Dai tassi al credito, la nuova variabile del 2024

Mentre le banche centrali continuano ad essere protagoniste in questi ultimi mesi dell’anno, le cose potrebbero cambiare nel 2024 con il mercato del credito a sostituire i tassi di interesse tra le grandi variabili sui mercati finanziari.

La settimana scorsa ha visto protagoniste ancora una volta la politica monetaria ed i governatori delle banche centrali. In Australia la RBA della neo insediata governatrice Bullock è tornata ad alzare i tassi di interesse dopo quattro mesi di pausa; negli USA il governatore della FED, J Powell, ha smorzato gli entusiasmi borsistici dichiarandosi non del tutto convinto che la stagione dei rialzi sia finita. Da un lato un’inflazione che si mostra più tenace del previsto e che si nasconde nel settore dei servizi, dall’altro il chiaro intento da parte dell’autorità monetaria statunitense di evitare che il gran lavoro fatto sino ad ora venga gettato alle ortiche dall’esuberanza dei mercati finanziari.

Ma i mercati, si sa, vivono di aspettative, e la loro naturale predisposizione a guardare un po’ più in là dell’orizzonte li spinge ad immaginare nuove opportunità e nuovi rischi per l’anno che verrà. In questo senso è interessante sottolineare due commenti raccolti dall’agenzia Bloomberg e che, con sfumature diverse, disegnano l’identikit di una nuova potenziale area critica per l’economia mondiale. E i tratti che emergono da questo disegno sembrano essere quelli del mercato del credito.

Andiamo con ordine. Mark Spitznagel è il fondatore e CIO della società Universa Investments, un fondo di investimento del tipo “tail-risk fund”, vale a dire di quelli specializzati nel proteggere i propri clienti nel caso di rovesci pesanti del mercato. Parlando di Stati Uniti, per Spitznagel la vera sfida per la FED deve ancora iniziare. Questo perchè sull’economia non si sono ancora spiegati tutti gli effetti negativi che un livello elevato dei tassi comporta e, in aggiunta, il mercato del credito dovrà fare i conti con l’assottigliarsi del bilancio della banca centrale attraverso il QT. Dai 9 trilioni di titoli in pancia nel 2022 si è passati agli attuali 7.9 trilioni. Un livello che è però ancora di quasi 4 trilioni superiorie a quello pre-pandemia. Spitznagel ritiene che la Fed avrà difficoltà con i suoi sforzi di stringere la politica monetaria e che la banca centrale potrebbe addirittura dover ricominciare ad allentare. E i futuri tagli rifletteranno l’incapacità dei mutuatari di sopportare a lungo costi di prestito più elevati dopo essersi gravati di debiti.

Per Mohamed El-Erian, presidente del Queens’ College di Cambridge, il 2024 vedrà le banche centrali non ricoprire più il ruolo di protagoniste principali e la scena sarà occupata da temi quali la crescita economica e l’offerta di debito pubblico negli USA. In sintesi dal rischio sui tassi di interesse si passerà al rischio di credito. El-Erian prevede che sia l’offerta di debito aziendale che governativo sarà un fattore chiave nel determinare i rendimenti. L’emissione al di fuori dei titoli di Stato è stata piuttosto bassa a causa della volatilità di mercato. C’è molta offerta potenziale, sia da parte del governo che da parte delle aziende, e ci sono dei punti interrogativi riguardo agli acquirenti.

Foto di Ahmad Ardity