Mercati azionari. Correzione o mercato orso?

Sui mercati azionari è tempo di sell off. Le borse mondiali sono ai minimi da 4 mesi. Correzione o mercato orso? Degli scenari possibili, ad oggi, la correzione appare ancora il più probabile.

La definizione di correzione. Tecnicamente si è in presenza di una correzione nel momento in cui un indice scende dal suo massimo più recente di almeno 10 punti percentuali. Le serie storiche ci dicono che sullo S&P500, ad esempio, dal 1950 ci sono state 39 correzioni. In 10 casi le paure che hanno scatenato le correzioni si sono trasformate in realtà e le correzioni sono diventate fasi di mercato orso (flessioni di 20 punti percentuali o oltre).

Paura e realtà. Proprio sulla sottile differenza tra paura che qualcosa accada ed effettivo accadimento, si gioca la partita tra correzione e mercato orso.

Nella stretta attualità la paura che ha scatenato la correzione sui mercati azionari è quella legata al coronavirus. E precisamente che il covid-19, trasformandosi in pandemia, azzeri i profitti delle aziende e trascini il mondo in una fase di recessione. Le borse americane hanno perso il controllo nel momento in cui, oltre alle notizie sul coronavirus, è arrivato il warning di Microsoft sui profitti.

Ad oggi la maggioranza degli analisti ritiene che il primo trimestre sarà pesante un po’ per tutti (imprese e paesi) ma, anche con un intervento massiccio di politiche espansive, quanto perduto potrebbe essere recuperato in tempi brevi.

L’FMI stima, ad oggi, un taglio del PIL mondiale dello 0.2%. Non poco, certo, ma nemmeno un cataclisma. Un’elaborazione dell’OMS sulle conseguenze economiche di una pandemia ci dice che, su un panel di dati raccolti negli ultimi 100 anni, le probabilità che la perdita di profitti globale superi l’1% è complessivamente del 12%, solo in 2 casi su 100 è probabile che la perdita superi il 4%. Nell’84% delle probabilità la perdita si limita ad uno 0.2%.

La durata di una correzione. Il lungo periodo di mercato toro partito all’indomani della crisi del 2008, è stato spettatore di ben 7 episodi di correzione. Le preoccupazioni non si sono poi trasformate in realtà ed i listini hanno recuperato quanto perso. I tempi? Molto variabili, le serie storiche sullo S&P500 ci dicono che una correzione può durare dagli 8 giorni ai 269 giorni (era i 1980, gli USA alle prese con l’alta inflazione alzarono i tassi, ne seguì una recessione). Quanto tempo ci mette un listino a recuperare una correzione? Anche qui i dati storici dello S&P500 ci vengono in aiuto. La media è di 155 giorni, con un minimo (1999) di 32 giorni.

I possibili scenari. V, U o L? Abbiamo già avuto modo di dire che tutto dipende dalla durata e dalla diffusione dell’epidemia di coronavirus. In base a questi due parametri il recupero, delle borse e dell’economia, potrà assumere diverse forme. La V rappresenta lo scenario più ottimistico, il covid-19 viene contenuto e, dopo un primo trimestre tribolato, si riparte con slancio. La U rappresenta lo scenario intermedio, il coronavirus fa discreti danni alla catena di distribuzione internazionale ed i tempi di recupero si allungano di almeno un altro trimestre. La L rappresenta lo scenario più pessimistico, quello che attualmente spaventa di più i mercati, con il coronavirus che si trasforma in pandemia e l’economia che non riesce a rialzarsi (recessione e scoppio di una crisi finanziaria potrebbero essere le conseguenze).

Cosa fare? Innanzitutto informarsi e monitorare l’andamento dell’epidemia e le sue conseguenze su alcuni indicatori (PMI, profitti aziendali, leading indicators, consumi) nei vari paesi coinvolti e non solo. Attualmente lo scenario più probabile rimane ancora quello a V o a U che abbiamo descritto prima. Sul lungo periodo (5, 10 anni e oltre) tutto ciò non ha conseguenze, sul breve (1,3 anni) qualche problema potrebbe esserci, specie per i paesi maggiormente coinvolti, specie se aumentassero le possibilità di scenario a L. Le prossime settimane saranno decisive.

Foto di Lorenzo Cafaro

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