L’economia mondiale continua a resistere, ma le pressioni inflazionistiche non cedono e la situazione si fa delicata per alcune aree economiche. Questo in estrema sintesi il messaggio lanciato dalle stime flash dei sondaggi PMI di ottobre. Settore privato in contrazione per Australia e Francia, dato migliore delle attese per la manifattura tedesca. Andiamo a vedere più in dettaglio le principali aree economiche.
Australia. L’attività economica australiana torna in contrazione a ottobre, con il PMI composite in calo a 47,7 da 51,3, minimo da marzo. Il settore dei servizi registra la prima flessione in cinque mesi, mentre il manifatturiero continua a contrarsi, seppure a un ritmo più contenuto. La debolezza della domanda, la scarsa fiducia e gli elevati costi di finanziamento pesano su entrambi i comparti. Sul fronte dei prezzi, l’inflazione dei costi di input accelera ai massimi da cinque mesi, spinta da energia, trasporti, materie prime e salari. Le imprese trasferiscono parte dei maggiori costi sui prezzi finali, alimentando le pressioni inflazionistiche e aggravando il quadro congiunturale.
Giappone. L’attività del settore privato giapponese mantiene un’espansione stabile a ottobre, con il PMI composite invariato a 52,3. Si tratta del diciannovesimo mese consecutivo di crescita, sebbene al ritmo più debole da maggio. I servizi accelerano, mentre il manifatturiero registra l’incremento della produzione più contenuto da marzo. La crescita dei nuovi ordini rallenta e l’occupazione segna il ritmo di aumento più debole degli ultimi 14 mesi. Sul fronte dei prezzi, i costi di input continuano a salire sensibilmente, ma l’inflazione dei prezzi di vendita rallenta ai minimi da quattro mesi. Le persistenti pressioni inflazionistiche pesano inoltre sulla fiducia delle imprese, con aspettative sulla produzione ai livelli più bassi da luglio.
India. L’economia indiana consolida la propria espansione a ottobre, con il PMI composite in aumento a 56,7 da 55,9, massimo da giugno. Il settore dei servizi accelera, mentre il manifatturiero mantiene una dinamica robusta, sostenuti dalla crescita dei nuovi ordini e dal rafforzamento delle esportazioni. Sul fronte dei prezzi, prosegue invece il graduale rientro delle pressioni inflazionistiche: l’aumento dei costi di input rallenta per il settimo mese consecutivo, raggiungendo il livello più basso da quasi un anno. Anche l’inflazione dei prezzi di vendita scende ai minimi da marzo 2025. Il mix di attività solida e minori pressioni sui prezzi delinea uno scenario favorevole, sebbene il ritmo di creazione di posti di lavoro mostri segnali di rallentamento.
Eurozona. L’economia dell’area euro rallenta a ottobre, con il PMI composite in discesa a 51,9 da 53,1, massimo triennale e mezzo registrato a settembre. La crescita dei servizi perde slancio, anche per la nuova contrazione in Francia, mentre il manifatturiero risente del deterioramento della domanda e del rallentamento degli ordini. Il quadro resta espansivo, ma la debolezza congiunturale avvicina la componente occupazione alla stagnazione. Sul fronte dei prezzi, il rincaro dell’energia spinge al rialzo i costi di input, inducendo le imprese ad aumentare i prezzi di vendita. La combinazione di crescita più debole e persistenti pressioni inflazionistiche alimenta i timori di un possibile irrigidimento monetario da parte della BCE, mentre la fiducia delle imprese scende ai minimi da cinque mesi. A livello nazionale, la Germania registra un miglioramento superiore alle attese per il manifatturiero, mentre la Francia torna in zona contrazione, con entrambi i sondaggi (manifattura e servizi) sotto quota 50.
