La crisi in Medio Oriente ammacca la fiducia delle imprese tedesche. Nel mese di marzo 2026 l’indice Ifo è sceso a quota 86.4, peggior dato da febbraio 2025, anche se leggermente migliore rispetto alle attese del mercato. Ad essere penalizzate sono soprattutto le aspettative, il sottoindice scende a 86 punti dai 90,2 di febbraio e segnala le preoccupazioni degli imprenditori per gli effetti della crisi energetica sulla fragile congiuntura tedesca, al momento in timido recupero. La fiducia è scesa drasticamente in tutti i settori e in particolare in quello dei servizi dove il sottoindice torna in territorio negativo. Stabile, invece, la percezione della condizione attuale a 86,7 punti.
Australia, inflazione in rallentamento a febbraio 2026.
A febbraio l’inflazione in Australia è scesa al 3,7%, un decimo in meno rispetto al rilevamento precedente e alle attese del mercato. Su base mensile la variazione è stata nulla. Mentre l’inflazione alimentare continua a rimanere sostenuta, a febbraio si era registrato un sensibile rallentamento per quel che riguarda l’inflazione sui beni, in particolare grazie al calo della componente energia. Tempi andati, si potrebbe dire, visto quanto sta accadendo in Medio Oriente. L’inflazione trimmed mean, al netto delle fluttuazioni più forti, è scesa al 3,3%, ancora sopra il target della banca centrale ma un decimo sotto le attese del mercato.
Regno Uniti, inflazione stabile a febbraio 2026.
Il tasso di inflazione annuale nel Regno Unito si è mantenuto stabile al 3% a febbraio 2026, in linea con il mese precedente e con le aspettative. L’aumento più significativo è stato registrato nel comparto dell’abbigliamento, con prezzi in crescita dello 0,9%, primo incremento dopo quattro mesi, in parte dovuto all’introduzione delle collezioni primaverili. Anche i costi per abitazione e utenze hanno accelerato leggermente (4,6% rispetto al 4,5%). Al contrario, si è osservato un rallentamento in diversi settori: trasporti (2,4% dal 2,7%), complice il calo del prezzo medio della benzina, alimentari (3,3% dal 3,6%), ricreazione e cultura (2,5% dal 2,6%) e servizi di ristorazione e alloggio (4% dal 4,1%). L’inflazione dei servizi è scesa marginalmente al 4,3%. Su base mensile, l’indice dei prezzi al consumo è aumentato dello 0,4%, recuperando rispetto al calo di gennaio. L’inflazione core annua è salita leggermente al 3,2%.
Qualche segnale più interessante arriva dai prezzi alla produzione che nel mese di febbraio – quelli di input – sono cresciuti dello 0,8% su base mensile; tre decimi sopra le attese e massimo da gennaio del 2025.
Stati Uniti, prezzi delle importazioni in rialzo oltre le attese a febbraio 2026.
I prezzi delle importazioni negli Stati Uniti sono aumentati dell’1,3% a febbraio 2026, il rialzo più marcato da marzo 2022 e superiore alle attese di mercato (0,5%). L’incremento è stato trainato dai prezzi di carburanti e lubrificanti, cresciuti del 3,8% dopo il calo di gennaio, grazie soprattutto all’aumento dei prodotti petroliferi e del gas naturale. Anche le importazioni non energetiche hanno registrato un’accelerazione (+1,1%), sostenute da rincari diffusi tra beni capitali, forniture industriali, beni di consumo e settore automobilistico. Su base annua, i prezzi all’import sono saliti dell’1,3%, segnando il maggiore incremento da febbraio 2025.
Foto di wal_172619





