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Il fiscal drag: quando l’inflazione colpisce due volte

L’inflazione ha effetti anche sulle tasse che paghiamo. Un nuovo studio mostra i numeri del fiscal drag all’indomani della pandemia.


In questi giorni si torna a parlare con insistenza di inflazione. Le tensioni in Medio Oriente alimentano l’incertezza sui mercati delle materie prime e riaprono scenari che l’Europa pensava di essersi lasciata alle spalle. L’inflazione è un fenomeno che tutti conoscono, almeno nei suoi effetti più immediati: i prezzi salgono, il potere d’acquisto scende, la vita quotidiana diventa più cara. Ma c’è un secondo meccanismo, più silenzioso e meno visibile, che si attiva proprio nei periodi di inflazione sostenuta: il fiscal drag, letteralmente la “frizione fiscale”.

Ma andiamo con ordine. Cosa si intende per fiscal drag? Per capire il fiscal drag bisogna partire da come funziona l’imposta sul reddito nella maggior parte dei paesi europei. I sistemi fiscali sono progressivi: chi guadagna di più paga una percentuale più alta. I redditi sono suddivisi in scaglioni e a ciascuno corrisponde un’aliquota crescente.

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Il problema nasce quando l’inflazione fa salire i redditi nominali — l’importo al lordo dell’inflazione — senza che i redditi reali siano effettivamente aumentati. Se uno stipendio cresce del 5% ma l’inflazione è al 5%, il lavoratore non ha guadagnato nulla in termini di potere d’acquisto. Eppure, sul piano fiscale, quel reddito più alto potrebbe spingerlo in uno scaglione superiore, aumentando l’aliquota media a cui è soggetto. Risultato: paga più tasse pur non essendo diventato più ricco. Lo Stato incassa di più, ma non perché l’economia cresca davvero: semplicemente perché i parametri fiscali, rimasti fermi in termini nominali, non tengono il passo con l’inflazione. Questo è il fiscal drag.

Uno studio recente pubblicato su VoxEU dal CEPR, elaborato da un gruppo di economisti di banche centrali e istituzioni europee su dati di 21 paesi, offre una misurazione precisa di questo fenomeno nell’area europea.

Il punto di partenza è la cosiddetta elasticità dell’imposta al reddito: di quanto aumentano le entrate fiscali per ogni punto percentuale di crescita dei redditi nominali, a parità di legislazione. Nei paesi analizzati, questo valore si aggira in genere tra 1,7 e 2. Significa che se i redditi crescono dell’1% per effetto dell’inflazione, il gettito fiscale tende a salire quasi del doppio in termini relativi. La progressività del sistema, dunque, amplifica gli effetti dell’inflazione sulle casse pubbliche.

Non tutti sono colpiti allo stesso modo. Il fenomeno è particolarmente acuto per i redditi da lavoro dipendente e, soprattutto, per i contribuenti nella fascia bassa e media del reddito: proprio dove la perdita di potere d’acquisto si sente di più, l’effetto del fiscal drag è più marcato.

Lo studio analizza poi cosa è accaduto concretamente tra il 2019 e il 2023, gli anni dell’inflazione post-pandemia. I risultati mostrano una notevole eterogeneità nelle risposte politiche: circa un terzo dei paesi ha solo parzialmente compensato il fiscal drag, lasciando che le aliquote effettive salissero di circa un punto percentuale, con un aumento delle entrate pari a circa lo 0,5% del PIL. Un altro terzo ha sostanzialmente neutralizzato l’effetto attraverso interventi discrezionali o meccanismi di indicizzazione. Il restante terzo ha addirittura sovracompensato il fenomeno, con misure che hanno ridotto il gettito al di sotto dei livelli attesi.

Il fiscal drag è uno di quei meccanismi che passano spesso inosservati nel dibattito pubblico, perché non richiedono alcuna decisione esplicita da parte dei governi: si attiva da solo, in silenzio, ogni volta che l’inflazione erode il valore reale dei parametri fiscali. Gli autori della ricerca raccomandano una maggiore trasparenza nella comunicazione dei suoi effetti e invitano i governi a valutare meccanismi automatici di adeguamento delle soglie fiscali all’inflazione, per preservare sia l’equità del sistema che il potere d’acquisto delle famiglie.

In un momento in cui le pressioni inflazionistiche tornano a farsi sentire, conoscere questo meccanismo è il primo passo per valutarne le conseguenze.

Illustrazione di Mohamed Hassan

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