A dicembre l’inflazione nel Regno Unito è risalita al 3,4% su base annua, due decimi in più rispetto al rilevamento precedente e uno sopra le attese del mercato. L’accelerazione – la prima da luglio scorso – è dovuta sostanzialmente alle componenti più volatili del paniere, ed in particolare a bevande alcoliche e tabacco (su quest’ultima componente pesa l’aumento delle accise). In accelerazione anche i prezzi del settore trasporti, mentre l’inflazione sui servizi sale meno delle attese e si ferma al 4,5% annuo dal 4,4% precedente. Stabile, invece, la componente core che rimane sui minimi dal dicembre del 2024, al 3,2%.
Su base mensile i prezzi al consumo tornano a crescere dopo la frenata di novembre, ma in linea con le attese.
Pressioni in calo sul fronte dei prezzi alla produzione, con l’inflazione core degli input che si ferma al +0,8% annuo (-0,2% su base mensile, un decimo oltre le attese), mentre quella degli output rimane stabile al +3,4%.
Nel complesso si tratta di numeri che non dovrebbero disturbare più di tanto la banca centrale sulla strada verso un ulteriore taglio dei tassi nei prossimi mesi. Taglio che leggendo i dati del mercato del lavoro sembrerebbe auspicabile.
Indonesia, banca centrale lascia tassi invariati.
Nella prima riunione del 2026 la Bank Indonesia ha mantenuto il tasso di riferimento al 4,75% per la quarta volta consecutiva, in linea con le attese, per contenere l’indebolimento della rupiah nonostante segnali di rallentamento economico. La valuta si è deprezzata dell’1,53% rispetto a fine 2025. Dal settembre 2024 la banca centrale ha tagliato i tassi di 150 punti base, ai minimi da ottobre 2022, a sostegno della crescita. L’istituto prevede un’inflazione 2026 entro il target 2,5% ±1%, conferma le stime di PIL e lascia invariati i tassi sulle facility, mantenendo spazio per futuri tagli nel breve periodo monetario e finanziario domestico nazionale.
Stati Uniti, tasso sui mutui trentennali scende ancora.
Negli Stati Uniti, il tasso medio sui mutui a tasso fisso trentennale è sceso per la terza settimana consecutiva, attestandosi al 6,16% nella settimana al 16 gennaio, il livello più basso da settembre 2024, secondo la Mortgage Bankers Association. Questo calo ha stimolato un’impennata delle domande di mutuo del 14,1%, dopo un +28,5% la settimana precedente. Le richieste di rifinanziamento sono aumentate del 20,4% e l’indice di acquisto del 5,1%. Il 60% delle domande riguardava rifinanziamenti, con incrementi significativi tra prestiti convenzionali e VA, riflettendo anche un aumento della dimensione media dei prestiti.
Foto di PublicDomainPictures







