Quando Mark Mobius parla di mercati, gli investitori tendono ad ascoltare con attenzione. Classe 1936, oltre tre decenni di esperienza nei mercati emergenti e una reputazione costruita anticipando trend che altri non vedevano: Mobius è considerato una delle voci più rispettate nel panorama degli investimenti globali. Oggi guida il Mobius Emerging Opportunities Fund e le sue opinioni continuano a fare il giro del mondo.
In un’intervista rilasciata a Bloomberg Televisio questa mattina, il veterano degli investimenti ha espresso una posizione netta sull’oro: dopo il rally storico che ha portato il metallo giallo al miglior anno dal 1979, per lui i prezzi attuali sono semplicemente troppo alti.
“A questi livelli non lo tocco, questo è certo”, ha dichiarato Mobius, aggiungendo che prenderebbe in considerazione l’acquisto solo con un ribasso del 20% rispetto alle quotazioni attuali.
La cautela del gestore si basa su una lettura macroeconomica precisa. Le previsioni indicano una possibile ripresa dell’economia americana, scenario che tipicamente rafforza il dollaro. E quando il biglietto verde si apprezza, i metalli preziosi tendono a soffrire, perdendo appeal come bene rifugio alternativo.
Che il lingotto tenda a scottare un po’ troppo nelle ultime settimane è qualcosa che le analisi iniziano a far emergere. L’Health Score di KB Meter sull’oro, ad esempio, è ai massimi storici – l’indicatore ha una base decennale – e indica una fase di ipercomprato con un intervallo di confidenza dell’80%. Tuttavia si tratta di una visione controcorrente rispetto al sentiment prevalente.
Gran parte del mercato resta infatti rialzista sull’oro, sostenuto dai fattori che hanno alimentato il rally del 2024: gli acquisti massicci delle banche centrali, i flussi verso gli ETF, i tagli dei tassi di interesse e il cosiddetto “debasement trade” — quella strategia che spinge gli investitori verso l’oro quando crescono i timori sul debito pubblico e sulla tenuta delle valute fiat.
Mobius non nega che questi driver restino in campo. Semplicemente, ritiene che i prezzi attuali già li incorporino e che il rischio di un dollaro più forte renda il rapporto rischio-rendimento poco favorevole.
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