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Stati Uniti: inflazione PCE di novembre 2025 in linea con le attese, crescita PIL terzo trimestre rivista al rialzo

Gli attesi dati sul PIL del terzo trimestre negli Stati Uniti e sull’inflazione PCE di novembre 2025 non presentano sorprese. L’inflazione rimane elevata ma stabile, l’economia e i consumi reggono.

I numeri dell’economia degli Stati Uniti tornano sotto i riflettori dopo un inizio di settimana caratterizzato dalle tensioni politiche attorno alla questione Groenlandia. E si tratta di numeri di un certo peso. Partiamo dal PIL.

Nel terzo trimestre del 2025 il PIL degli Stati Uniti è cresciuto del 4,4% annualizzato, un decimo meglio della stima iniziale e miglior risultato dal terzo trimestre del 2023. Da un lato migliora la lettura relativa agli investimenti e alle esportazioni nette, dall’altro è stata rivista al ribasso la componente relativa ai consumi privati. La crescita reale dei consumi, però, registra un +3,5% annualizzato, miglior risultato a un anno e sopra la media storica della statistica. I prezzi PCE sono saliti del 2,8% annualizzato, in accelerazione rispetto al trimestre precedente. La componente core ha registrato un +2,9% annualizzato, tre decimi in più rispetto al secondo trimestre ma in linea con le attese. Nel complesso i prezzi sono saliti nel terzo trimestre 2025 del 3,7% annualizzato, in linea con la prima stima.

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Venendo ai dati che più interessano alla Fed, i consumi privati nel mese di novembre sono cresciuti dello 0,5%, in linea con i dati di ottobre e con le attese. I redditi hanno registrato un incremento dello 0,2%, anche in questo caso in linea con le attese. I salari sono saliti dello 0,4%, mentre il reddito disponibile – al lordo dell’inflazione – è cresciuto dello 0,3%. La percentuale di risparmio scivola al 3,5%, minimo da ottobre 2022

L’indice dei prezzi core PCE, l’indicatore di inflazione più monitorato dalla banca centrale, ha registrato un incremento mensile dello 0,2%, stabile rispetto a ottobre, mentre su base annua la variazione sale al 2,8%, stabile rispetto a settembre e in linea con le attese del mercato.

In definitiva si tratta di dati che confermano il quadro e non sembrano in grado di spostare gli equilibri in seno alla Fed. Molto probabile un nulla di fatto nella prossima riunione.

Giappone, esportazioni crescono per il quarto mese consecutivo a dicembre 2025.

Quarto mese di crescita consecutivo per le esportazioni giapponesi. A dicembre 2025 l’export è salito del 5,1% su base annua, un punto in meno rispetto alle attese e al dato del mese precedente. A questo risultato hanno contribuito una domanda estera sostenuta e uno yen debole. Prosegue il calo degli scambi commerciali con gli Stati Uniti: a dicembre le esportazioni sono scese dell’11,1%. Sul fronte delle importazioni si è registrato il quarto mese di crescita consecutivo, con un +5,3% che rappresenta il miglior risultato da gennaio scorso; quasi due punti meglio delle attese. Nel complesso la bilancia commerciale giapponese rimane in surplus anche a dicembre, ma in rallentamento rispetto al mese precedente.

Australia, mercato del lavoro rimbalza a dicembre 2025.

A dicembre 2025 il mercato del lavoro australiano ha mostrato un deciso rafforzamento, con un aumento dell’occupazione di 65.200 unità, raggiungendo il massimo storico di 14,68 milioni. Il dato segna una netta inversione rispetto al calo rivisto di novembre e supera ampiamente le attese di mercato. La crescita è stata trainata soprattutto dall’occupazione a tempo pieno, in forte ripresa, mentre quella part-time ha continuato ad aumentare a un ritmo più moderato. Sono migliorati anche gli indicatori strutturali: il tasso di occupazione sulla popolazione e il tasso di partecipazione sono entrambi saliti. Su base annua, l’occupazione complessiva è cresciuta dell’1,1%.

Corea del Sud, ultimo trimestre 2025 in rosso per l’economia.

Nel quarto trimestre 2025 l’economia sudcoreana ha registrato una contrazione dello 0,3% su base trimestrale, invertendo la crescita del trimestre precedente e deludendo le attese. Si tratta del calo più marcato degli ultimi tre anni, causato dal rallentamento della domanda interna e dalla flessione delle esportazioni non legate ai semiconduttori. I consumi privati sono cresciuti moderatamente, sostenuti dai servizi, mentre gli investimenti hanno mostrato un netto indebolimento, soprattutto nelle costruzioni e nei beni strumentali. Anche il commercio estero ha pesato negativamente. Su base annua, la crescita si è attestata all’1,5%, sotto le previsioni di mercato.

Stati Uniti, mercato del lavoro.

Poche novità dai numeri dei sussidi di disoccupazione. Nella settimana conclusa il 17 gennaio, le richieste iniziali di sussidio sono aumentate marginalmente di 1.000 unità, attestandosi a 200.000, un livello nettamente inferiore alle attese di mercato. Le richieste continuative sono invece diminuite di 26.000, scendendo a 1,85 milioni, restando sotto le medie della seconda metà del 2025, sebbene superiori ai minimi post-pandemici. Il quadro conferma un mercato del lavoro caratterizzato da bassa propensione sia ai licenziamenti sia alle assunzioni, senza ulteriori segnali di raffreddamento dopo l’indebolimento osservato nel quarto trimestre.

Eurozona, fiducia consumatori a gennaio 2026.

A gennaio 2026 la fiducia dei consumatori nell’area euro è salita a -12,4, massimo da febbraio 2025, migliorando rispetto a dicembre. Anche nell’UE l’indice è aumentato a -11,7. Nonostante il progresso, il sentiment resta inferiore alle medie di lungo periodo.

Foto di ckaras

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