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Stati Uniti, gennaio 2026 sopra le attese per l’occupazione, ma il 2025 è stato un anno complicato

A gennaio 2026 l’occupazione negli Stati Uniti batte le attese con 130 mila nuovi posti di lavoro, ma il 2025 ha visto in media solo 15 mila assunzioni al mese. In Cina l’inflazione torna a rallentare a gennaio 2026.

Il mercato del lavoro statunitense si riscopre in salute e gela le aspettative di ribasso dei tassi da parte della Fed. Ma andiamo con ordine. A gennaio 2026 l’economia statunitense ha creato 130 mila nuovi posti di lavoro, in netta accelerazione dai 48 mila di dicembre e quasi il doppio rispetto alle attese del mercato. In netto aumento le assunzioni nel settore sanitario e nelle costruzioni. La manifattura ha creato 5 mila posti di lavoro, mentre il saldo è negativo per quel che riguarda l’amministrazione federale.

Il dipartimento del lavoro ha anche rivisto al ribasso i numeri complessivi del 2025, certificando che l’anno scorso è stato particolarmente avaro in termini occupazionali. Il totale dei nuovi assunti è stato di 188 mila unità, appena 15 mila nuove assunzioni al mese in media.

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La disoccupazione scende al 4,3%, con il tasso di partecipazione salito di un decimo al 65,5%. Il tasso di disoccupazione U-6, che comprende una base più ampia, scende di quattro decimi all’8% tondo.

Sul fronte dei salari si registra un incremento superiore alle attese su base mensile, mentre su base annua la crescita della paga oraria si conferma al 3,7%, un decimo sopra le attese.

Cina, a gennaio 2026 inflazione torna a rallentare.

Nel mese di gennaio 2026 l’inflazione in Cina è salita dello 0,2% su base annua, due decimi in meno rispetto alle attese e minimo da ottobre scorso. La componente core è salita dello 0,8%, quattro decimi in meno rispetto al riferimento precedente e minimo da sei mesi.

Il rallentamento è in parte frutto del base effect e in parte risultato del calo della componente alimentare (-0,7% da +1,1% di dicembre). I prezzi dei beni non alimentari sono saliti dello 0,4%, ritmo dimezzato rispetto al mese precedente.

Su base mensile l’inflazione è salita dello 0,2%, stesso risultato di dicembre ma un decimo sotto le attese del mercato.

Dai prezzi alla produzione continuano ad arrivare spinte deflattive. L’indice PPI rimane orientato al ribasso per il 40° mese consecutivo, seppur con la variazione negativa più bassa dal luglio del 2024. Su base mensile i prezzi alla produzione sono saliti dello 0,4%, il doppio rispetto a dicembre e il massimo da settembre del 2023.

Foto di mar lidia

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