Debito e pandemia, l’allerta della World Bank

La World Bank continua a monitorare l’andamento della quarta ondata di debito, sottolineando gli effetti amplificanti che la pandemia ha generato.

Nella nuova edizione del Global Economic Prospects la World Bank torna a parlare di debito ed in particolare della quarta ondata di debito che sta montando oramai dall’indomani della crisi finanziaria del 2009.

In questa onda crescente, capace di espandersi fino al 2019 con un tasso di crescita annua del debito totale pari al 7%, è improvvisamente confluito un nuovo massiccio fiotto di debito: quello creato in risposta alla crisi pandemica.

Scrive la World Bank che che nel 2020, l’anno della pandemia, il solo debito governativo è stimato in crescita del 9%, ed una accelerazione simile è prevista anche per il debito corporate. Facile prevedere che quel 230% del PIL globale – a tanto ammontava lo stock di debito totale alla fine del 2019, di cui solo quello governativo pari all’83% del PIL – sarà ampiamente superato nel 2020, aumentando le preoccupazioni per gli effetti che l’infrangersi di una tale ondata può avere sull’economia mondiale per almeno un decennio.

Se da un lato le banche centrali ed i governi nazionali hanno fatto tesoro delle precedenti onde di debito, regolamentando il settore ed irrobustendo le difese in caso di shock; dall’altro lato occorre ricordare la straordinarietà dell’intervento nei mesi della pandemia, ed il particolare scenario macroeconomico nel quale stiamo vivendo da almeno vent’anni, fatto di bassi tassi di crescita e di riduzione degli investimenti. Due elementi che il covid-19 ha, come sostiene la World Bank, esacerbato.

Sempre nel Global Economic Prospects, si stima che il PIL mondiale si sia contratto nel 2020 del 4.3%. Con una perdita, come calcola l’Economist confrontando il PIL 2020 con il suo andamento previsto in assenza di pandemia, di quasi 5.6 trilioni di dollari (un -6.6%). Questo implica, come ricordava anche l’FMI mesi fa, che anche la linea di crescita del lungo periodo si è spostata verso il basso.

Osserva, inoltre, il report di World Bank che l’utilizzo del debito può avere a sua volta conseguenze durature sulla crescita economica. Richiamando un precedente studio del 2017, l’organizzazione con sede a Washington ricorda come l’utilizzo del debito per finanziare progetti di miglioramento della produttività rende il debito stesso più sostenibile nel lungo periodo. Ma quando il debito viene utilizzato per obiettivi che non incrementano la produttività (la WB cita il finanziamento del settore costruzioni o di misure di favore per l’industria domestica), allora la massa di debito diventa notevolmente più rischiosa e meno sostenibile nel lungo periodo.

Nella “concitazione pandemica” quel flusso monstre di sostegno al credito – pari al 40% del valore delle manovre fiscali approntate dai governi delle economie avanzate ed emergenti – rischia di aver allungato la vita ad una schiera di zombie firms, totalmente incapaci di creare ricchezza e prime indiziate, nel momento in cui i tassi torneranno a salire, di scatenare una nuova pesantissima crisi finanziaria.

Foto di Roger Mosley

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