Sfondo scuro Sfondo chiaro
Segnali confortanti per l'economia globale dai sondaggi PMI di gennaio 2026
La settimana economica (19-26 gennaio 2026): World Economic Forum di Davos, stime macro da depurare e lo yen in fibrillazione

La settimana economica (19-26 gennaio 2026): World Economic Forum di Davos, stime macro da depurare e lo yen in fibrillazione

La settimana economica dal 19 al 26 gennaio 2026 è stata la settimana del World Economic Forum di Davos ed ha evidenziato le crescenti tensioni geopolitiche e la necessità di “depurare” i dati economici dal rumore mediatico, come sottolineato dalla presidente BCE Christine Lagarde. Sul fronte dei mercati, emergono segnali contrastanti: dall’Europa che inciampa sull’accordo con il Mercosur agli Stati Uniti alle prese con il nodo Federal Reserve e alcune trimestrali deludenti, fino al Giappone in piena normalizzazione monetaria.

Italia, tessuto economico resiste

Giovedì 23 gennaio Unioncamere ha pubblicato i dati Movimprese che mostrano una crescita dell’1% delle imprese nel 2025 (+56.599 unità), il miglior risultato dal 2023. A determinare questo rafforzamento è stata la combinazione tra una sostanziale tenuta delle nuove iscrizioni (323.533) e soprattutto una significativa contrazione delle cessazioni (-6,7% a 266.934 unità). Lo stock complessivo si attesta a 5.849.524 imprese. Il presidente Prete sottolinea che “la significativa riduzione delle cessazioni rappresenta un segnale concreto della capacità di tenuta e resilienza del sistema produttivo nazionale”.

Pubblicità

World Economi Forum di Davos, tra tensioni geopolitiche, numeri da depurare e intelligenza artificiale.

Il Forum ha visto una delegazione americana da record. La settimana è stata caratterizzata inizialmente da forti tensioni: Trump aveva minacciato dazi del 10% su otto paesi europei (Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, UK, Olanda, Finlandia) dal 1° febbraio per aver inviato truppe in Groenlandia. Mercoledì 21 gennaio, dopo l’incontro con il segretario NATO Mark Rutte, il presidente americano ha fatto marcia indietro annunciando un “quadro di accordo futuro” sulla Groenlandia e cancellando i dazi previsti, rasserenando parzialmente i mercati. L’intesa riguarderebbe la sovranità USA su alcune basi militari nell’isola.

Sul piano delle proiezioni economiche emerse dal vertice, il Fondo Monetario Internazionale (Georgieva) ha alzato le stime di crescita globale 2026 a 3,3%, dato definito “bello ma non sufficiente” per ridurre il debito pubblico globale, ormai stabilmente intorno al 100% del PIL.

La presidente BCE Christine Lagarde ha però lanciato un monito metodologico importante: “Sentiamo circolare molti numeri a Davos, ma quando si sentono cifre di crescita molto elevate, nella maggior parte dei casi si tratta di dati nominali”, in riferimento alle dichiarazioni di Trump su una crescita USA al 5,4% nel quarto trimestre 2025. Lagarde ha ribadito che “abbiamo una responsabilità verso la verità. Questa settimana c’è stato molto rumore, dobbiamo distinguere il segnale dal rumore”.

La presidente della Commissione europea von der Leyen ha sottolineato che “l’indipendenza europea è un imperativo strutturale”. A margine del forum è stato lanciato il Board of Peace su Gaza, con adesione di una ventina di paesi (Azerbaigian, Emirati, Marocco, Vietnam, Ungheria, Argentina), ma senza i principali partner europei. Elon Musk ha dichiarato che l’intelligenza artificiale supererà quella umana entro fine 2026.

Europa, stop all’accordo commerciale con il Mercosur

Il Parlamento europeo ha inflitto un duro colpo all’accordo commerciale con il Mercosur, votando con margine risicato (334-324) il rinvio alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. La decisione, accolta con esultanza dalle migliaia di agricoltori che protestavano a Strasburgo, congela un’intesa che ha richiesto 25 anni di negoziati e avrebbe creato una zona di libero scambio da oltre 700 milioni di consumatori. Il mondo industriale non ha nascosto la delusione.

Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha parlato di “ennesima prova che l’Europa non funziona”, stimando in 14 miliardi di euro il mancato guadagno potenziale per l’Italia. Anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha definito “deplorevole” la decisione. I critici temono danni all’agricoltura europea dall’arrivo di prodotti sudamericani meno costosi, mentre i sostenitori la vedono come risposta strategica alla guerra commerciale di Trump.

Stati Uniti, Fed e trimestrali al centro dell’attenzione

La Corte Suprema ha esaminato il tentativo di Trump di rimuovere Lisa Cook dal board della Federal Reserve, mostrandosi scettica. Brett Kavanaugh ha avvertito che tale azione “indebolirebbe, se non distruggerebbe, l’indipendenza della Fed”.

Il mandato di Jerome Powell scade a maggio, alimentando le speculazioni sulla successione. A Davos, Trump ha definito “molto impressionante” Rick Rieder (Chief Investment Officer reddito fisso BlackRock), facendo schizzare le sue quotazioni come possibile presidente Fed. Le piattaforme di previsione portano Rieder al 33%, mentre Kevin Warsh mantiene il primato al 45%. La nomina rappresenta uno dei market mover chiave del 2026.

Sul fronte corporate, risultati altalenanti: GE Aerospace -6,4% nonostante previsioni positive, Abbott -7,7% dopo guidance sotto attese, Procter & Gamble +2,5%. Intel continua sotto pressione dopo il Q4 con ricavi a 13,7 miliardi di dollari ma guidance debole per Q1 2026 (11,7-12,7 miliardi, EPS circa zero) e persistenti problemi di produzione sui nodi avanzati.

Giappone, bond e yen in fibrillazione

La Bank of Japan ha mantenuto i tassi allo 0,75% come previsto, ma il selloff sui titoli di Stato ha raggiunto livelli storici: i bond a 40 anni hanno superato per la prima volta il 4% di rendimento dal 2007. Le vendite sono alimentate dalle attese di maggiore spesa fiscale dopo l’annuncio di elezioni anticipate per l’8 febbraio da parte del premier Takaichi. Lo yen continua a indebolirsi oltre 158 per dollaro, riaccendendo speculazioni su un possibile intervento governativo.

Il governatore Ueda ha ribadito la disponibilità ad aumentare i tassi se le proiezioni si materializzeranno, ma i mercati rimangono cauti di fronte a tassi che, pur in rialzo, resterebbero molto bassi rispetto agli standard internazionali.

Resta aggiornato

Gli ultimi articoli di Ekonomia.it direttamente nella tua casella mail. Iscriviti qui sotto.
I dati trasmessi attraverso questo modulo sono trattati secondo la nostra privacy policy, in linea con la normativa vigente. Per nessun motivo verranno ceduti a terze parti o utilizzati per l'invio di messaggi di natura commerciale.
Post precedente

Segnali confortanti per l'economia globale dai sondaggi PMI di gennaio 2026

Pubblicità