Alla scoperta degli ANTs, gli ETF “non trasparenti”

Il mondo degli ETF è sempre in fermento. Negli ultimi mesi si registra un crescente interesse per una nuova tipologia di “fondi indice”, gli ANTs.

Active Non-Trasparent ETFs, acronimo ANTS, sono una delle ultime famiglie di ETF arrivati sul mercato e, stando ai numeri di etfdb.com, sembrano riscontrare già un certo favore tra il pubblico degli investitori.

Ma di cosa stiamo parlando? Si tratta di strumenti del tutto simili ai tradizionali Exchange Traded Funds; sono caratterizzati da una gestione attiva e – questa la differenza principale – non sono soggetti all’obbligo di dichiarare giornalmente la composizione del loro portafoglio. Tale comunicazione per gli ANTs ha cadenza trimestrale. Questo piccolo particolare, da cui la definizione di “non-transparent”, permette al gestore del fondo di effettuare le proprie strategie di stock picking senza doverle svelare al mercato praticamente in tempo reale.

Questa caratteristica, unita alla consueta bassa incidenza dei costi di gestione, rende questi strumenti una valida alternativa ai Fondi Comuni di investimento a gestione attiva.

Per dare al mercato un’informazione accurata del proprio valore (ossia una discrepanza minima tra prezzo e NAV ed il contenimento degli spread tra lettera e denaro), gli ANTs possono investire solo su mercati che siano operativi negli stessi orari di contrattazione dell’ETF. In pratica un ETF ANTs sull’azionario quotato negli USA potrà investire solo in azioni quotate nei mercati statunitensi. Una limitazione non di poco conto, specie se consideriamo che si sta parlando di una gestione attiva.

Stando ai dati etfdb.com, i 10 ANTs presenti sul mercato USA hanno un patrimonio in gestione di 330 milioni di dollari. I due ANTs lanciati a giugno da American Century hanno raccolto, da soli, 182 milioni di dollari; una cifra ragguardevole per uno strumento così giovane.

Gli investitori sembrano colpiti dalla possibilità di avere una gestione attiva unita a commissioni contenute e ad un vantaggio fiscale rispetto ai fondi comuni di investimento (vantaggio che però sembra inferiore rispetto a quello ottenibile con gli etf tradizionali).

Per l’industria finanziaria un nuovo strumento per attirare investitori e generare commissioni, strutturalmente più basse rispetto ai fondi comuni ma sicuramente più generose di quelle ottenibili con gli ETF tradizionali.

Foto di dawnfu

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