Il mondo degli influencer è ormai parte integrante del nostro panorama digitale. Dai consigli di moda alle recensioni di ristoranti, questi personaggi con migliaia di follower hanno acquisito un ruolo centrale nelle scelte quotidiane di milioni di persone. Le cose però si complicano quando i suggerimenti riguardano argomenti più delicati, come gli investimenti e la gestione del risparmio. È qui che nascono i cosiddetti “finfluencer”, influencer specializzati in contenuti finanziari, e con loro una serie di questioni che hanno attirato l’attenzione delle autorità di vigilanza.
L’ESMA, l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati, ha deciso di intervenire pubblicando un vero e proprio vademecum destinato a chi diffonde contenuti finanziari sui social media. Le raccomandazioni partono da un principio fondamentale: promuovere un prodotto finanziario non è come pubblicizzare scarpe o orologi, perché può avere conseguenze economiche significative per chi segue questi consigli.
Il primo punto riguarda la trasparenza. Se un finfluencer riceve denaro, regali o altri vantaggi per promuovere un prodotto, deve dichiararlo in modo chiaro e inequivocabile, utilizzando termini come “pubblicità”, “collaborazione a pagamento” o “sponsorizzato”. Lo stesso vale se sta già investendo in ciò di cui parla o potrebbe trarre beneficio dall’aumento di interesse generato dai suoi contenuti. La trasparenza non è un dettaglio secondario, ma un dovere verso chi si affida ai suoi contenuti.
Particolare attenzione viene dedicata ai prodotti ad alto rischio come i contratti per differenza, il trading su valute, i futures o le criptovalute volatili. L’ESMA sottolinea che chi promuove questi strumenti deve comprenderne appieno le caratteristiche ed essere onesto sui rischi, non solo sui potenziali guadagni. Promesse di arricchimento rapido sono non solo inappropriate, ma potenzialmente dannose, perché le persone possono perdere denaro altrettanto velocemente.
Un aspetto cruciale riguarda la distinzione tra informazione e consulenza. Dire alle persone cosa acquistare o vendere può configurare una vera e propria consulenza in materia di investimenti, attività che richiede un’autorizzazione specifica. Anche esprimere pubblicamente un’opinione sull’andamento futuro di un’azione o di una criptovaluta può essere considerato una raccomandazione d’investimento, soggetta a normative precise. Aggiungere disclaimer come “questa non è una consulenza finanziaria” non protegge da eventuali responsabilità se di fatto si stanno fornendo raccomandazioni personalizzate.
La Consob, l’autorità italiana di vigilanza sui mercati finanziari, ha aggiunto ulteriori richiami sull’importanza di verificare sempre che le piattaforme o le aziende promosse siano effettivamente autorizzate, per evitare di diventare involontari complici di truffe.
Per gli investitori, il messaggio è altrettanto chiaro: non cedere all’effetto gregge. Prima di seguire i consigli di un finfluencer, verificare sempre le sue competenze, la trasparenza delle sue comunicazioni e soprattutto compiere una propria analisi indipendente. Il risparmio è una cosa seria, e merita lo stesso rigore che si applica alle decisioni importanti della vita.
Foto di Daniel Chrisman





