generò un -12,4%, con una ripresa molto più lenta. La durata del conflitto attuale rimane il principale elemento di incertezza.

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