Regno Unito. L’economia britannica accelera a ottobre, con il PMI composite in aumento a 53,1 da 52,0, massimo da otto mesi e superiore alle attese. Sia i servizi sia il manifatturiero registrano una crescita più robusta, sostenuta dal forte incremento dei nuovi ordini, ai massimi da oltre due anni. Il miglioramento della domanda favorisce anche una timida ripresa dell’occupazione, che torna a crescere per la prima volta da settembre 2024. Sul fronte dei prezzi, tuttavia, le pressioni inflazionistiche si intensificano: i costi di input aumentano sensibilmente e l’inflazione dei costi raggiunge il livello più elevato da giugno. La fiducia delle imprese migliora marginalmente, ma resta inferiore alla media storica, segnalando cautela sulle prospettive economiche nonostante il rafforzamento dell’attività.
Giappone, inflazione accelera a settembre 2026
A settembre l’inflazione giapponese è tornata ad accelerare, raggiungendo il 2,1% annuo dall’1,9% dei due mesi precedenti, il livello più elevato da dicembre 2025. La dinamica dei prezzi riflette soprattutto le pressioni su beni per la casa, ricreazione e trasporti, mentre il comparto alimentare mostra un ulteriore rallentamento al 2,8%, minimo da febbraio 2022. In aumento anche l’inflazione di gas e abitazione, mentre i prezzi dell’elettricità continuano a beneficiare, almeno in parte, dei sussidi governativi. L’inflazione core, al netto degli alimentari freschi, è salita all’2,1%, superando per la prima volta in nove mesi il target del 2% della Bank of Japan. Su base mensile, i prezzi sono rimasti invariati.
Gran Bretagna, vendite al dettaglio in frenata a settembre 2026.
A settembre le vendite al dettaglio in Gran Bretagna hanno registrato una flessione dello 0,4% su base mensile, superiore alle attese (-0,1%), dopo il +0,7% di agosto. A pesare sono soprattutto i consumi non alimentari, penalizzati dal clima insolitamente mite, che ha frenato la domanda di abbigliamento autunno-invernale, e dalla minore affluenza nei negozi. In calo anche le vendite dei supermercati e dei beni per la casa, mentre i carburanti segnano un aumento. Il quadro trimestrale resta tuttavia positivo: nel terzo trimestre i volumi sono cresciuti dello 0,7% congiunturale e dell’1,5% annuo. Su base annua, la crescita mostra un rallentamento, passando allo 0,8% dal 2,7% di agosto.
Gran Bretagna, fiducia consumatori in netto calo a ottobre 2026.
La fiducia dei consumatori britannici subisce una brusca contrazione a ottobre 2026, con l’indice GfK in calo di 11 punti, da -13 a -24: la flessione mensile più marcata da aprile 2020 e un risultato nettamente peggiore delle attese (-15). A pesare sul sentiment sono le persistenti pressioni inflazionistiche, il rincaro dell’energia e le tensioni in Medio Oriente, in vista della prossima manovra di bilancio. Peggiorano sensibilmente le aspettative sull’economia e la propensione agli acquisti di beni durevoli, ai minimi da oltre due anni. Parallelamente, le attese d’inflazione raggiungono il livello più alto da aprile, alimentando i timori di un possibile rialzo dei tassi da parte della Bank of England. Il deterioramento coinvolge tutte le fasce demografiche e di reddito.
Eurozona, peggiorano le aspettative di inflazione dei consumatori a settembre 2026.
A settembre 2026, le aspettative dei consumatori dell’Eurozona delineano un quadro economico ancora fragile. L’inflazione attesa a 12 mesi sale al 3,1%, massimo da quattro mesi, mentre le previsioni sui prezzi delle abitazioni aumentano al 3,5%. Restano stabili le attese d’inflazione a tre e cinque anni, rispettivamente al 2,9% e al 2,5%, così come quelle sui tassi ipotecari, al 4,9%. Sul fronte dei redditi, la crescita nominale prevista migliora marginalmente all’1,1%. Peggiorano invece le prospettive economiche, con la crescita attesa a -1,5% e la disoccupazione all’11,3%, segnalando persistenti timori.
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