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Sondaggi PMI di marzo 2026: balzo dei costi su crisi in Medio Oriente

I sondaggi PMI di marzo 2026 registrano i primi effetti della crisi in Medio Oriente, con i costi di produzione che balzano sui massimi a tre anni per Eurozona, Australia e Gran Bretagna. Negli Stati Uniti rivisto al rialzo il costo per unità di lavoro, particolarmente pesante il dato per la manifattura.

I sondaggi PMI di marzo 2026 iniziano a registrare i primi effetti del conflitto in Medio Oriente, con un calo del ritmo di espansione delle principali zone economiche e soprattutto un forte balzo dei costi di produzione. Vediamo qualche dettaglio.

Australia. Dopo oltre due anni in zona espansione, il settore privato australiano ritorna a contrarsi. Il sondaggio PMI Composite scende a 46,6 punti, penalizzato dalla forte contrazione del settore servizi. Il forte calo della domanda penalizza le nuove attività, mentre le esportazioni – in ripresa – non riescono a controbilanciare. L’occupazione rimane in zona espansione ma con il ritmo di crescita più basso degli ultimi quattro mesi. La fiducia degli operatori scende sui minimi a 20 mesi e la motivazione la si può leggere in tutta la sua semplicità nella componente prezzi del sondaggio: i costi di produzione del settore servizi salgono ai massimi da tre anni a questa parte e il ricarico dei prezzi finali tocca il massimo da agosto 2023.

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Giappone. Il settore privato rimane in zona espansione per il 12° mese consecutivo, ma si registra il primo rallentamento da dicembre scorso. Perdono forza sia la manifattura che il settore servizi con la componente relativa ai nuovi ordini che scende sui minimi a tre mesi. L’occupazione rimane in espansione ma a ritmo più moderato, mentre la fiducia degli operatori scende sui minimi da 11 mesi. I prezzi? Quelli pagati dalle imprese per le materie prime salgono ai massimi ad un anno, mentre per il momento non si registrano effetti sui prezzi di vendita finali.

India. Peggior rilevamento da ottobre 2022 per il PMI composite indiano. Il settore privato rimane saldamente in zona espansione ma l’indicatore scende a 56,5 punti, peggio delle attese. Anche in questo caso è la guerra in Medio Oriente a generare incertezza e aspettative di inflazione, un mix che frena la produzione e la nascita di nuove attività. I nuovi ordini crescono al ritmo più basso da tre anni a questa parte, mentre i costi alla produzione salgono sui massimi a 45 mesi. I prezzi di vendita accelerano e toccano il massimo a 20 mesi.

Eurozona. Rallenta oltre le attese la crescita del settore privato nell’area Euro a marzo 2026. Il PMI Composite si ferma a 50,5, minimo da 10 mesi, oltre un punto in meno rispetto a febbraio e mezzo punto sotto le aspettative. Per la prima volta dopo otto mesi di espansione, i nuovi ordini tornano a contrarsi e l’occupazione rimane sotto la soglia dei 50 punti. La manifattura continua a migliorare sui segnali di stabilizzazione delle esportazioni, ma il settore servizi frena e si avvicina alla zona di stagnazione. Anche in questo caso la componente prezzi del sondaggio mostra plasticamente cosa stia succedendo con il conflitto in Medio Oriente: i costi di produzione salgono sui massimi da febbraio 2023, mentre quelli di vendita accelerano a ritmi che non si vedevano da febbraio 2024. La fiducia degli operatori scende sui minimi da quasi un anno, con una flessione seconda solo a quella verificatasi con scoppio della guerra in Ucraina.

Su base nazionale rallenta il settore privato tedesco, mentre quello francese rimane ancora una volta in zona contrazione.

Gran Bretagna. Settore privato ancora in zona espansione, ma al ritmo più basso da settembre scorso. Il PMI composite inglese si ferma a 51 punti, sotto le attese, con rallentamenti registrati sia per la manifattura, sia per i servizi. Inflazione, incertezza e aspettative di tassi di interesse ancora elevati sono la motivazione principale del rallentamento delle nuove attività. Anche qui la componente prezzi riassume tutto: costi di produzione sui massimi dal febbraio 2023, nel manifatturiero si registra il maggior incremento di costi da ottobre 2022 e la maggior accelerazione mensile da ottobre del 1992. Il trasferimento sui consumatori è ancora in divenire, ma il sondaggio registra un aumento della pressione anche sui prezzi di vendita.

Giappone, inflazione in calo a febbraio 2026.

A febbraio l’inflazione in Giappone rallenta per il quarto mese consecutivo e su base annua si ferma all’1,3%; minimo da marzo 2022. In netto calo le componenti più volatili (alimentare ed energia), mentre la componente core scende sotto il target della banca centrale e si ferma all’1,6%; un decimo sotto le attese. Sempre a febbraio 2026, su base mensile i prezzi al consumo in Giappone registrano il terzo mese consecutivo di deflazione, confermando il -0,2% dei due mesi precedenti.

Stati Uniti, report settimanale ADP conferma crescita occupazione.

L’occupazione negli Stati Uniti continua a crescere secondo il report settimanale curato da ADP. Nelle quattro settimane chiuse il 7 marzo scorso, in media, le aziende private statunitensi hanno creato 10 mila nuovi posti di lavoro a settimana; mille in più rispetto al rilevamento precedente.

Stati Uniti, produttività del lavoro rivista al ribasso per il quarto trimestre 2025.

Il dato definitivo sulla produttività del lavoro nell’ultimo trimestre del 2025 registra un incremento dell’1,8% contro il 2,8% della stima iniziale, minimo da inizio 2025 e ben al di sotto del dato del terzo trimestre dell’anno scorso. Numeri negativi per la manifattura che registra un calo di produttività del 2,5%, con un output in frenata del 2,8% e un -0,3% per quel che riguarda le ore lavorate. Il costo per unità di lavoro è cresciuto del 4,4%, con un +6,3% della componente salari. Nel manifatturiero l’incremento del costo per unità di lavoro tocca il 9,1%, massimo dal terzo trimestre del 2022.

Foto di THAM YUAN YUAN

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