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Nuovo IPO flop, tocca alla neocloud sudcoreana Elice

Il tonfo al debutto della sudcoreana Elice segue il ritiro dell’offerta di Firmus. Il settore dei data center per l’intelligenza artificiale deve ora convincere investitori sempre più esigenti.

Se per fare una prova servono almeno tre indizi, quanto accaduto prima a Firmus e ora alla piccola società coreana Elice non dimostra ancora la fragilità finanziaria del settore dell’intelligenza artificiale. Ma qualche allarme comincia a suonare.

Pochi giorni fa la australiana Firmus aveva ritirato l’offerta pubblica che puntava a una valutazione di circa 30 miliardi di dollari, quasi il triplo del round privato di agosto. Uno stop arrivato dopo che i gestori americani l’avevano giudicata troppo alta per un’azienda con ricavi ancora modesti e solo 46 megawatt operativi su 912 programmati.

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Oggi è toccato a Elice, una piccola società di Seul che gestisce data center e sviluppa soluzioni di IA, valutata circa 750 milioni di dollari. Al debutto sul listino sudcoreano ha lasciato per strada il 32%. Attenzione, non stiamo parlando di un “Carneade”, si tratta di una società che ha commesse pubbliche, impianti già attivi e conti in utile. Eppure è stata travolta lo stesso.

Il motivo va cercato nel clima, più che nei bilanci. Le società che affittano potenza di calcolo, i cosiddetti neocloud, si finanziano con molto debito per comprare chip e costruire impianti. Con il costo del denaro in rialzo, gli investitori hanno aumentato la propria diffidenza nei confronti delle società che dipendono troppo dai ricavi futuri. I rendimenti delle obbligazioni di CoreWeave sono saliti al 15% e il titolo è oltre il 60% sotto i massimi. Nscale e SB Energy hanno trovato resistenze sulle valutazioni, mentre AirTrunk ha rinviato la quotazione. Elice e Firmus hanno profili molto differenti, ma condividono lo stesso mercato, che chiede certezze e non più promesse.

Per l’IA è un momento delicato, di quelli in cui la fiducia è decisiva per sostenere gli investimenti, soprattutto ora che una quota crescente dei finanziamenti arriva da azionisti e obbligazionisti. In questa fase le scatole vuote, o ancora da riempire, rischiano di diventare un inciampo.

Foto di Domaintechnik su Unsplash

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