Fine 2023 tra inflazione ed il ritorno dell’obbligazionario

Il 2023 è stato un anno nel quale si è parlato tanto di inflazione, e mentre questa perde momentum gli investitori cominciano a tornare sul mercato obbligazionario.

Nell’ipotetica classifica degli argomenti più discussi nel 2023 in economia quello dell’inflazione raggiunge sicuramente il podio. Anzi, potremmo spingerci a sostenere che occupa il primo gradino di questo particolare podio.

E di inflazione si continua ancora a parlare in queste settimane e lo si farà di sicuro anche nelle prossime. Oggetto dell’attenzione di analisti ed investitori è naturalmente il suo andamento da qui ai prossimi mesi. Gli ultimi dati ci suggeriscono che il livello dei prezzi sta continuando a scendere, ma lo sta facendo soprattutto grazie al forte ridimensionamento del costo della componente energia. I dati core, infatti, pur mostrando anch’essi segnali di rallentamento, rimangono su livelli ben al di sopra dei target delle banche centrali ed alcune sacche di resistenza, con prezzi ancora orientati al rialzo, si possono rintraccciare nel settore dei servizi.

A dare una spallata anche alla componente core potrebbe essere una forte diminuzione della domanda. Un evento che significherebbe qualche trimestre di patimento per la crescita economica. Non si tratta certo di un’ipotesi peregrina. In Europa è reale il rischio di entrata in recesione tecnica, mentre negli USA alcuni indicatori continuano a segnalare una possibile lieve fase recessiva nella prima parte del 2024.

Dalle banche centrali continuano ad arrivare dichiarazioni di estrema prudenza. Da un lato si ammette che la fase restrittiva di politica monetaria ha raggiunto la sua zona di massima potenza, dall’altra si avverte che la permanenza in questa zona potrebbe essere abbastanza lunga, senza escludere ulteriori piccoli aggiustamenti al rialzo. In aggiunta, però, si è ricominciato a parlare di politica monetaria che può tornare ad occuparsi anche di come accompagnare la crescita economica su un cammino di sostenibilità.

Gli investitori, dal canto loro, sembrano aver già battezzato la via da intraprendere. Negli USA i contratti swap indicano una potenziale riduzione dei tassi di interesse di un punto percentuale tondo entro la fine del 2024. Nell’Eurozona le indicazioni del mercato suggeriscono la possibilità di 3/4 tagli dei tassi da parte della BCE nel prossimo anno.

Nel mese di novembre, tra rallentamento dell’economia e inflazione in trend discendente, molti investitori hanno iniziato a rientrare sul mercato obbligazionario. La conseguenza diretta è un ritorno al nero degli indici obbligazionari. I Treasury a 10 anni sono tornati a rendere meno del 4.3% per la prima volta in oltre due mesi. Il Bloomberg Global Aggregate Total Return ha invertito la tendenza annua passando dal -3.4% di metà ottobre al +1.4% di questi giorni.

In un’ottica di breve termine il ritorno nel comparto obbligazionario potrebbe essere la scelta azzeccata, ma si tratta di una scelta che deve tenere in conto un elemento importante. Al momento, infatti, un ritorno a livelli di tassi molto vicini allo zero appare difficile, ed in uno scenario con tassi reali positivi la qualità degli emittenti su cui puntare sarà cruciale.

Illustrazione di Mohamed Hassan

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