Value o Growth per il prossimo anno?

Value o Growth per il prossimo anno? Complice la rotazione di portafoglio delle ultime settimane, molti si sono posti la domanda.

Investire preferendo azioni cicliche, dai fondamentali solidi ma con prospettive di crescita limitate (value), oppure puntare su azioni dalle quotazioni superiori al loro attuale fair value, ma con notevoli aspettative di utili nel futuro (growth)?

Nelle ultime settimane, complice una rotazione di portafoglio che ha riportato in auge azioni di società mature, capaci di trarre beneficio dalla prima fase di ripresa del ciclo economico, alcuni analisti hanno iniziato ad ipotizzare che il trend di lungo periodo tra azioni Value e Growth possa invertirsi. E la domanda che fa da titolo a questo post ha cominciato a girare.

I dati raccolti da Morningstar su novembre 2020 per l’azionario europeo ci dicono che lo stile Value è cresciuto, rispetto ad ottobre, del 25%, contro un +10% dello stile Growth. Resta significativo, però, il dato a 3 anni, con le azioni Growth che hanno segnato un guadagno del 91% contro un -7% dei titoli value.

Per Invesco la “sfida” tra Value e Growth non sembra molto interessante. Secondo il gestore americano meglio focalizzarsi su un’altra sfida, quella tra azioni e gli altri asset, con il mercato azionario che parte in vantaggio, se non altro per tre fattori: l’arrivo dei vaccini, lo scemare dell’incertezza legata alle elezioni statunitensi e, ultimo ma non ultimo, un atteggiamento dovish della Fed che – salvo cataclismi – non dovrebbe cambiare nel corso dei prossimi 12 mesi.

Ronald Zibelli (CFA – Invesco) fa notare come, in fondo, nella seconda metà del 2020 sia le azioni stile Value che quelle Growth abbiano ben performato, con le azioni Value leggermente più redditizie tra le small e le mid cap. In fondo è storicamente normale che alcuni settori, come il finanziario e l’energetico, traggano vantaggio dall’evidenziarsi dei primi segnali di ripresa economica. Con i finanziari osservati speciali, in molti casi gonfi di liquidità pronta da ridistribuire sotto forma di dividendi una volta superato il ban pandemico. Risulta però altrettanto ragionevole pensare che settori come il farmaceutico (che rientra tra quelli Growth) possa beneficiare – anche nel breve – di ritorni positivi derivanti dallo sviluppo di nuovi vaccini e cure per il covid-19. E non si può ignorare che molti dei piani statali di recovery post pandemia stanziano ingenti fondi sulla digitalizzazione, altro argomento che ha molto a che fare con i titoli Growth.

In definitiva una vera presa di posizione tra Value e Growth non sembra esserse necessaria o dirimente per le sorti dei portafogli azionari nel prossimo anno. Anzi, la compresenza di azioni appartenenti ai due stili può risultare un buon fattore di diversificazione. Magari, se la storia conta qualcosa, si potrebbe sovrappesare il Value nelle prima fase di ripresa del ciclo economico e puntare un po’ di più sul Growth nel momento di espansione della congiuntura.

Foto di PixxlTeufel

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