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Chi se li ricorda gli NFT?

Grandi protagonisti nel 2021, gli NFT – token digitali non fungibili – sono mestamente scivolati nell’oblio. Uno studio ha provato a capire se qualche investitore è riuscito davvero a guardagnarci da questa meteora finanziaria.

Il mercato degli NFT — i token digitali non fungibili — è stato uno dei fenomeni finanziari più discussi degli ultimi anni. Nel 2021 le aste da Christie’s e Sotheby’s facevano notizia, i prezzi salivano a ritmi vertiginosi, le celebrità sponsorizzavano collezioni digitali. Poi, nel 2022, il crollo. Ma quanto hanno davvero guadagnato gli investitori da questa meteora finanziaria? Una ricerca condotta da William Goetzmann, DongHuang e Milad Nozari ci aiuta a trovare una soluzione a questa domanda; e la risposta è meno ovvia di quanto si pensi.

Il problema di fondo è che nei mercati dove gli scambi sono rari — come quello dell’arte, degli immobili o, appunto, degli NFT — i prezzi osservati non raccontano la storia completa. Si vedono solo le transazioni che avvengono, non quelle che non avvengono. E le vendite non sono casuali: gli investitori tendono a vendere quando sono in guadagno e a tenere in portafoglio i pezzi che perdono valore, sperando in un recupero. Questo comportamento, noto in finanza come “disposition effect”, gonfia artificialmente i rendimenti medi osservati.

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Su SuperRare, una delle principali piattaforme NFT analizzate nello studio, il rendimento mediano degli NFT effettivamente rivenduti era del 170% in dollari. Un risultato straordinario — ma calcolato solo sul 6,2% degli NFT che aveva trovato un secondo acquirente. Il restante 93,8% non era mai stato rivenduto: quasi sempre perché il proprietario era in perdita e non voleva realizzarla.

Gli autori hanno applicato una metodologia statistica sofisticata, già utilizzata per il mercato dell’arte, per stimare i rendimenti al netto di questo effetto di selezione. Il risultato: l’indice corretto dei prezzi al picco era circa un decimo rispetto all’indice grezzo. Non solo: il vero momento di massimo del mercato si collocava a marzo 2021, non a ottobre come sembrava dai dati grezzi. Il disposition effect aveva ritardato il riconoscimento del crollo di ben sette mesi.

La ricerca ha indentificato un gruppo di 199 investitori professionali attivi su SuperRare. Il rendimento medio del gruppo si è rivelato positivo (94%), ma quello mediano (il valore centrale della distribuzione) è risultato negativo dell’85%. In sintesi: quasi due terzi degli investitori aveva perso denaro. I profitti erano concentrati in un numero minuscolo di operazioni: eliminando appena il top 0,6% delle transazioni, il rendimento di qualsiasi strategia di investimento collassava a zero.

Detto in altri termini, investire in NFT durante la bolla assomigliava più a una lotteria che a una strategia finanziaria. Pochissimi vincevano molto; la grande maggioranza perdeva in silenzio.

Illustrazione di EURO_ELF

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