Le strategie trend following. Pro e contro.

Nel post precedente abbiamo visto come sia sempre più importante affiancare alla diversificazione di portafoglio altre strategie in grado di migliorare il rendimento corretto per il rischio dell’investimento. In questo senso le strategie denominate di trend following possono aiutarci? Si, se l’obiettivo è proteggersi dai picchi negativi di performance.

Cosa intendiamo per strategie trend following? Come suggerisce il nome stesso, si tratta di strategie di investimento che seguono il trend (l’andamento) presente sul mercato di riferimento.

L’assunto di base è che sul mercato esistano dei trend, vale a dire dei periodi nei quali i prezzi di un’attività finanziaria tendono a salire o a scendere in maniera quasi continuativa. Questi andamenti sarebbero causati sostanzialmente dal comportamento degli investitori ed in particolare dalla tendenza a sovrappesare il valore delle informazioni già in possesso su una determinata attività finanziaria, rispetto alle nuove informazioni che arrivano sul mercato. Questo ritardo nell’elaborazione delle nuove informazioni a disposizione genera un allontanamento iniziale dei prezzi dal reale valore dell’attività ed un successivo ritorno verso il fair value. Da questo “sbandamento” si generano i trend.

Esempio: sul titolo A ci sono informazioni di utili in deciso aumento. Il valore intrinseco del titolo aumenta (i maggiori utili generano maggior valore) ma, all’inizio, il prezzo reagisce lentamente (inizio del trend). Questo succede perchè la grande maggioranza degli investitori non sta stimando correttamente la nuova informazione giunta sul mercato e da maggior peso a quelle precedenti già in loro possesso.

Non appena il prezzo inizia ad avvicinarsi al nuovo valore intrinseco del titolo, la maggior parte degli investitori reagisce – ora sovrastimando la nuova informazione – portando il prezzo oltre il fair value. Esaurita questa spinta il prezzo torna verso il suo reale valore (fine del trend).

Le strategie trend following sfruttano questo meccanismo per individuare il momento in cui entrare nel mercato e quello nel quale uscire. Momento che, come visto nell’esempio precedente, è rappresentato da un evento che viene inizialmente sottostimato dalla maggioranza degli investitori.

Può una strategia di trend following aiutarci a ridurre la volatilità di un investimento? Proviamo a testare un modello molto semplice di trend following, quello sviluppato da Mebane Faber (2009), che si basa sui due concetti visti nel post precedente. Il modello prevede sostanzialmente questi due passaggi:

  1. Diversificazione su 5 asset class con stessa percentuale di allocazione. (Azionario USA Large CAP, Azionario internazionale esclusi emergenti, Treasury US a 10 anni, materie prime e real estate)
  2. Individuazione della regola di gestione del rischio. Il modello prevede l’osservazione mensile della media mobile a 10 mesi per ogni singola asset class presente nel portafoglio. Se il valore dell’asset è superiore alla media mobile si ha un segnale di investimento, se il valore è inferiore alla media mobile si ha un segnale di disinvestimento (la quota disinvestita va in liquidità).

Il modello elaborato da Faber, denominato Timing Portfolio, prevede inoltre un’attività di ribilanciamento del portafoglio su base annuale.

Lo abbiamo testato sul periodo 2013-2018 confrontandolo con una strategia di semplice buy&hold (cioè l’acquisto iniziale dell’asset allocation definita, senza successive operazioni). Vediamo i risultati.

Port.Rendimento (media aritmetica)St.devAnno MiglioreAnno PeggioreMax. DrawdownSharpe RatioSortino RatioUS Mkt Correlation
Timing Portfolio4.79%6.67%16.21%-2.98%-10.22% 0.691.020.69
Buy & Hold Portfolio6.06%11.39%20.24%-7.66%-18.72% 0.550.820.91

Fonte: www.portfoliovisualizer.com

Andamento portafogli. Fonte: portfoliovisualizer.com

Notiamo subito come l’applicazione del modello di Faber consenta di ridurre sensibilmente alcuni indicatori di rischio. Così la volatilità annua risulta inferiore di oltre 5 punti percentuali rispetto ad un semplice portafoglio statico, la perdita massima (max drawdown) è ridotta di 8 punti percentuali e l’indice di Sortino (che rappresenta un indicatore di rendimento corretto per il rischio) è di 20 punti base superiore.

Anche il grafico ci conferma che il modello ha “limato” le cadute in corrispondenza dei trend di discesa del 2009, del 2011 e del 2016.

La simulazione ci mostra, però, anche un’altra cosa: il rendimento medio del modello di Faber è inferiore rispetto al rendimento del portafoglio Buy&Hold. Si tratta di un risultato atteso e che può essere spiegato così:

  1. La riduzione della volatilità comporta una riduzione del rendimento, il costo per ottenere una protezione sulle oscillazioni negative è dato dal la minor partecipazione alle fasi rialziste.
  2. Il periodo 2010-2018 è stato caratterizzato da episodi di alta volatilità, ossia da trend di durata più breve. Molti studi dimostrano che le strategie di trend following “soffrono” in presenza di mercati lateralizzati e con fasi di trend di breve durata.
  3. La particolare situazione del mercato monetario in epoca di QE. (cash con rendimenti negativi).

Anche l’analisi di altri modelli di trend following sembra confermare le caratteristiche evidenziate dal modello di Faber. Si tratta cioè di strategie di investimento molto utili per la riduzione dell’esposizione alle fasi negative di mercato ma che possono “pagare” nel lungo periodo un’evoluzione lateralizzata del mercato. La simulazione condotta nel periodo pre-crisi del 2008, caratterizzato da trend molto persistenti, viene riportata dallo stesso Faber nel suo paper e mostra performance migliori rispetto alla semplice strategia Buy&Hold.

In conclusione possiamo dire che le strategie di trend following sono senza dubbio uno strumento interessante per poter ridurre l’impatto delle fasi negative di mercato. Ma, come suggerisce anche Corey Hoffstein nel suo post (al link riportato nel paragrafo precedente), si tratta di strategie che possono affiancarne altre ma non sostituirle completamente.

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