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Banche centrali prudenti mantengono i tassi invariati a marzo 2026

Ieri la Fed, oggi BoJ, BoE e BCE decidono di mantenere i tassi di interesse invariati a marzo 2026. Una mossa dettata anche dalla prudenza necessaria in attesa di capire gli effetti della guerra in Medio Oriente sui prezzi e sulle future mosse di politica monetaria.

Dopo la Fed, anche le altre tre grandi banche centrali (BoJ, BoE e BCE) scelgono di mantenere inviariati i tassi di interesse, rimodulando con una buona dose di prudenza le valutazioni sulle prossime mosse di politica monetaria. Ecco in sintesi cosa hanno deciso oggi i tre istituti di Giappone, Regno Unito ed Eurozona.

Giappone. La Banca Centrale ha mantenuto invariato il tasso di riferimento allo 0,75% nella riunione di marzo 2026, confermandolo ai massimi dal 1995 e in linea con un atteggiamento prudente condiviso a livello globale. La decisione, approvata con ampia maggioranza, riflette una valutazione moderatamente positiva della ripresa economica, pur in presenza di rischi crescenti legati alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. L’istituto ha ribadito la disponibilità ad aumentare ulteriormente i tassi se crescita e inflazione seguiranno le attese. L’inflazione potrebbe temporaneamente scendere sotto il 2%, ma pressioni rialziste restano probabili, soprattutto per l’andamento dei prezzi energetici.

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Gran Bretagna. La Bank of England ha deciso all’unanimità di mantenere il tasso di riferimento al 3,75% nel marzo 2026, adottando un approccio prudente in risposta al rincaro globale di energia e materie prime causato dalle tensioni in Medio Oriente. L’aumento dei costi sta incidendo su famiglie e imprese, interrompendo il precedente processo disinflazionistico. L’inflazione, quasi nulla a febbraio, è attesa in rialzo fino al 3–3,5% nei prossimi mesi. Tuttavia, il rallentamento economico potrebbe attenuare effetti secondari su salari e prezzi. La banca centrale resta vigile e pronta a intervenire per garantire stabilità dei prezzi e crescita sostenibile.

Eurozona. La Banca Centrale Europea ha mantenuto invariati i tassi nella riunione di marzo 2026, ribadendo l’obiettivo di riportare l’inflazione al 2% nel medio termine. Il contesto resta incerto, soprattutto per gli effetti del conflitto in Medio Oriente, che alimenta rischi al rialzo per i prezzi e al ribasso per la crescita. Le nuove stime indicano un’inflazione più elevata, spinta dall’energia, e una crescita economica più debole, penalizzata da minori redditi reali e fiducia. L’istituto resta prudente, monitorando l’evoluzione globale per calibrare eventuali futuri interventi di politica monetaria.

Gran Bretagna, dati misti dall’occupazione a gennaio 2026.

Nel Regno Unito il mercato del lavoro mostra segnali contrastanti nei primi mesi del 2026. Il tasso di disoccupazione resta stabile al 5,2%, ma ai livelli più alti dal 2021, con un aumento dei disoccupati su base annua. Tuttavia, l’occupazione cresce moderatamente, sostenendo il tasso di partecipazione, mentre cala l’inattività. I lavoratori con doppio impiego rimangono stabili. L’occupazione dipendente registra un lieve incremento mensile, ma su base annua si osserva una flessione, con cali nel commercio e aumenti nei servizi sanitari. A livello territoriale emergono dinamiche divergenti. I salari continuano a crescere, ma a ritmo più contenuto: la crescita delle retribuzioni medie e settoriali rallenta, soprattutto nel settore privato, mentre quella pubblica si modera. In termini reali, l’aumento resta modesto. Infine, i sussidi di disoccupazione registrano un incremento, segnalando persistenti fragilità nel mercato del lavoro.

Eurozona, costo del lavoro stabile nel quarto trimestre del 2025.

Nell’ultimo trimestre del 2025 il costo del lavoro nell’area Euro è salito del 3,3% su base annua, un decimo in meno rispetto al trimestre precedente, ad indicare una situazione sostanzialmente stabile. Da segnalare come il costo della componente salari è cresciuto del 3%, in rallentamento di due decimi rispetto al rilevamento precedente. Netta accelerazione, invece, per la componente relativa agli altri costi, cresciuta del 4,4% su base annua, cinque decimi in più rispetto al trimestre precedente.

Stati Uniti, Philly Fed migliora oltre le attese a marzo 2026.

L’indice manifatturiero della Federal Reserve di Philadelphia ha registrato un ulteriore miglioramento a marzo 2026, salendo a 18,1, il livello più alto da settembre 2025 e ben oltre le attese. Si tratta del terzo mese consecutivo in territorio positivo, segnalando una fase di espansione del settore. Tuttavia, emergono dinamiche eterogenee: i nuovi ordini rallentano, mentre le spedizioni registrano un forte incremento. Le scorte aumentano lievemente e l’occupazione torna marginalmente positiva, pur indicando stabilità. Sul fronte dei prezzi si osserva una ripresa, con aumenti sia nei costi sostenuti sia nei prezzi di vendita. Le imprese restano complessivamente ottimiste sulle prospettive dei prossimi mesi.

Stati Uniit, vendite di nuove caso in frenata a gennaio 2026.

Le vendite di nuove abitazioni negli Stati Uniti hanno subito un brusco calo a gennaio 2026, diminuendo del 17,6% e raggiungendo il livello più basso dal 2022, segnando la contrazione più marcata dal 2013. Il dato contrasta con le attese di crescita e riflette in parte l’impatto delle severe condizioni climatiche invernali, che hanno limitato le visite degli acquirenti. Il calo è stato diffuso a livello geografico. Il rallentamento si è verificato nonostante il calo dei tassi sui mutui, evidenziando una domanda ancora fragile nel mercato immobiliare.

Foto di mailgk1

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